Requiem per Terezìn

Requiem per Terezìn

di Paola Caramadre

Requiem

Copertina Requiem per Terezìn

Non vi racconterò della più grande truffa della propaganda nazista e nemmeno dei disegni dei bambini di Terezìn. Non vi racconterò del dolore, della tragedia, non vi racconterò della domanda “dov’è dio?” e nemmeno della sconfitta dell’umanità.

Per il giorno della memoria vorrei raccontare un’altra storia, una storia di riscatto, una storia dove le vittime non sono una moltitudine schiacciata e oppressa, senza nome né volto. Vi racconterò, invece, una storia beffarda, dove le vittime sanno di essere tali e sanno come rappresentare se stesse. Forse, in qualche angolo remoto, so che potrebbe non essere la Verità, ma una verità putativa e so anche che il finale è tragico, eppure, nessuna storia riemersa dalla tragedia della Shoah ha la stessa forza di quella dell’orchestra di Terezìn, ghetto costruito nelle fortezze maggiore e minore della città omonima nell’attuale Repubblica Ceca.

L’arte è una forma di riscatto, ogni espressione artistica racchiude in sé la possibilità di immaginare altri mondi. Anche dentro l’orrore. Rafael Schächter, pianista e compositore cecoslovacco, tentò l’inammissibile: formare un’orchestra e portare in scena, davanti agli alti funzionari delle SS, il Requiem di Giuseppe Verdi. In una partitura che inverte i tempi e le sequenze e diventa un atto d’accusa, una vendetta musicata diretta agli aguzzini.

Il Dies Irae? Assume un altro significato se intonato da un coro di ebrei che ha un solo intento:

«Canteremo ai nazisti quello che non possiamo dire loro».

L’obiettivo di Schächter è chiaro, “anche la cultura può essere vendetta” ed è così che la sua orchestra malconcia, di artisti di grande levatura ridotti a ombre umane, “canta” la propria vendetta all’azzimato pubblico degli ufficiali nazisti. Tutti sanno cosa sta per accadere, tranne loro, gli alti ufficiali delle SS che non comprendono, non sanno leggere dentro i volti e le voci che intonano il Dies Irae e applaudono pensando addirittura in una forma di piaggeria. L’esperienza dell’orchestra di Schächter è narrata da Josef Bor nel romanzo Requiem per Terezìn pubblicato nel 1963.

Un romanzo? Non proprio. L’autore è un testimone sopravvissuto all’orrore e alla deportazione nei campi di concentramento ed è uno dei pochissimi rimasti in vita del ghetto di Terezìn.

Un commento:

  1. Grazie, Paola Caramadre, per segnalarci questo libro e per ricordarci che bellezza e cultura sono armi potenti, senza spargimento di sangue. Per questo le dittature e i regimi solo apparentemente democratici le disprezzano e ostacolano. Quale migliore resistenza, allora, che appropriarci di tutto ciò e fare in modo che tutti ne siano partecipi?

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