Intervista a Sara e Gianni de “Le amiche di Freya”

Intervista a Sara e Gianni de “Le amiche di Freya”

di Emma Fenu

Freya

 

 

C’era una volta una famiglia felice, che viveva in un piccolo paesino della Sardegna.

Il papà era un architetto che amava sperimentare e sognare; la mamma un’artista cresciuta ascoltando la principessa delle nevi in una fredda città della Danimarca; la figlia, la piccola Freya era il loro dono.

Grazie ad esso, i due genitori potevano, come per magia, guardare tutto il mondo, ossia la natura, le persone, le tradizioni e le culture, con gli occhi di un bambino.

C’era una volta e ancora c’è.  

Ho oggi il piacere di avere ospiti, nel salotto di Cultura al Femminile, Sara Bachmann e Gianni Crobe, uniti nella vita e nell’arte grazie al progetto Le amiche di Freya, una serie di dipinti, stampe, sculture e monili ispirata alla tradizione nordica e, soprattutto, sarda.

Un’osmosi meravigliosa di realtà diverse eppur con punti di contatto interessanti.

Sono rimasta affascinata dalle oro creazioni, immagini di un mondo a metà fra il fiabesco, l’onirico, il naif e l’infantile, dove la tradizione si riventa e si racconta, al punto da proporre loro l’organizzazione di un evento culturale misto, a cui io parteciperò in veste di scrittrice e loro di artisti, che si terrà ad aprile a Sassari.

La protagonista, ovviamente, sarà la Donna Sarda e L’isola, anch’essa selvaggiamente femmina. Una donna con occhi profondi come pozzi e visi di figlie di luna, sulle cui gote sbocciano rose e la cui bocca è un frutto carnoso.

Benvenuti Sara e Gianni, raccontateci di voi. Chi siete e da dove venite?

Sara: CiaoEmma.

Sono un’artista nata nello Jutland ad Aarhus, la seconda città della Danimarca, 35 anni fa.

Ho avuto la fortuna (grazie ai miei genitori che vedevano in me una piccola artista) di frequentare per 12 anni la Rudolf Steiner school e, dopo il diploma, ho fatto uno stage di tecniche d’arte grafica a Copenaghen.

In seguito, ho vinto una borsa di studio per un master alla fondazione “Il Bisonte”, storica scuola internazionale d’incisione a Firenze nell’oltrarno in San Niccolò.

Nel 2002 ho conosciuto Gianni, laureando in architettura e anziché  tornare in Danimarca (com’era previsto) ho deciso di iscrivermi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze per frequentare il corso di Scenografia.

Ho vissuto, insieme a Gianni, quasi otto anni nel centro storico in una delle città più belle del mondo e li, in un palazzo del ‘500 accanto alla galleria degli Uffizzi, abbiamo concepito nostra figlia Freya.

Gianni: Grazie, Emma.

Sono un architetto con una formazione classica: nel corso di studi ho elaborato progetti di industrial design e, parallelamente, di progettazione urbana.

Da ragazzo ho frequentato l’Istituto d’Arte di Sassari (sezione architettura) e dopo l’ università, nel capoluogo toscano, ma nel profondo dell’ anima mi sento figlio dell’ Isola,  perennemente innamorato dei suoi Genius loci e sempre desideroso di scoprirli nelle loro specificità.

Nato nel Logudoro, con nonni materni di Buddusò-Bitti e paterni di Milis-Pattada, non è fatta di città la mia Sardegna ma di paesi.

Sono questi i luoghi della mia infanzia che vorrei riscoprire e scoprire insieme a mia figlia Freya.

Le mie origini sono indirettamente anche le sue, quindi desidero scoprire e riscoprire, insieme a lei e Sara, molto del patrimonio materiale e immateriale che l’Isola contiene.  

Il progetto artistico che ho pensato porta a tanti approfondimenti e la volontà di scoprire sempre di più è davvero una reazione spontanea e vivida:

è così che l’ antropologia si mescola con archeologia e altre discipline senza soluzione di continuità alla ricerca costante del significante.

