“Romanzo d’una signorina per bene” – di Anna Vertua Gentile

“Romanzo d’una signorina per bene” – di Anna Vertua Gentile

Recensione di Lisa Molaro

Anna Vertua gentile

Stasera, come promesso, vi parlerò di Anna Vertua Gentile e del suo “Romanzo d’una signorina per bene”.

Alcuni giorni fa ho aperto il mio Kindle con la voglia di lasciarmi catturare da qualche cosa dal sapore poco moderno.

Ed eccomelo comparire davanti, il mio libro tentatore, quello che mi faceva l’occhiolino con la sua copertina color cioccolato e vaniglia. Quello che, nonostante la pagina virtuale di un libro digitale, mi lasciava immaginare una copertina fatta di velluto serigrafato… beh? Se me lo sono immaginata di velluto, che volete farci? Ognuno ha l’immaginazione che si ritrova!

Guardatela, guardate che bella che è… alla faccia dei colori cupi!

Alla faccia della pomposità e dell’abbondanza di dettagli (cosa che, in genere, non disdegno… sia chiaro!).

Tant’è… cosa mi ha suscitato, subito, questa copertina? Elegante raffinatezza, quella dei tempi andati.

Profumo di romantica nostalgia.

Non sono andata a leggere la sinossi, non sono andata a ricercare informazioni.

Tra un libro freschissimo, dal ritmo “esordiente”, e l’altro, necessito di una lettura classica e questo pareva fare al caso mio.

Ho girato pagina e ho subito capito, dall’incipit, che non mi sbagliavo: il libro era quello giusto!

Seduta a la piccola, elegante scrivania, presso l’ampia finestra aperta, Lucia, con la penna sospesa su ‘l foglio, guardava fuori i rami dell’ippocastano, che scossi dall’aria degli ultimi giorni di marzo, ondeggiavano nell’azzurro le grosse umide gemme, scintillanti al sole come bottoni di color roseo dorato.
I passeri, lieti della promessa del verde, del folto, volavano da un ramo a l’altro ciangottandosi a distanza, desideri, speranze, amorose impazienze.
Giù nel giardino, che cingeva intorno la villetta, Wise, il Terranova, con le zampe anteriori poggiate su lo sporto del muricciolo che sosteneva la cancellata, abbaiava a scatti, con il suo cupo vocione da forte, agli operai uscenti dalla fabbrica lì a pochi passi, per il pasto di mezzogiorno.

A Norregaard, Donna che legge alla finestra aperta (1889)

Poche parole, una manciata di frasi, un paio di periodi… ed eccomi già fare voli pindarici!

Annua Vertua mi presenta, con infinita delicatezza e pignoleria stilistica, Lucia e chi – o ciò – che attorno a lei ruota.

Lucia è molto bella, delicata, fragile ma determinata al contempo.

Lei sa ciò che vuole e ha la fortuna di poterlo pretendere.

Ricca di famiglia.

Cresciuta circondata da vicine di casa pettegole.

Donne che vengono a far visita alla zia per chiacchierare un po’ sulle faccende importanti, quelle fresche di giornata, quelle che si discutono fra signore perbene, al tavolino e, magari, con un pasticcino goloso fra le dita.

Ricca di famiglia.

 Rimprovera la destinataria della lettera che apre il romanzo, così:

“C’era proprio bisogno che tu mi educassi al gusto delle cose belle, che dessi alla mia intelligenza desideri non comuni, all’anima mia aspirazioni elevate, per poi piantarmi qui a rappresentare la parte della incompresa infastidita!”

Ricca di famiglia.

Seduta al piano, lei suonava all’apparenza per il diletto di chi le porgeva ascolto. In realtà, estraniandosi dal contorno che abbelliva e animava le stanze, lei

suonava per sentire il linguaggio, le parole, della sua anima che, attraverso note e spartiti, codificava pensieri udibili solo se chiusi dentro il suo silenzio.

Come note capaci di trasformarsi in ali di dolci farfalle, o tristi e vorticose foglie in balia di una raffica di vento troppo invadente.

