“S(catenata)” – di Sara Colella

“S(catenata)” – di Sara Colella

Recensione di Lisa Molaro

Sara Colella

La prefazione di questa opera prima di Sara Colella è stata curata da Mario Carparelli (ricercatore, storico e filosofo che collabora con l’Università del Salento) il quale inizia subito riportando una importantissima citazione.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita”.

Lo ammetto, è stato un ottimo aprirmi l’uscio al romanzo!

Ben conosciamo tutti questo primo verso della prima terzina della Divina Commedia di Dante Alighieri, l’incipit del Primo canto dell’Inferno.

Ora che ho terminato la lettura del romanzo, con cognizione di causa, posso assolutamente ritrovarmi d’accordo con Carparelli.

L’inferno può trovarsi ovunque intorno a noi.

Delle volte lo viviamo e altre invece scegliamo di prendere strade alternative, pur di non addentrarci in selve che promettono labirinti inestricabili.

Ma quando la selva oscura è dentro di noi  che possiamo fare? Fuggire? Allontana i problemi senza azzerarli…

Armarci di lanterna e incamminarci verso l’oscurità? Bisogna essere forti, per farlo. Lo siamo?

Questo romanzo narra la storia di Mihaela, una trentenne contemporanea che per uscire dalla foresta che le è cresciuta dentro, è costretta gioco-forza a ripercorrere tutto il tragitto che ha percorso fino ad ora.

Le liane si sono aggrovigliate attorno al suo cuore, provando a toglierle la linfa e creando strani giochi di luce che si capiranno, quasi magicamente, solamente una volta giunti alle battute finali del romanzo.

Assieme alle liane, ai graffi, ai pugni, ai pianti, alle lacrime, c’è anche dell’immortale edera che mi sono immaginata crescere dopo esser germogliata dallo stomaco del personaggio scritto da Sara Colella.

L’edera, con il suo aggrapparsi tenacemente a ciò che pare dargli la vita.

L’edera con il suo soffocare ciò che vorrebbe possibilità di respiro.

L’edera che cingeva la fronte di Dionisio, Dio del Vino, facendosi simbolo, forse, di dipendenza malsana.

E Mihaela una dipendenza malsana ce l’ha ed è quella che potrebbe essere tra le più dolci al mondo, se anzichè malsana fosse “sana”: è quella dal padre.

All’inizio sorridevo leggendo ricordi di una tenerezza estrema, poi pian piano il sorriso si è fatto amaro e qualche lacrima si è trattenuta a stento.

“Mi sentivo già donna con lui. Anche se avevo poco più di sette anni mi sentivo amata”

Non si parla di attrazione fisica, ma emotiva.

Desiderio di soddisfare le aspettative di quel padre che, premurosamente, ricopre di attenzioni e momenti complici.

E allora Mihaela, quella sua piccola manina fragile, che quasi ancora profuma di borotalco, la nasconde, senza esitazione alcuna, dentro quella di un padre che stringe sempre più la presa.

Nemmeno da adulta riuscirà a ritrarla, riappropriandosene.

Non senza difficoltà e lacrime, perlomeno.

Un amore malato, perché di amore si tratta.

Le dita bambine, iniziano a tremare e a non capire… cosa succede a Papà? Perché si comporta così con la mamma? Mamma cosa hai fatto per farlo arrabbiare? Papà perché non è più il papà di quando ero piccola?

Grazie a Dio, e solo grazie a lui, arrivava il miracolo, un attimo di lucidità che lo faceva fermare in tempo, un attimo prima dell’irreparabile. Ritornavamo a letto, io e mia madre, abbracciate strette per rallentare il fremito in una notte lunga, gelida, cattiva.

Fuori dalla foresta, sembra sempre facile imboccare il sentiero del bene e del giusto… ma quando la vegetazione inizia a farsi folta, la sicurezza vacilla e la vista dipinge abbagli ingannevoli.

