“Olocausto: la memoria nella musica”

“Olocausto: la memoria nella musica”

di Chiara Minutillo

Olocausto

27 gennaio. Giornata della memoria. Milioni le persone sterminate nei campi di concentramento. Ogni anno, il cinema e la televisione offrono nuove pellicole sul tema Olocausto. Lo stesso dicasi dell’industria letteraria.
È un po’ più difficile, invece, trovare nuove produzioni musicali. In realtà, spulciando anche nei decenni passati, sono poche le tracce direttamente riconducibili all’argomento. Come per gli amici, però, anche per queste canzoni vale il detto “poche, ma buone”.
Ecco di seguito, quindi, una breve selezione di testi, italiani e non, di artisti che, con la loro arte e la loro poesia hanno voluto ricordare un capitolo della storia che non è possibile dimenticare, che non si deve dimenticare.

Auschwitz – Francesco Guccini

È forse la canzone più nota, almeno in Italia, sull’Olocausto. Scritta nel 1967 e conosciuta anche come la Canzone del bambino nel vento, Auschwitz ha un piccolo protagonista che, in prima persona, narra la sua breve storia.

Son morto con altri cento

Son morto ch’ero bambino,

Passato per il camino

E adesso sono nel vento.

Deportato nel campo di concentramento, il bambino viene subito ucciso. Di lui non rimane altro che polvere. Non c’è un nome che lo identifichi. Per i suoi assassini, è solo un bambino tra tanti.

Eppure, nella sua mente non c’è solo la domanda “perché è successo a me?”. Nella sua giovane mente, il bambino pensa anche a chi verrà, a quando l’uomo smetterà di uccidere.

Io chiedo come può un uomo

Uccidere il suo fratello

Eppure siamo a milioni

In polvere qui nel vento.

[…]

Io chiedo quando sarà

Che l’uomo potrà imparare

A vivere senza ammazzare

E  il vento si poserà.

Trains of no return – Ofra Haza

Spesso, in musica, letteratura e anche nell’industria cinematografica, il viaggio in treno ha una valenza simbolica. Nel brano della cantante israeliana Ofra Haza, scritto nel 1992, però, non si parla di una qualsiasi gita di piacere.

We need the rain

To wash the trains.

Endless nights.

Tortured days,

Trains of no return.

I treni di cui parla Ofra Haza sono quelli hanno condotto milioni di ebrei ai campi di concentramento. Treni che portavano in un viaggio di non ritorno. Le notti parevano senza fine, i giorni erano delle vere e proprie torture. Solo il potere purificatore della pioggia potrebbe ripulire quei treni dell’orrore.

La canzone di Ofra Haza, dal ritmo orientaleggiante, è una sorta di lunga preghiera. Non solo diretta a Dio.

Don’t let them grow again,

Oh no, not again!

Don’t let them roll again,

The trains of no return.

Numeri da scaricare – Francesco De Gregori

Nato nel 2005, anche questo brano utilizza l’immagine dei treni che trasportano prigionieri denutriti e increduli.

Sai che cosa c’è?

Non c’è niente da vedere su quel treno.

Sai che cosa c’è?

Non c’è niente da guardare dal finestrino.

Solo madri senza latte

E cenere dal camino.

Se non guardi, non puoi renderti conto del male che ti circonda. Non puoi accorgerti del male delle tue azioni. La domanda che per decenni ci si è posti: possibile che nessuno vedesse?

Puoi pure non guardare

Ma è impossibile che non vedi.

This train revised – The Indigo Girls

In mezzo a tante canzoni che parlano di Olocausto, poche sono quelle che ricordano anche le altre vittime della furia nazista. Non solo ebrei, quindi, ma anche zingari, omosessuali e tanti altri.

The train revised è una canzone folk rock che ci ricorda proprio questo. Stipati su quei treni, tra sporco e puzza di morte, c’era chiunque non corrispondesse a un folle standard.

È un brano secco, duro, in un certo senso cruento, che ci ricorda come, quelle persone, non avessero nulla di strano. Nulla di diverso. Erano persone comuni, con un lavoro e una vita normali.

Here is a dancer
Who has no legs
Here is a healer (here is a teacher who has no face)
Who has no hands (here is a runner who has no feet)
Here is a thinker (here is a builder who has no back)
Who has no head (here is a writer who has no voice)
These are the questions (these are the answers)
Stacked like wood

Il carmelo di Echt – Franco Battiato

Edith Stein, filosofa ebrea convertita al cattolicesimo, divenne suora carmelitana. Assunse il nome di Teresa Benedetta della Croce. Ma nel caso degli ebrei, non era la religione il problema principale. Era la razza che non andava bene.

I mattini di maggio riempivano l’aria
i profumi nei chiostri del carmelo di Echt.
Dentro la clausura qualcuno che passava
selezionava gli angeli.
E nel tuo desiderio di cielo una voce nell’aria si udì:
gli ebrei non sono uomini.

Edith Stein venne portata via dal convento e deportata, come milioni di altri, a Auschwitz, dove morì, nella camera a gas il 9 agosto 1942.

Story of Isaac – Leonard Cohen

Questo brano del 1969 parte, concettualmente parlando, dal sacrificio di Isacco. Mossi da una ideologia, da un semplice schema, i nazisti diedero vita all’Olocausto.

You who build these altars now
To sacrifice these children,
You must not do it anymore.
A scheme is not a vision
And you never have been tempted
By a demon or a god.
You who stand above them now,
Your hatchets blunt and bloody,
You were not there before,
When I lay upon a mountain
And my father’s hand was trembling
With the beauty of the word.

With God on our side – Bob Dylan

Nel 1964, Dylan scrisse un brano profondamente provocatorio. Passando in rassegna molte guerre, citando l’Olocausto con i sei milioni cotti nei forni (though they murdered six million, in the ovens they fried), Dylan semplicemente si chiese: come è possibile che, a ogni sterminio, Dio sia dalla nostra parte?

Tho many a long hour I’ve thought on this
That Jesus Christ was betrayed by a kiss
But I can’t think for you, you will have to decide
Whether Judas Iscariot had God on his side
And now as I leave you, I’m weary as hell
The confusion I’m feelin’, there ain’t no tongue can tell
The words fill my head and drop to the floor
That if God’s on our side, he’ll stop the next war.

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