“Grande Nudo” di Gianni Tetti

“Grande Nudo” di Gianni Tetti

Recensione di Emma Fenu

Grande Nudo

Inizio a leggere Grande Nudo e sono in Sardegna.

Io questi posti li conosco bene: la terra bagnata di acqua e sale; gli autobus stipati che percorrono via Roma; il troppo sole ai campeggi sulle spiagge di Alghero; la grandine che, quando si arrabbia, fa abortire le piante.

Io queste tipologie di persone le conosco bene: i vecchi che guardano le corse dei cavalli in tv, al bar; la soubrette troppo bella e troppo fatta di coca; la signora corpulenta che sa tutto di tutti; il parroco che bussa di porta in porta per vendere i biglietti della lotteria per aiutare i bambini dell’Africa; le coppie insieme da non sanno più quanto tempo, ma sanno che è abbastanza per detestarsi; le famiglie con la villetta e quelle con la topaia; i duri con il coltello e con la pistola; i duri che sono duri e basta; i pescatori che hanno gli occhi del color del mare e l’odore del pesce nella carne, come creature ibride.

E potrei continuare, inserendo alcuni intercalare in sardo che Gianni Tetti riporta, elaborando uno stile originale e indefinibile, un’osmosi di poesia, volgarità, impeccabilità della forma e anacoluto.

Del resto, la trama è proprio così, come le parole che la animano.

Non si capisce un casino, all’inizio, di questo libro: direbbe uno dei tanti personaggi.

E tu leggilo, che poi lo capisci: e se non lo capisci è meglio, vuol dire che l’autore ti ha fatto pensare a modo tuo. Che pensare ti fa bene, almeno non fai casini, farebbe eco un altro.

Ormai ci sono dentro, in questa storia, e, dopo circa 680 pagine, ho un po’ capito di che pasta sono fatti, i protagonisti. Ma solo un poco: non mi sono montata la testa.

Me ne accorgo quasi subito, fino ad averne conferma senza troppi preamboli.

Non sono nella mia Sardegna.

È un non tempo questo in cui mi muovo. Simile al nostro, quindi vicino. Spaventosamente vicino.

Ci sono le auto, i televisori, i telefonini, i social network.

Ci sono i nomi dei locali che conosco fin da adolescente.

Ci sono le bambole da sesso da comprare in Giappone.

Ci sono le droghe sintetiche.

Ci sono ancora le donne senza età con lo scialle e i vecchi rugosi con la leppa (un coltellino tradizionale del pastore sardo).

C’è la magia antica, quelle delle erbe miracolose e dei nuraghi che un tempo lo bucavano il cielo.

Ma c’è altro. E non sono nella mia Sardegna.

Macerie, continue, che precipitano come stelle la notte di un Lorenzo non santo: cadono palazzi, monumenti e corpi durante attentati, terremoti, assedi. Brandelli di carne di infetti da un morbo impietoso soffocano parole e conati.

Sono narrati episodi di violenza privata mostruosi più della guerra, perché nati in grembo a madri e padri fino a sfociare nella tortura che neppure dà insano piacere, ma è solo l’unica forma di relazionarsi fra uomini e donne o, meglio, fra eredi di quello che, un tempo, gli avi furono.

Si tratta di un romanzo distopico ben strutturato, Grande Nudo, che spazia dall’orrore al lirismo, dal cinismo all’ironia amara, dalla follia alla saggezza.

Individualismo, uso dell’altro come bene di consumo, ghettizzazione, mancanza di valori per cui combattere e di punti di riferimento sociali ed economici generano MOSTRI, cannibali di corpi e anime.

Plutone, dagli occhi gialli, stupra infinite Proserpina e strazia infiniti Orfeo.

E la natura, matrigna avida di sangue, si apre, mostrando le cavità dell’Inferno e lanciando libero Cerbero di dilaniare con le tre fauci oppure di portar giù, in fondo, fra gironi scavati da unghie e mani mozze, fino alle bocche di Lucifero.

Perché mangiare e mangiarsi è la premessa di un nuovo mondo: è rinascere come nuovo popolo, inseguendo il palloncino rosso scappato dalla mano di un bambino che, in fondo, ci fa credere che basta allungarsi verso il cielo, protendere la mano e riavere l’infanzia dell’Eden. I movimenti di dio sono lenti: per cambiare il dopo, bisogna cambiare il prima.

Non vi ho parlato dei cani.

Non posso. Sappiate che tutto inizia con la scomparsa dalle case dei migliori amici dell’uomo, a detta di quest’ultimo, e che vi ho taciuto non un elemento trascurabile, ma quello determinante.

Mi pareva giusto lasciarvi  piccoli e nudi di indizi.

Non so dove sono stata. Forse in Sardegna.

Ho i brividi: cerco la mia coperta. Ascolto il vento e risento, portato da esso, quel nome: “Maria”. E sento latrati. Forse ho sognato.

 Sinossi

Il destino dell’uomo è segnato.

Anche la terra sembra saperlo.

Si apre, poi mastica e inghiotte, affamata.

Tempi di guerra, di carestie e vendetta.

Non c’è scampo agli attentati che si susseguono in città né rimedio ai fondamentalismi verso i diversi, non c’è salvezza dalle nubi tossiche né speranza nella misericordia umana.

C’è solo una possibilità. È scritta nel vento. E porta un nome: Maria.

La riscossa degli ultimi parte da una Sardegna infetta, un’isola/mondo in cui i cani governano e un pescatore affetto dal morbo guida un’orda stracciata verso la terra promessa.

Un romanzo corale, esploso, torrenziale, i cui protagonisti mostrano il cuore feroce di un’umanità alla deriva.

Il libro più oscuro, spietato e conturbante di Gianni Tetti.

Titolo: Grande Nudo
Autore: Gianni Tetti
Edizione: Neo Edizioni, 2016
link d’acquisto:
https://www.amazon.it/Grande-nudo-Gianni-Tetti/dp/8896176425/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1487344296&sr=8-1&keywords=il+grande+nudo

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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