Infilare l’altra mano, quella libera, dentro un’altra mano maschile sembra fin troppo facile, quando si è una donna bella, intelligente e realizzata.

Così l’amore sorprende sempre, delle volte creandosi dal nulla e altre invece facendosi quasi specchio paterno.

Si incontrarono le nostre anime, si mescolarono, si fusero, per danzare melodie celestiali, innalzandosi all’infinito fino in quel luogo in cui non servivano le parole per capirsi, per spiegarsi, perché gli sguardi sapevano andare oltre e dire molto di più e l’odore, fissatosi dentro, permaneva come un tatuaggio e ci avvolgeva come un abbraccio che ci avrebbe accompagnati anche quando non eravamo insieme.

Ma le liane si infittiscono e le strette di entrambe le mani, ora, si fanno talmente forti da far scricchiolare le nocche.

Prigioniera di sentimenti troppo totalizzanti, amori insalubri, soffocanti.

Amori dal color dell’edera.

“Nessuno doveva accorgersi che esistevo, nemmeno io stessa.”

Mihaela fa fatica a stare diritta da sola, le è quasi impossibile. Porta il busto e lo stomaco le prende fuoco.

Fiamme, incendio, infertilità, alberi che se non fanno i frutti vanno tagliati, giudizi, pregiudizi, botte, divieti, dinieghi, insofferenza, silenzio, solitudine, porte che vengono chiuse in faccia e porte che si chiudono in faccia ad altri.

Bugie, segreti, menzogne, diagnosi nascoste, verdetti sconosciuti.

“La sterilità è una malattia caratterizzata dal vuoto… l’assenza del bambino immaginato. Un lutto di per sé, difficile da elaborare perché non c’è la perdita di qualche cosa di reale, ma di un sé proiettato nel futuro. Ed accettare la scoperta che un processo naturale e ovvio, in realtà non lo è affatto, è devastante. Ho dovuto ristrutturare me stessa.”

E così la protagonista di questo romanzo, scritto anima e cuore da Sara Colella, inizia a ritrarre al petto le mani, provando a liberarle dalle prese.

Non voglio anticipare oltre, ma posso dire che il viaggio che dovrà compiere non sarà, ovviamente, facile e privo di ostacoli.

Altri eventi familiari le faranno da tronco in mezzo al sentiero.

Imparerà a gestire la rabbia, canalizzandola ai lati della strada.

Farà del perdono la forza a cui attingere per poter continuare a lottare e a camminare verso, stavolta, la giusta direzione.

Chissà, forse alla fine, da quella foresta riuscirà ad uscire. O forse no.

Chissà, forse quella foresta lei  potrà riguardarla da fuori.

Non cancellarla, non eliminarla, ma guardarla con gli occhi di chi è riuscita ad uscirne.

Se credete che io vi abbia anticipato troppo vi sbagliate: molto non vi ho detto!

 

“Sono fuggita via da un falso regno di fate, via da ingiusti e falsi soprusi, perché non ho pene da scontare, nessun debito da pagare per questa mia libertà.”

 

Sinossi:

Mihaela è trentenne quando, complice il mare in una notte d’agosto, comincia a scavare in fondo ai ricordi, riavvolgendo il nastro della sua vita.

Si rivede nella spensieratezza dell’infanzia, ritrova il suo premuroso padre, rivive le felici vacanze estive con i nonni.

Poi fa i conti coi sogni infranti, con la morte ingiusta e inaspettata, con la malattia, l’abbandono, la violenza, la menzogna.

Un intenso viaggio all’indietro, dentro a sé stessa, per ritrovare la consapevolezza perduta, per riprendere la strada della verità e per riabbracciare Walter, più volte allontanato, poi cercato, trovato e riperso.

Chi è Walter? Perché è così importante?

Titolo: S(catenata)
Autore: Sara Colella
Editore: Caosfera (7 dicembre 2016)
Collana: Riflessioni

https://www.amazon.it/S-catenata-Sara-Colella/dp/8866284440

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *