Il due di spade

Il due di spade

di Marina Fichera

Rumore di lame di spade che si incrociavano, veloci e stridenti. Avvicinandosi dalla strada alla palestra di scherma, ospitata nell’umido seminterrato di una parrocchia, si sentiva quello strano, affascinante, rumore.

Quando arrivai alla mia prima lezione di spada mi accolse un vecchio maestro. Era alto, dritto, barba bianca, mi guardò e mi disse  “Potevi pensarci prima!”. Bell’accoglienza, pensai, con tutto quello che mi costa questo corso di scherma! Avevo ventisette anni non ancora compiuti, mica quarantotto! Poi capii.

La scherma è uno sport nobile, antico, in cui gli atleti italiani trionfano a livello mondiale da sempre.

Uno sport che non ha senso se non praticato a livello agonistico, per questo è meglio iniziare a praticarlo da molto giovani. Io non avevo alcuna intenzione di agonizzare con la scherma, e lui, vecchio maestro barba bianca, lo aveva intuito subito. Non avrei combinato nulla di utile con la spada, secondo lui, ma a me non interessava affatto la questione. Ero curiosa, e poiché mi piace trasformare in pratica ciò che è oggetto del mio interesse, avevo preso spada, maschera e passante usati, affittato la divisa, comprato il guanto imbottito – unica cosa nuova tra tutta l’attrezzatura – e mi ero iscritta a un corso annuale per provare il brivido antico della scherma.

Indossare la pesante divisa bianca sotto cui far scorrere il passante – un lungo cavo con un filo elettrico all’interno – che collegava la scintillante spada al segnapunti, il guanto imbottito e la maschera e salire poi sulla pedana era, ogni volta, un’emozione potente.

Onore, lealtà, ambizione, sfida, superamento dei propri limiti.

Quando sei lì, con la spada in mano, e stai per indossare la maschera, tutti questi concetti è come se fossero intorno a te, a farti da spettatore. Li vedi, li senti. Ti circondano con un silenzioso brusio di approvazione. Il duello è con il tuo avversario ma anche contro le tue paure.

Dalla scherma presi un bel due di picche o meglio, un due di spade. Ero una vera schiappa, in tutto l’anno duelli ne vinsi davvero pochi. A dirla tutta tornavo spesso a casa che sembravo un dalmata. Piena di piccoli lividi dovuti alle stoccate che mi colpivano, impietosamente, su tutto il lato destro del corpo. Forse per questo smisi a fine anno e tempo dopo mi iscrissi, con maggior successo, a un corso di kick boxing.

Ma questo è un’altro amarcord.

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