“Il viaggio incantato di Alberto Caeiro”

Il viaggio incantato di Alberto Caeiro” di  Accursio Soldano

recensione di Giulia La Face

 

Il viaggio incantato di Alberto Caeiro

Il Viaggio incantato di Alberto Caeiro –  immagine da WEB

 

“Un giorno […] – era l’8 marzo 1914 – mi sono accostato ad un alto comò e, preso un foglio di carta, ho iniziato a scrivere, in piedi, come sempre scrivo ogni volta che posso. E ho scritto più di trenta poesie di seguito, in una specie di estasi la cui natura non riuscirei a definire. È stato il giorno trionfale della mia vita e non potrò mai averne un altro così. Ho iniziato con un titolo, O Guardador de Rebanhos (“Il pastore di greggi”). E quanto è seguito è stata la comparsa di qualcuno in me, a cui ho dato subito il nome di Alberto Caeiro. Mi scusi l’assurdo della frase: era apparso in me il mio maestro”

Pessoa scrive nel 1935 una lettera a Adolfo Monteiro per spiegare la nascita dei suoi eteronimi. Uno di questi è Alberto Caeiro. Gli farà scrivere poesie. La poesia di Pessoa/Caeiro prende forma dalle sensazioni, dalla solitudine, dalla tristezza che danno forza all’immaginazione in sintonia perfetta con il suo eteronimo:

“Non ho ambizioni o desideri. Essere poeta non è una ambizione mia.  E’ la maniera di essere solo”

Non ha una vita lunga e neppure una biografia ricca Alberto Caeiro. È Accursio Soldano, scrittore siciliano, alla sua quarta opera, che gli regala la possibilità di una vita. O almeno di cercare risposte che il suo creatore Pessoa non può dargli.

Di essere nel mondo, anche solo per un ruolo immaginario, solo per poco.

“ Poche cose so di me, so come mi chiamo e quando sono nato, so che morirò giovane e per quanti sforzi potrò fare, per quante risposte potrò ricevere non avrò la possibilità di cambiare un solo giorno della mia vita”

Caeiro si mette giusto in viaggio verso la Sicilia, accompagnato da un suo amico cantastorie. A lui  affida la redazione dei fatti e degli incontri, al fine di creare un passato per se stesso:

“Scrivendo questo mio diario ( così come Caeiro mi ha ordinato) mi accorgo di quanta assurdità ci sia in giro per il mondo, di come gli uomini abbiano il senso del tragico insito nel loro essere e di come, molte volte, incontriamo le persone giuste nel momento sbagliato. Ma devo continuare a scrivere, qualunque cosa veda e qualsiasi cosa senta”

Caeiro vuole incontrare uno scultore di teste, intagliate nella pietra, che vive nel suo giardino ai margine del paese, da lui chiamato Castello Incantato.

Quest’uomo, lui sì realmente esistente, al secolo Filippo Bentivegna, scolpisce teste nella pietra e parla con loro. Fa ciò, a detta di Caeiro, che  fa Pessoa con i suoi eteronimi.

Forse lui potrà rispondere alle domande esistenziali di Caeiro.

 

F. Bentivegna e le teste di pietra -Immagine da web

F.Bentivegna e le teste di pietra Immagine da web

Il viaggio è un attraversare una Sicilia a tratti arcaica, antica, pietrosa. Dalla polvere e dalla cenere di cui sembrano lastricate le vie emergono figure paesane emblematiche, altrettanto arcaiche, magiche. Con gli occhi di Caeiro e del suo accompagnatore attraversiamo anche noi tradizioni, credenze popolari, leggende di questa parte di Sicilia.

Il tempo si fa rarefatto e sospeso.

I paesaggi sono assolati. Polverosi. Dagli odori forti. I paesani credono alle vecchie fattucchiere e fanno processioni in onore di ogni santo. Tutto sanno. Vedono, osservano. Il racconto nel racconto è carne viva di questo sogno sospeso tra Lisbona e la Sicilia.

L’incontro con lo scultore Filippo e il dialogo improbabile e surreale che ordisce i loro incontri sono la centralità del romanzo. Sono la ricerca stessa di Caeiro che si veste di filosofia e domande esistenziali. Le risposte non riescono a dargli davvero ciò che cerca, se non una conferma della sua apparente voglia di essere, non essendoci del tutto nella realtà.

Filippo parla con le sue teste e queste sono una parte di sé che dialoga con se stesso, come Pessoa in fondo aveva fatto con i suoi eteronimi. Il cantastorie racconta:

“Ancora oggi non so dire se tutto ciò che ho visto e sentito sia stato reale o frutto di una allucinazione. Di sicuro quel posto doveva avere qualcosa di magico perchè man mano che ci allontanavamo da quel fantomatico pubblico piantato nella roccia, sempre più aumentava la sensazione di essere spiato e seguito.”

