“Myosotis. Insieme, vita dopo vita” di Elisa Staderini

“Myosotis. Insieme, vita dopo vita” di Elisa Staderini

Recensione di Lisa Molaro

Elisa Staderini

Un paio di giorni fa ho terminato la lettura di questo primo romanzo di Elisa Staderini e, lo ammetto, ho sentito la necessità di lasciar sedimentare le mie impressioni.

Più vortici fuso in uno solo.

Più storie a formarne una sola, grande, eterna.

Mosse da un sentimento d’amore, le dite di un ragazzo infilano dei piccolissimi “non-ti-scordar-di-me” fra i capelli dell’innocenza.

Sapete cosa significa, in greco, Myosotis? Con questo termine si indica un genere di fiori che annovera al suo interno una cinquantina di specie diverse, alcune delle quali conosciute con il nome più comune, nostro, non ti scordar di me.

Non ti scordar di me, vita dopo vita.

Non mi scorderò di te, vita dopo vita.

Due frasi semplici, forse banali, che possono essere pronunciate in un soffio di voce innamorata o rancorosa.

Elisa Staderini, con una competenza e una bravura indiscussa, mi ha fatto viaggiare attraverso i limiti spazio-temporali.

Sono entrata, grazie alle pagine del suo libro, dentro tante vite e, al tempo stesso, dentro poco più di una manciata di loro.

Firenze, anni 2000.

In testa confusione, ansia e stress. È a capo di una redazione e le sue giornate vengono scandite dalla stesura di articoli, riunioni, appuntamenti di lavoro. È una donna sempre preparata, sempre allerta, sempre irrequieta. Non si permette mai il lusso di rallentare. Lei è Elena.

Isola di Creta, 1605 a.C.

Aromi di corbezzoli che, seguendo la scia della brezza marina, si insinuano tra la bianca schiuma dell’onda che bacia la sabbia calda della spiaggia; tronchi secolari, di ginepro, che allungati verso il mare paiono desiderare la capacità di spiccare il volo dalla scogliera. Un vento che spettina i cespugli di rosmarino, di mirto oppure i capelli in cui si desidera infilare dei piccolissimi fiorellini blu.

Lei, lei si chiama Kulia.

Era bella, sbarazzina, pareva una ninfa.

Era pura, era ingenua e chiedeva solo di essere felice…

Radda in Chianti, 1305.

Maria si accarezza dolcemente il grembo, mentre monta il burro nella zangola. Nel frattempo sua figlia volge il suo sguardo ai fratelli maschi, quelli che possono arrampicarsi sugli alberi, andare in città, giocare persino alla lotta. Lei non può, non son giochi da femmine! Lei può passare le giornate cucendo per tutti, mungendo le capre, governando le galline; può recarsi al torrente a lavare i panni o badare ai mocciosi di casa.

Lei si chiama Fiore ed io ho amato il suo nome tanto quanto ho amato il suo personaggio.

Figlia di mezzadri. Figlia di gente povera. Figlia della miseria in tasca ma anche della ricchezza più bella nel cuore.

Fiore, figlia della famiglia.

Firenze, 1605.

Me la immagino con la pelle diafana, bella, anzi… bellissima.

È colta, china sui libri che suo padre, andando contro alle regole del periodo, le permette di studiare . È figlia di un uomo intelligente e buono. Si chiama Bianca ed è la giovanissima signora della casa. Da quando la madre ha abbandonato la famiglia, lei viene chiamata contessa. Con il padre, lei parla di Dante, di Aristotele, di Virgilio o di Boccaccio.

Bianca legge in modo bulimico, è ingorda di conoscenza e di sapere. Bianca vuol essere libera di pensare con la propria testa.

Tre donne, tre vite distanti nel tempo.

Tre donne, tre vite vicine nell’anima.

Elisa Staderini ha uno stile narrativo fluido, scorrevole e affascinante; ogni singola parola è stata cercata con cura. Calarmi nelle vite delle sue protagoniste di carta, è stato facile e, a tratti, emotivamente molto forte.

Moltissimi i temi trattati, molti i problemi che hanno bruciato la pelle e l’anima di persone che hanno attraversato la Storia, per giungere al compimento, forse, finale.

Moltissimi gli spunti di riflessione all’interno di un romanzo non paragonabile ad un grande calderone in cui gli ingredienti si mescolano alla rinfusa, bensì ad una grande giara dentro cui ogni singolo ingrediente trova motivo di essere.

Vita dopo vita…

 

Non lo nascondo, quando ho letto la presentazione dell’autrice, ho sperato che il libro non fosse uno dei tanti scritti da sedicenti santoni invasati.

La spiritualità, l’animismo, sono temi delicati che, personalmente, amo sviscerare da sempre. Avevo timore di incappare in parole basate su troppa aria… spero di essere stata chiara.

Invece, fin dalle primissime righe, ho capito che non era questo il caso.

Elisa Staderini ha creato un arazzo magnifico, tessuto con filati talmente reali da sembrare tangibili attraverso i secoli.

Srotola… srotola… il filo rosso sangue si contrappone al bianco immacolato della neve sotto il cipresso.

Scomponi… scomponi… arrivi all’atomo.

Scomponi… scomponi… senti quella piccolissima particella luminosa, che ha attraversato con tenacia il tempo. La senti, senti soffiare, ancora, la vita.

Io lo credo da sempre: le coincidenze non esistono.

Potrei andare avanti a parlare di questo libro ancora per molto tempo; potrei intavolare molte discussioni spinta da certe tematiche suggerite all’interno del libro. Ma questa è una recensione e non voglio perdermi dentro meandri di parole infinite…

Lo consiglio, sì, lo consiglio caldamente a chi vuol passare qualche ora piacevolmente immersa dentro la lettura di un romanzo a tutto tondo, capace di lasciare una scia di pensiero nell’aria, un profumo, un ricordo, una domanda, una ricerca, un dubbio…

 

“Chiama il mondo, ti prego, “la valle del fare anima”,

allora scoprirai a che serve il mondo.”

John Keats.

 

Sinossi:

A metà strada tra l’autobiografia e il sogno, il romanzo si muove lungo un binario che attraversa la linea del tempo per raggiungere il presente. Quattro sono le vicende che, ambientate in epoche diverse, si alternano e si intrecciano per dare ai personaggi nuova vita e strumenti utili a risolvere gli antichi attriti. Attraverso il trascorrere dei secoli e il cambio di ruolo nelle relazioni, dalla lontana Creta minoica a una Toscana medievale, passando dalla Firenze barocca, si apre davanti ai protagonisti un cammino nella consapevolezza, che li aiuterà a sanare le ferite dell’anima con l’arma più potente, l’amore. Colui che ha tolto la vita saprà restituirla e l’assassino diventerà padre della sua stessa vittima.

Titolo: Myosotis. Insieme, vita dopo vita
Autrice: Elisa Staderini
Editore: PSEditore (7 dicembre 2016)

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