Ricca di famiglia… e tutto ciò che desiderava, anelava, sognava, voleva o pretendeva, era, in fondo e in superfice: essere padrona della sua vita!

Non orpelli, non diamanti fra i capelli, non abiti di raso rosso a ricche guarnizioni di pizzi antichi.

No. Lucia non si lascia afferrare dalle spire della brillante superficialità altrui. Lei non è come sua zia.

Non si lascia serrare dentro stoffe pregiate, gesti troppo lusinghieri o vanità troppo esibite.

Lei è onesta, con tutti e con se stessa.

La bella, acculturata, intelligente, musicalmente dotata, ragazza ereditiera, è proprio quella da sposare!

Già, proprio quella che aumenta la salivazione a molti uomini.

 Beh… proprio quella, a sposarsi per convenienza, sicurezza economica o stabilità, proprio non ci sta!

Due occhi azzurri, occhi cielo che inchiodano il battito del cuore e azzerano, anziché aumentare, la salivazione, irrompono, come sasso gettato sul quieto specchio di un lago, dentro di lei.

Ma Occhi azzurri è orgoglioso, tanto, troppo!

Lui, di corteggiare la figlia del titolare, proprio non ha intenzione!

Far la figura di chi rincorre sorte agiata e certa? Giammai! Non lui! Non occhi azzurri.

Qualcun altro nel frattempo… o forse no.

Avrà i nervi ben saldi e le intenzioni ben chiare, Lucia?

Saprà essere risoluta fino alla fine? A costo della sua stessa vita?

Ogni singola frase, scritta da Anna Vertua, profuma d’intenso.

Con un linguaggio a tratti arcaico, con parole e espressioni, forse, cadute tristemente in disuso, ho letto questo romanzo ammirando l’Universo.

In tutta la sua completa ricchezza di terrena spiritualità.

Ci sono croci strette al petto, anime, Dio che si specchia in chi gli rivolge lo sguardo.

C’è chi si abboscia e chi va in solluchero.

“Ci sono momenti nella vita, in cui una provvidenziale chiaroveggenza dello spirito, inspira, per così dire, una inconscia diffidenza, quasi ripugnanza della gente e spinge verso la bontà, la potenza suprema e fa che solo nell’idea grandiosa ci si affidi e abbandoni.”

Ci sono i diritti delle donne, al fianco di ricami eseguiti con abili dita.

La penna di Anna Vertue è elegante allo spasmo, persino mentre parla di cappelli a tesa larga, riesce a far palpitare!

Ho letto che la sua produzione letteraria è molto ampia.

Ha scritto ben oltre centocinquanta libri… chapeau!

Spopolerebbe oggi fra i self publishing, mi chiedo sorridendo sorniona…

Gentile è il cognome di suo marito: Iginio Gentile.

Docente di Storia antica dell’Università di Pavia, ma solo dopo la di lui dipartita, avvenuta nel 1893, Anna diventa Anna Vertua Gentile: scrittrice per professione.

Prima aveva comunque scritto racconti e storie per bambini, spesso da recitare con burattini e marionette.

Nel 1907, prese parte a Milano al Congresso sui diritti femminili promosso dalle donne cattoliche e socialiste e diresse, poi, una rivista bimestrale “Fanciullezza Italiana” in cui pubblicava consigli di comportamento.

Insomma, una donna di Penna e impegno!

Una cosa che ho letto su di lei, e che mi ha fatto sorridere stupita, è che proprio per la sua abbondantissima produzione letteraria e per i sentimenti di cui rendeva pregni i suoi scritti, venne definita come (cito Wikipedia):

Per le sue pubblicazioni venne definita come la figlia d’un ideale matrimonio tra Edmondo De Amicis (Cuore) e Louisa Alcott (Piccole donne).

https://www.amazon.it/Romanzo-duna-signorina-per-bene-ebook/dp/B004UITPZO/ref=sr_1_fkmr0_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1487714346&sr=1-1-fkmr0&keywords=rAnna+Vertua

Per me questo non resterà l’unico suo romanzo letto.

A breve leggerò Carlo e Carla, e già il titolo è tutto un dire!

Lisa.

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