Terra perduta di Ann Moore

“Terra perduta” di Ann Moore

recensione di Sabrina Corti

C’è una terra che, nell’immaginario collettivo, è considerata la terra fertile, la terra dai colori vivaci, la terra per eccellenza: l’Irlanda.

Ma questa terra meravigliosa non è sempre stata fertile, nè madre, nè benigna.

Contea di Cork: 1844.

Gli O’Malley discendono da una famiglia un tempo tenutaria di grandi possedimenti terrieri. Ma la loro fortuna ha subito una brusca inversione di marcia quando, con la sconfitta di Giacomo II, gli Irlandesi passano sotto il dominio inglese perdendo ogni proprietà.

Patrick O’Malley è ora fittavolo dei Donnelly, signori inglesi, che pretendono denaro e prodotti agricoli, principalmente patate: l’oro irlandese.

Siamo nel sud dell’Irlanda e Patrick O’Malley vive qui, nella sua casa di pietra con il tetto di paglia, con la suocera e i figli, e dieci acri di terreno coltivati a patate.

 

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Patrick O’Malley è un irlandese orgoglioso, lavoratore, schiena china sulla terra, gli occhi rivolti a Dio. Patrick ha perso l’adorata moglie Kathleen, annegata nel tentativo disperato di salvare uno dei suoi figli.

Il primo sentimento che affiora in questo meraviglioso romanzo storico di Ann Moore è l’amore che Patrick prova per la moglie.

È un sentimento che emerge continuamente. Un amore misto a riconoscenza e devozione. Una delicata ma tenace rappresentazione dell’amore eterno tra moglie e marito.

Kathleen non appare mai nel romanzo come figura presente fisicamente, se non per narrarne la morte, ma l’immagine femminile materna che Kathleen incarna, aleggia nelle pagine come la rappresentazione ideale della madre di famiglia.

Non solo madre e moglie ma contabile domestica riservata e laboriosa.

La casa degli O’Malley è ora priva della figura materna ma Grace O’Malley raccoglie istintivamente l’eredità di sua madre.

Grace. Un turbinio di colori sul suo volto: chioma rossa, occhi azzurri e gote chiare.

La sua anima paragonabile al clima d’Irlanda. La forza del mare in tempesta, la dolcezza delle colline, la speranza delle sue verdi distese, la resistenza delle sue rocche antiche.

Grace dalla madre non solo ha ereditato l’aspetto fisico e il carattere ma anche l’intraprendenza, il vedere oltre.

E quando la carestia fa capolino, a Patrick O’Malley non resta altra scelta che sacrificare Grace.

Durante la festa di San Giovanni, l’ingelse Donnelly, vedovo già due volte, e proprietario dei terreni di cui gli O’Malley si curano, mette gli occhi su Grace e ne chiede la mano.

È l’unica speranza per gli O’Malley di sopravvivere.

Grace non si ribella. Sa che non vi è altra scelta, sebbene il suo cuore vada in ben altra direzione.

La sopravvivenza degli O’Malley dipenderà dalla sopravvivenza di Grace, legata ad un uomo che non fa mistero dell’odio per il popolo irlandese.

L’educazione e la forza interiore di Grace consentiranno alla famiglia O’Malley di sopravvivere nonostante il prezzo altissimo pagato dalla protagonista del romanzo.

La vita di Grace e della famiglia O’Malley, tra la Contea di Cork e Dublino, negli anni della grande carestia irlandese.

Tra le altre cause concatenanti (quali la politica economica britannica e l’improvviso incremento demografico) “the great hunger“, la grande carestia, venne determinata da una gravissima patologia che colpii le patate e ne condannò il raccolto negli anni 1845 e1846.

Migliaia di contadini e le loro famiglie morirono di fame e di freddo per carenza di cibo e di riparo. Gli irlandesi non sono proprietari di nulla: senza coltivazione non possono pagare alcun affitto e devono abbandonare case un tempo loro ma passate nella mano del dominatore britannico.

Ann Moore documenta, in questo romanzo così profondo, la vita del popolo irlandese durante un biennio tragico, facendo emergere la forza di volontà di risollevare la loro terra con ostinazione ed orgoglio come chi, chino sui campi, si piega al vento ma non si spezza.

Un romanzo storico che mescola alla rappresentazione della vita di Grace O’Malley la documentazione di un periodo durissimo della storia Irlandese.

Un periodo che ha consentito ai primi moti di ribellione di prendere vita e che porteranno poi all’affrancazione dal giogo inglese ad alla indipendenza dell’Irlanda.

Terra Perduta fa parte di una trilogia, di cui solo il primo romanzo è stato tradotto in italiano.

Il romanzo, il cui titolo originale è “Gracelin O’Malley”, risulta comunque compiuto lasciando al lettore non tanto la curiosità di conoscere il seguito, quanto invece la sensazione di essere sulla prua di una nave rivolta verso ovest.

Esattamente come tutti quegli irlandesi che, con lo sguardo all’oceano e le spalle alle scogliere Irlandesi, confidarono nella speranza di un futuro meno duro, tenendosi per sempre la Terra d’Irlanda nel cuore.

 Navigano a migliaia
Oltre l’Oceano occidentale
Verso una terra di opportunità
Che qualcuno di loro mai vedrà
Con buona sorte
Oltre l’Oceano occidentale
Le loro pance piene
I loro spiriti liberi
Spezzeranno le catene della povertà (“The Pogues” Thousands are Sailing)

Scheda del libro

Nome del libro: Terra perduta

Autore: Ann Moore

Genere: romanzo storico

Editore: Beat

Data Edizione: 2016

Pagine: 450

puoi acquistare il romanzo qui:

http://www.culturalfemminile.com/2017/01/31/terra-perduta-di-ann-moore/

Un commento:

  1. Un libro meraviglioso, in cui ci si immerge vivendo la storia travagliata dell’Irlanda del tempo insieme ai suoi protagonisti. Personaggi che, nella loro vita modesta e segnata dal duro lavoro della terra, incarnano i valori della devozione alla famiglia, a Dio e alla propria patria, anche quando la carestia, e le malattie che ne conseguono, snaturano il senso stesso del vivere. Le loro esistenze si intrecciano nel complicato intricarsi della storia irlandese della seconda meta’ dell’Ottocento, quando, in risposta alla fame e alla disperazione causata dall’ottusa politica di sfruttamento inglese, sorgono i movimenti indipendentisti, che si ribellano alla spoliazione della propria terra e delle loro anime. Per milioni di irlandesi sopravvissuti in quell’inferno, l’unica strada rimane l’emigrazione, specie verso l’America, dove continueranno ad adoperarsi per la liberta’della propria terra. La protagonista, Grace, data in sposa dal padre a un proprietario terriero inglese a cui la sua famiglia paga l’affitto delle terre in cui vive, si adopera con i mezzi a sua disposizione per alleviare la fame dei disperati, peggiorando il rapporto col suo violento marito, che quasi la uccide. Le sue travagliate vicissitudini vengono descritte in modo cosi’ realistico e crudo che si rimane col fiato sospeso. Spero davvero che presto vangano tradotti in italiano i due libri mancanti della trilogia, perche’ la scrittura di Ann Moore e’ davvero edificante e intrisa di storia.

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