Siete due persone che respirano Arte e la comunicano con entusiasmo a passione, sentendo l’eredità della tradizione come stimolo creativo e cercando la bellezza insita nel passato e promessa nel futuro.

Freya

 

Come è per una danese vivere in Sardegna?

Sara: vivo in Sardegna da otti anni, arrivata quando stava per nascere nostra figlia Freya. 

Ero contenta di lasciare Firenze ma anche un po’ spaventata da un nuovo modo di riorganizzare il nostro vivere.

Ci stavamo trasferendo da una realtà quasi metropolitana a una vita in provincia, dalla città internazionale alla campagna, accanto ad un piccolo borgo Gallurese che d’ inverno è sereno e mite e d’estate si trasforma per il continuo via vai di turisti in transito tra spiagge e supermercati; che sia inverno oppure estate, comunque, la bellezza dei luoghi è certa e rassicurante.

Dalla casa si gode della vista sul golfo di Olbia con le montagne alle sue spalle e la spiaggia di Porto Istana a pochi passi.

Devo dire che i primi anni sono stati molto difficili per via dei lutti nella famiglia di Gianni:  rattristati profondamente quel periodo non avevamo nemmeno il conforto degli amici e dei parenti, poichè  vivevano lontani. da noi.

Eravamo già genitori e, per fortuna, Freya rappresentava una benedizione che ci dava tanta forza e coraggio per andare avanti, pensare e fare.

Tutti e due anzi tutti e tre amiamo la Sardegna dal nord al sud.  La nostra casa è qui, la seconda in Danimarca.

Come è per un italiano avere una moglie danese?

Gianni: Certamente molto dipende dai valori acquisiti da un’educazione davvero molto simile, lo stesso sentire, gli stessi tempi, con una differenza di età che c’è ma non ha nessun peso: ci sono tante affinità che ci legano.

Raccontandoci le nostre infanzie abbiamo capito di avere tanti punti in comune.

Quasi da subito sognavo di portarla con me in Sardegna e per farla sentire più vicina all’Isola e, nelle estati precedenti al nostro trasferimento effettivo, facevo in modo che potesse indossare capi realizzati dalle sartorie e dai designer sardi, perché toccasse e sentisse addosso i panni, conoscere l’ orbace e i velluti, i lini e i ricami che potevano parlarle dell’ Isola.

Riconosco quanto sia importante il fatto che Freya abbia due nazionalità.

E che passi almeno un mese in Danimarca d’ estate dagli amati nonni che, per abitudine di famiglia, chiama per nome.

Loro la portano per musei di tutte le tipologie e nei parchi naturali, luoghi molto attrezzati dai bambini e perfetti per il loro apprendimento.

Vanno spesso nella casa delle vacanze nella foresta che poi si affaccia sul mare dell’owest.

Sono fantastici i suoi racconti di bambina che, lungo il sentiero per arrivare alla spiaggia, tra le alte conifere, vede in lontananza scoiattoli e anche una volpe, che si fa viva anche vicino alla casa le sere, alternandosi ad una lepre che entra anche in casa.

Freya trova frutti e fiori, i funghi rossi e bianchi come nelle favole e va a cercare la pietra dei vichinghi, l’ambra e le conchiglie nella spiaggia.

Come è nato il vostro meraviglioso progetto artistico?

Sara: nessuno di noi se lo sarebbe mai immaginato: i dipinti che realizzavo prima de Le amiche di Freya erano davvero molto differenti.

Erano oli o acrilici su tele di grande formato, con un tipo di pittura a tratti informale, che si chiamano Family album., iniziati a Firenze circa un anno prima del nostro trasferimento in Sardegna.

Ma ancora prima c’è stato un periodo, mentre frequentavo ancora l’Accademia, che, tra le pose come modella per un pittore e gli studi, avevo preso in affitto uno studio d’artista dove elaboravo dei grandi dipinti che traevano le linee dai mie disegni da bambina.

