“Moshi moshi” di Banana Yoshimoto

“Moshi moshi” di Banana Yoshimoto

Recensione di Chiara Minutillo

moshi moshi

Lo stato di prostrazione che seguì la perdita di mio padre non fu per niente violento. Il dolore che provavo somigliava a un pugno che il mio corpo riceveva lentamente. Ogni volta mi accorgevo che penetrava un po’ più a fondo e cercavo in qualche modo di rialzare la testa. Diventai più razionale, mentre fisicamente avevo l’impressione di essere un po’ più solida e piccola. Per difendermi, cominciai a immergermi sempre più nei miei peniseri.
Fiori, luce, speranze e divertimenti presero tutt’a un tratto ad apparirmi lontani, chiusa com’ero in un’oscurità ostile, cupa e profonda. Lì dove mi trovavo, solo quella forza feroce in fondo al mio stomaco aveva un significato, mentre le cose belle e lievi non avevano spazio. Immersa nell’oscurità mi sforzai il più possibile di muovermi, respirare e tenere gli occhi fissi su ciò che avevo davanti. Così facendo, alla fine, tornai a vedere anche la luce. Ma non solo la luce.
L’oscurità era sempre lì, persisteva con la sua ostilità feroce e selvatica
Si aprì uno spiraglio e fui in grado di comprendere, in parte, la bellezza delle sue oscillazioni.

É possibile che il tempo scorra, attorno a sé, mentre dentro rimanga tutto immobile? Giorni e notti si susseguono, in maniera automatica.

Ci si alza, si respira, si vive, si lavora, a volte ci si scorda di mangiare e poi si va a dormire. Una quotidianità normale, comune, uguale a tante altre. Uguale a ciò che è sempre stato, eppure così diversa dalla vita condotta fino a poco prima.

Yoshie ha perso il padre da due anni.

Un apparente doppio suicidio: lui e la probabile amante sono stati trovati morti in una macchina nel bosco. Da allora, la ragazza vive, senza rendermene conto, in una sorta di limbo, fatto di rimpianti, rabbia, incredulità, tristezza e rimorsi.

Fino al giorno in cui sua madre si presenta a casa sua, decisa a condividere lo stesso appartamento. Sarà molto più di una normale convivenza. Madre e figlia passeranno attraverso le stesse fasi, sostenendosi a vicenda, in un lungo percorso di rielaborazione del lutto.

Moshi Moshi, che significa “Pronto?” al telefono, è un romanzo scritto da Banana Yoshimoto. Autrice giapponese nota anche per la delicatezza della sua scrittura, la Yoshimoto trasporta in un mondo dove il tempo sembra davvero essersi fermato.

Sono passati due anni dalla morte del padre, eppure Yoshie lo vede in sogno, mentre parla al telefono con lei. La madre di Yoshie, invece, ne percepisce la presenza nella loro vecchia casa.

Tutto ciò ha un solo significato.

L’uomo non è riuscito a raggiungere il Nirvana, la sua anima non si è completamente staccata dal corpo mortale. Qualcosa lo trattiene, dei conti in sospeso che, finché non saranno regolati, non gli daranno pace.

Il limbo in cui vive il defunto, quindi, diventa il limbo di Yoshie e sua madre. Moshi Moshi, quindi, non è altro che la delicata ricostruzione di ciò che avviene quando si subisce uno shock. La morte letterale dell’uomo diventa la morte simbolica di Yoshie e sua madre. Il limbo in cui vive l’anima diventa il limbo delle due donne. Manca un solo passaggio, l’ultimo. La rinascita.

Banana Yoshimoto conduce attraverso uno dei pochi percorsi della vita che funziona al contrario. Parte da una fine per arrivare a un inizio.

Il tutto condito da una scrittura piena di introspezione, densa di armonia. La narrazione così dolce e eterea che il tempo sembra cristallizzarsi. È come se nulla si muovesse, come se tutto rimanesse stabile. Invece, ogni cosa cambia, tanti sono gli sconvolgimenti e altrettante le rivelazioni.

Moshi Moshi è un libro che incanala sentimenti e emozioni, trasferendoli al lettore. È un romanzo che si legge con la stessa leggerezza della sua narrazione, lasciando le riflessioni a dopo, a quando i pensieri dei suoi personaggi saranno stati immagazzinati.

Moshi Moshi funziona così. Yoshie si trasforma in una sorta di alter ego personale, quasi un’estensione della nostra persona. Attraversiamo con lei quel limbo che tanto spaventa è che, invece, altro non è che il preludio di una meravigliosa rinascita.

Se qualcuno mi avesse domandato cosa avevo fatto in tutto quel tempo, non avrei saputo cosa rispondere. Mi sembrava solo di aver sognato. Qualcosa mi aveva trascinato, forse la semplice idea di non poter stare senza fare niente. Affannosamente, priva di una meta, ma ero riuscita a fare qualcosa. Mi ero accorta che la vita continuava, e nel frattempo mi ero fermata in un posto dove riprendere fiato senza caricarmi di pesi ulteriori. Ero felice che quel posto fosse proprio Shimokitazawa.

Sinossi

Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l’aria di essere stato un doppio suicidio d’amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall’atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all’improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita.Moshi moshi – “pronto” al telefono – è il racconto di una rinascita, la favola delicata e struggente della vita di un quartiere, la storia di una madre, di una figlia, di un grande dolore e di qualche piccola felicità inattesa.

Autore: Banana Yoshimoto

Titolo: Moshi Moshi

Editore: Feltrinelli

Anno: 2014

Pagine: 206

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