“Chirù” di Michela Murgia

“Chirù” di Michela Murgia

recensione di Caterina Stile

Chirù

Chirù è un ragazzo poco più che adolescente, Eleonora è una donna di trentasei anni che sceglie di fargli da maestra. Maestra di vita.

Eleonora ha già avuto esperienze simili in passato, ma riconosce in Chirù un germoglio speciale,

“un crogiolo di contraddizioni in divenire dove brillava la scintilla di un’identità in sospeso tra il già e il non ancora”.

La maestra lo accompagna lungo il difficile percorso della vita, attraverso apparenze che sanno di realtà e realtà che si nascondono dietro le apparenze.

Chirù impara, si mette in gioco e la stupisce in ogni momento con le verità contraddittorie e gli umori tipici della sua età:

“non riuscivo ad abituarmi all’adolescenza che si portava nascosta addosso e che a volte mi appariva all’improvviso”.

Ma il percorso dura poco, i ruoli si capovolgono quando il limite sottile tra maestro e studente diventa troppo labile per poter restare ancorato all’autorevolezza necessaria.

Ne nasce un’attrazione sottile, quasi ostile e maitroppo lampante fino a quando non è lo stesso Chirù a scoprire le carte.

Il ragazzino che nelle prime pagine brancolava nella rabbia per un’infatuazione adolescenziale, tutt’a un tratto diventa un uomo capace di mettere in subbuglio le certezze duramente costruite in trentasei anni di vita.

Il percorso interiore di Eleonora è completamente scardinato e lei si troverà a un bivio inatteso della vita.

Dovrà fare i conti con una donna che non conosce e di cui ha quasi timore, una donna a lungo relegata nell’angolo più remoto della coscienza.

La storia di Chirù e della sua maestra ribalta il classico schema visto e rivisto in letteratura e in televisione: l’infatuazione tra studentessa e professore.

Qui è la donna a dirigere la relazione mantenendola su un piano inizialmente professionale, un rapporto innocente che lei nutre con la voglia di vedere la sorpresa negli occhi del ragazzo. Nient’altro.

La situazione però le sfugge di mano, la confidenza assume a poco a poco i contorni di una manipolazione subdola da una parte e di una gelosia ingiustificata dall’altra.

Un’evoluzione che non torna agli occhi del lettore perché non ha il coraggio di mostrarsi per ciò che è rinnegando qualsiasi dubbio: Michela Murgia tiene in bilico la sua storia fino alla fine, fino a quando non è lo stesso personaggio a stancarsi di quell’alone di non detto e a definire i ruoli e i rapporti.

Chirù, con un semplice bacio, cancella la linea sottile del mistero e mette ogni pedina al suo posto.

Lo stile dell’autrice è diretto e impressionante a volte al limite della ferocia, a volte al limite delle frasi fatte. Se questo può attrarre nelle prime pagine, a lungo andare diventa leggermente irritante:

“Il ragazzo non conosceva l’alfabeto silenzioso della faccia mediana del potere, quella che non ha più bisogno di luccicare per essere riconosciuta, ma non è ancora così forte da potersi permettere il lusso di farsi ignorare del tutto”.

La trama perde un po’ di carattere lungo il percorso per poi risalire nell’epilogo finale che segna i destini di entrambi i personaggi.

Forse andava analizzato in maniera più profonda il conflitto interiore che la stessa Eleonora finge di ignorare, ma la Murgia decide di descrivere con i fatti più che con le riflessioni.

L’idea è brillante, ben incastonata nell’antico palco della Sardegna e poi in giro per l’Europa, e rasenta una ribellione al perbenismo che emerge nell’educazione di Eleonora, alla finzione familiare nella quale viene educata:

Uscimmo di casa come una famiglia, reggendo tutti insieme l’invisibile impaccio di una formalità che in provincia significa ancora “domenica”.

Ma quanto una donna è in grado di ribellarsi a se stessa?

Sinossi

Quando Eleonora e Chirú s’incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di più.

Le loro vite sembrano non avere niente in comune.

Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono dall’arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico – li rende più complici.

Eleonora non è nuova a quell’insolito tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri.

Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l’energia di tutte le prime volte.

È così che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall’infanzia all’ombra di un padre violento fino a un presente che sembra riconciliato e invece è dominato dall’ansia del controllo, proprio e altrui.

Chirú, detentore di una giovinezza senza più innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare.

Titolo: Chirù
Autore: Michela Murgia
Edizione: Einaudi, 2015
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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