“Le parole, il cuore, le idee per fermare la violenza” – Autori vari

“Le parole, il cuore, le idee per fermare la violenza” – Autori vari

Antologia a scopo benefico

Recensione di Lisa Molaro

violenza

Le parole, il cuore, le idee per fermare la violenza.

Mi ritrovo a guardare, ipnotizzata, il cursore che lampeggia in mezzo al candido monitor.

Dovrei iniziare a parlare di questa antologia, le cui vendite sostengono la «casa delle donne nella Marsica» del centro antiviolenza BeFree .

La casa delle donne nella Marsica è nata per accogliere e proteggere le vittime di violenze fisiche, psicologiche, sessuali, economiche.

Ho appena terminato di leggere questa raccolta di racconti e i polpastrelli fremono perché han fretta di gridare l’importanza di questo progetto.

In testa tante parole, troppe.

Il cuore è pesante.

L’aria è pregna, troppo, di emozioni ancora vivide, provate attraverso parole scritte da altre dita.

Partirò piano, immergendomi delicatamente dentro questa piscina di dolore.

Questo libro, questo progetto, è nato dalle autrici del volume “4 Petali Rossi, frammenti di storie spezzate”: Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco e Loriana Lucciarini, le quali hanno organizzato un Contest nella piattaforma mEEtale e hanno così raccolto molti frammenti, schegge taglienti, scritti da abili penne.

Basta iniziare la lettura, bastano pochissime righe, per precipitare dentro il vortice dell’ingiusto, del temuto, del nemico.

Perchè, mi chiedo, perchè tutto questo dolore?

Vittime e carnefici, bene e male, paura e odio, preda e predatore eppure, citando un’espressione contenuta dentro un racconto, lo stesso colore di sangue.

Non esistono compartimenti stagni, non esistono etichette marchiate a fuoco, se non nell’anima.

Esiste solo il dolore, ed è in quei polsi di bambina, sì… quelli segnati da lividi viola.

Lividi tatuati dentro i ricordi dell’innocenza.

Esiste solo il dolore, ed è in quei fiocchi di neve che adornano i capelli color del miele.

Esiste solo il dolore, ed è in quell’odore di sangue, in quell’odore di paura.

Esiste solo il dolore, ed è in quel cuore che martella troppo in fretta, così troppo poco silenzioso.

Martella alle tempie, pare uscire dalla gola, bloccato dentro quel grido che non si riesce a buttare all’aria.

Esiste solo il dolore, ed è in quella rabbia di chi, pur odiando, non sa tenere in mano una pistola per uccidere.

Esiste solo il dolore, ed è in quella frase piccola, veloce e schietta:

“Almeno sei viva”

Sì, ma viva COME?

Con delle lacerazioni dentro, come strappi su morbido velluto carnale.

Viva, certo, ma VIVA COME?

Con la paura di alzare lo sguardo, di parlare troppo o troppo poco, di sorridere ad un maschio che non sia LUI, di vestirsi da femmina, di ridere a denti scoperti, di dire la propria opinione, di raddrizzarsi sulla schiena.

Viva, per grazia ricevuta.

Sì, ma VIVA COME?

Con la paura di fidarsi del prossimo, di stringere una mano sconosciuta, di sentirsi libera di passeggiare da sola, in riva al mare o al parco.

Viva senza la forza e la volontà, forse, per esserlo.

Un tema che mi tocca, tanto, dentro.

La violenza è la stretta troppo forte, la mano che si appoggia alla nuca e che ti spinge addosso al tavolo della cucina.

La violenza è il tono della voce che si alza o che ti sussurra beffardo, ironico, denigratore, sufficiente.

Il bisbiglio che ti inchioda al muro della paura… bloccata da un alito che non ha onorato la distanza del rispetto.

La violenza è quella fisica, quella che fa rumore, che rompe, infrange, spezza… ma anche, e sopratutto, quella che, come goccia di veleno, entra sotto pelle e ti corrode gli organi.

E la violenza genera paura, sempre.

E la paura genera quel groviglio di dolore che si forma nella bocca dello stomaco e poi sale, sale, sale fino in gola e lì nel mezzo si blocca, togliendoti il respiro.

Perché non vivi, quando sei bloccata dentro quella  terribile prigione lì… quella che ti si costruisce attorno, attorno alla pelle, o quella che ti si forma dentro, come una maschera di ferro all’incontrario.

E ti senti in colpa, e chiedi perdono, e abbassi la testa, e evidenzi sbagli che ti accolli ma che esistono solo negli occhi di chi ti sta giudicando, di chi ti sta mettendo all’angolo, di chi ti tiene bloccata.

E generi violenza, su di te.

Il male non avrà mai fine, mai cesserà di essere.

Dai tempi dei tempi e finché vita esisterà sulla Terra.

Utopico e infantile, pensare di poterlo debellare come nelle favole.

Però queste campagne di sensibilizzazione, questi progetti a scopo benefico, questi discorsi, questi dolori… non sono vani, ma talmente utili da far inumidire gli occhi.

Perché se è vero che il male non si può cancellare dalla faccia della Terra, è altrettanto vero che il suo contrario è sull’altro piatto della bilancia.

Nessuno dovrebbe sentirsi solo e abbandonato… non in quest’epoca digitale che permette a mani lontanissime di avvicinarsi, aiutandosi.

Esiste chi alza le mani o la voce (uomo, donna, madre, padre, figlio, amico o sconosciuto) ma esiste anche chi allunga le mani per sorreggere un corpo debole.

Questo libro è una mano che si allunga.

Gli Autori dei racconti:

Matteo Iacobucci, Samantha Terrasi, Emma Fenu, Ornella Purpura, Barbara Pedrollo, Gabriele Ludovici, Marezia Ori, Alberto I. Planck, Francesca Cuzzocrea, Federica Gaspari, Annalisa Rizzi, Alessandra Leonardi.

https://www.meetale.com/scheda-testo/14843224905522507/le-parole-il-cuore-le-idee-per-fermare-la-violenza-.html

 

 

 

 

 

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