Avevo ricevuto diversi inviti a metterli in mostra: infatti questa serie di dipinti (il cui titolo di una mostra era “Chi ha paura del lupo?”) era stata esposta in alcuni locali della città e anche in un circuito di esposizioni in dimore e appartamenti privati.

Sembrava che questo tema fosse abbandonato per sempre, come un lavoro di analisi del sè a partire dal proprio vissuto,  dalla propria infanzia.

A distanza di anni sono cambiate davvero tante cose, ma in qualche modo pare che quell’esperienza artistica sia riemersa, anche se i formati sono più piccoli e la tecnica pittorica e i contenuti sono molto differenti.

Infatti c’è ora la Leggenda antica che anima Le amiche di Freya e, insieme agli altri, ci sono i colori dell’ isola.

Gianni: ricordo perfettamente il momento in cui accadde.

Sara sedeva accanto a Freya e disegnava per lei una piccola regina su un foglio preso dalla stampante: ricordo che nostra figlia era molto attenta a seguire i movimenti della matita in un silenzio che aveva attirato la mia attenzione, sembrava di vedere una piccola allieva molto diligente intenta ad apprendere gli insegnamenti della sua maestra.

Il disegno è nel mio cuore da sempre e vedere questo momento tra madre e figlia per me era bellissimo.

La curiosità per quella scena così normale e così particolare, a seconda di come la si vuol vedere, mi ha spinto ad osservare attentamente cosa succedeva: quale magia?  

Vivevo un dolore immenso per la perdita di mia madre (aveva sessanta anni quando ci ha lasciati) e vedere quella scena, ma, soprattutto, vedere questa figura statica, frontale, bidimensionale, piccola e dai tratti così gentili e così infantili è stato per me come ritornare bambino.

Per un istante io ero nuovamente bambino, senza l’ affanno e senza più quel vuoto insopportabile: è stata una carezza al cuore… non più lacrime nell’ anima, almeno per un istante.

Questa sensazione di benessere improvviso, a pensarci ora, mi sarà sembra una cura miracolosa, una benedizione.

Ho chiesto a Sara di realizzare quella figura su un supporto durevole perché pensavo che potesse diventare un piccolo capolavoro per la camera di Freya.

Dopo aver chiesto a Sara di dipingere un’altra bellissima principessa.

Per convincerela le ho detto che potevamo avere una piccola collezione di quei ritratti di principesse e, nel caso Freya fosse invitata al compleanno di qualche amica, poteva donare un dipinto che tra quelli poteva somigliare di più alla festeggiata.

Mentre Sara dipingeva, io continuavo a restare incantato davanti ai nuovi volti e presto la mia forte carica di sardità ha richiesto i suoi spazi.

Dissi a Sara queste principesse e sirenette danesi erano bellissime, ma la mia regina, mia madre, era di Buddusò e la bisnonna di Freya era di Bitti,  chissà che bellezza vederle rappresentate con il tuo stile.

E continuavo:  la leggenda sarda non ha forse le janas?

Potrai dare un volto anche a loro e far conoscere a Freya i racconti di Andersen e insieme i racconti popolari dell’Isola con i tuoi dipinti.

Da lì a poco tempo, all’insaputa di Sara, avevo gia pensato una mostra, un’esposizione con pochi dipinti per un bisogno personale di scoprire se ero l’ unico al mondo ad amare i dipinti di Sara.

Venne allestita ad Olbia e dietro le quinte osservavo le reazioni dei visitatori.

Non ero il solo a amarli: certamente è tutta una questione di sensibilità.

È indescrivibile per me dire cosa provo nel vedere come  alcuni bambini abbracciano i dipinti e persone anziane che si commuovono e ci ringraziano con lunghe strette di mano.

Freya

Quali tecniche usate?

Sara: ne utilizzo tante e diverse, di recente, osservando un dipinto di Giuseppe Biasi, ho avuto voglia di dipingere con le tempere sul cartone.

Il ritaglio di carta e tessuto (eredità lasciata da Edina Altara e le Sorelle Coroneo) lo associo all’acquerello, ma le immagini più riconoscibili, come ad esempio le piccole donne con abito tradizionale, sono tempere speciali e acrilici.

