“Lettera di un figlio” di Mery Carol

“Lettera di un figlio” di Mery Carol

Contest Amarcord

È la tua festa oggi: onomastico e compleanno! Mi hai raccontato, ripetendoti mille volte, che hai emesso il primo vagito mentre nella strada al disotto della camera della nonna passava la processione dell’Assunta e per questo non potevi non chiamarti Maria Assunta.
Doppi auguri per te mamma!
È uno di quei giorni in cui più forte è la nostalgia di te, di noi, di quella quotidianità che ci vedeva gioire e soffrire insieme per le stesse cose o confliggere per la conquista di certi risultati che non sempre erano gli stessi per me e per te.
Reciproco era l’amore che ci univa e speculare la costanza nel coltivare giorno dopo giorno i valori essenziali della vita, ma i passi del nostro cammino non avevano la stessa cadenza: i miei sempre più svelti dei tuoi.

Quanto abbiamo lottato, mamma, per averla vinta! Tu ed io così uguali e così diversi!
Testardi entrambi, mai disposti a cedere, sicuri che alla fine la disputa sarebbe cessata con un pareggio.
Era il tempo in cui sentivo le tue braccia come briglie che rallentavano la mia corsa.
Sai, non te l’ho detto mai, ti consideravo un pesante ostacolo e non vedevo l’ora di andarmene lontano da te; tu, conoscendomi, lo sapevi, ma sapevi anche che la lontananza mi avrebbe fatto soffrire e che sarei tornato ogniqualvolta ne avessi avuto la possibilità.
Facevi di tutto per rendere forti e solide le mie ali perché, al momento giusto, potessi prendere il volo senza tentennamenti, solo che il momento giusto per te non lo era per me!
Ricordi i miei primi pantaloni lunghi? Non volevi comprarmeli.
“È presto!” dicevi, mentre io mi vergognavo delle mie gambe nude sotto i calzoni corti.
Un giorno mi chiusi in camera e mandai in frantumi il salvadanaio, ma tu li avevi già ordinati al sarto.

Io sognavo grandi distanze da frapporre tra me e te; tu mi aspettavi sveglia, a fuoco spento, dietro i vetri della finestra e correvi sotto le coperte fingendo di dormire quando io rientravo. Ci portavamo il broncio finché non si ricominciava a discutere.
Quanto abbiamo discusso noi due! Mai di notte per non disturbare i vicini.
Ora so che era il nostro modo di amarci e di consolidare quel tenace legame che ci faceva l’uno immagine dell’altro. Oggi dico: per fortuna!
Non sarei quello che sono e tu non saresti così tanto orgogliosa di me se non avessi fatto tesoro dei tuoi insegnamenti e dei nostri reciproci errori.
L’albero si erge alto e sta dando sani frutti.
Grazie, mamma, per aver ben seminato!

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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