Filippo lo scultore è l’interlocutore che accetta, nel suo isolamento, la compagnia di Caeiro. Isolato e chiuso al mondo, Caeiro gli è più affine della irriverenza e incomprensione dei paesani, che lo considerano un matto. Un essere strano e inavvicinabile.

I dialoghi tra Caeiro e Filippo sono intrisi di magico e di filosofia insieme. Di pensieri a tratti surreali.  Così come della risolutezza di Filippo nel segnare i confini tra ciò che è per lui accettabile e cosa no. Lui è il “castellano” del suo Castello Incantato. Le teste i suoi fedeli sudditi.

Soldano ci fa immergere nella lentezza dei giorni in cui si  svolge questo viaggio che sembra un incantesimo.

Che è anche e soprattutto un viaggio interiore.

La terra siciliana, ancestrale e mitica, bruciante, selvaggia e chiusa allo stesso tempo, sa accogliere e restituire al viaggiatore universi di significato.

Contraddittori e bizzarri anche. Ambigui e ambivalenti. Raggiungono il lettore attimi di assoluta sospensione dall’universo di senso noto. Incanto puro del Pensiero.

Caeiro parla di Pessoa, del suo creatore, si confida a suo modo con Filippo. Lo scultore in effetti  pare essere l’unico ad avere idee al riguardo. Vede in lui anche una parte di ciò che lui stesso è.

“Perchè qui, in questo castello, ogni testa ha le sue idee e sono tutte mie. Ed è mio quello che non dico e ciò che non oso nemmeno sognare. Quindi non biasimate il vostro amico, perchè molte volte siamo altri anche al cospetto di noi stessi e abbiamo bisogno di inventarci altre menti per poter pensare di vivere in modo diverso.”

Murales Pessoa a Lisbona

Pessoa a Lisbona murales- immagine da Web

Caeiro non esce mai del tutto convinto da questi incontri, che paiono allucinazioni nel lucore dei pomeriggi assolati di quelle terre. Ma infine trova risposte che non si attendeva. Offre riflessioni intense, da cui traspare la presenza dell’incantatore di questo splendido gioco letterario imbastito da Soldano, che è Soldano stesso.

Caeiro trova il sapore della sua “esistenza” che Accursio Soldano ha avuto l’ardire, l’intelligenza, la genialità di fargli cercare, donandogli un viaggio incantato e  una possibilità di essere.

“…Io sono convinto che quando riusciremo a comprendere che per sentirci bene sono sufficienti la nostra recita e i nostri attori che fanno la loro apparizione allo schioccare delle dita sarà tardi e potremo solo lamentarci per il tempo sprecato!”

E mi disse che un giorno lo stesso Pessoa l’aveva confessato:

“Ho creato in me varie personalità, ogni mio sogno appena lo comincio a sognare è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo. E non sono io. Per creare mi sono distrutto, mi sono così esteriorizzato al punto che dentro me non esisto”. Questo gli aveva detto Pessoa il grande regista di una molteplice esistenza ma con una sola scena a disposizione”

Alla fine Caeiro trova la sua esistenza: la possibilità regalatagli da Accursio in questo libro straordinario è quella di una storia “tutta sua” per cui esistere davvero per se stesso.

Almeno una volta.

Sinossi:
Alberto Caeiro da Silva è uno degli eteronimi di Fernando Pessoa. Non ha una storia, non ha una vita, di lui si sa che probabilmente era poco istruito e visse quasi sempre in campagna senza esercitare alcuna professione. Ma cosa succede se un giorno Caeiro prende vita e, non potendo chiedere notizie di sé al suo creatore, non potendo ricevere risposte alle sue domande, decide di farsi accompagnare da un amico e recarsi in Sicilia a trovare uno sculture che fa, con le pietre, quello che Fernando Pessoa fa con la penna? Personaggio originale ed inquietante, Filippo Bentivegna è tra le figure emblematiche dell’Art Brut. La storia dell’artista saccense del novecento è infatti legata al suo mondo immaginario ed incantato fatto di teste umane scolpite nella pietra che teneva all’interno del suo piccolo appezzamento di terra denominato Castello Incantato. Il viaggio di Alberto Caeiro attraversa credenze popolari, storie d’amore, personaggi realmente esistiti e altri frutto di fantasia con un solo scopo: Essere nel mondo, anche con un ruolo irrilevante o immaginario.
Autore: Accursio Soldano
Titolo: Il viaggio incantato di Alberto Caeiro
Edizione: Amazon

http://accursiosoldano.blogspot.it/2017/01/su-amazon-il-viaggio-incantato-di.html

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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