Gianni: A Firenze andavo alla scoperta di botteghe di antiquari, restauratori, decoratori e pittori:  alcune tecniche le ho apprese così, vedendo all’opera questi maestri che, con amicizia, mi svelavano alcuni dei loro segreti. insieme alle tecniche gia sperimentate da Sara si è arrivati a questo risultato .

Mi sembrava interessante e molto simpatico associare un dipinto statico con vista frontale e bidimensionale, tipico del linguaggio infantile, ad antiche ed elaborate tecniche, e infine nobilitare l’arte per l’infanzia, perché no?, anche con cornici importanti e d’ epoca.

Freya

Cosa vi affascina dei costumi sardi?

Sara: A Firenze avevamo molti amici costumisti e fashion designers, mi capitava di indossare le loro creazioni.

Ero affascinata dalla ricerca stilistica di Antonio Marras e alle forme della creatività vivida delle arti applicate degli artisti sardi dei primi del 900, che scoprivo grazie a Gianni.

Anni dopo, con la nascità de Le Amiche di Freya, è stato poi una riscoperta e poi vedere gli abiti dal vero al Museo del Costume di Nuoro.

Gianni: I ricordi della mia infanzia sono determinanti.

I miei genitori nel 1979 si recarono in Olanda, con un gruppo folk di Sennori e di Sinnai, e indossarono per un festival gli abiti tradizionali.

Mia mamma, al ritorno, non faceva che parlare dell’infinita bellezza di quei ricami, di quelle stoffe e di quei fazzoletti inamidati che aveva potuto osservare così da vicino e notare tutte quelle differenze di particolari e forme.

Non aveva un abito di sua proprietà, ma era consuetudine prestarli anche solo per scattare delle foto.

E così, dal momento che questa bellezza si può davvero comprenderla solo indossandola, grazie ai gentilissimi amici esperti e proprietari di queti gioielli, anche Sara e Freya godono di questo privilegio.

Freya

Del trionfo di bellezza nei panni delle principesse dell’ isola di tanti paesi.

Se doveste descrivere la Sardegna con due colori quali usereste?

Sara: Solo due?

Direi rosso rubino, caro al vestiario sardo, e azzurro del cielo e del mare.

Gianni:

Il verde chiaro dei licheni incastonati nella roccia e il rosso dei tronchi della sughera appena privata della corteccia.

 E per la Danimarca?

Sara: Il verde chiaro dei faggi in primavera e il blu cobalto del mare del nord.

Gianni: L’ azzurro polvere dello stile Gustaviano e il rosso dei mattoni delle case vecchie e nuove.

Freya

Quando create a cosa vi ispirate?

Sara e Gianni:

Al mondo delle fiabe, della narrazione, dai racconti classici sino alle immagini che scaturiscono dall’immaginazione di nostra figlia. Partiamo dall’ idea di insegnare a nostra figlia che è una bambina.  

I bambini hanno bisogno di immagini.

Non solo principesse e fatine: anzi ci piace molto l’idea che i bambini, e magari anche i loro genitori, possano scoprire o riscoprire anche le artiste e gli artisti dell’Isola come Maria Lai e le altre Amiche e poi Melchiorre Melis, Giuseppe Biasi, con i ritratti rivisitati in chiave infantile delle loro muse che non appaiono più come femmes fatales, ma come bambine.

È un nostro modo di comunicare, di insegnare la storia di queste figure di riferimento attraverso i protagonisti che ai loro occhi appaiono come loro.

Desideriamo metterli in diretto contatto e aprire ad un ideale dialogo con il dipinto.

Freya

Cosa vorreste comunicassero le vostre opere? Che sentimenti, che ricordi, che emozioni?

Sara e Gianni:       

Bontà, simpatia, gioia, affetto, incanto, amore, amicizia, fiducia, certezza, serenità.

Valori di cui hanno bisogno anche molti adulti.

Grazie per essere stati nostri graditi ospiti,ci vedremo a Sassari in aprile.

Grazie a te, Emma, a presto.

Freya

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. complimentissimiiiiii

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