“Donne che amano troppo” di Robin Norwood

“Donne che amano troppo” di Robin Norwood

recensione di Tatiana Pagano

troppo

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo […].

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo […].

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo”.

Quale donna non si sarà rivista almeno una volta nella vita in questa descrizione?

Quale donna può davvero dire di non aver amato troppo un partner, un genitore, un figlio, un amico, trascurando il proprio benessere e sopportando ad oltranza la sofferenza?

Credo che nessuna di noi possa dare risposta negativa: è, infatti, insita nella natura della donna la premura, il prendersi cura e il darsi incondizionatamente.

Questa forma di amore quasi masochistica è Donna e a questa appartiene geneticamente e psicologicamente, seppur entro certi limiti; al di là di questi, infatti, si rischia di annientare la propria esistenza entrando in un loop patologico e senza fine.

Donne che amano troppo, bestseller di Robin Norwood, psicoterapeuta americana impegnata sul fronte delle dipendenze e specializzata in terapia della famiglia, è divenuto uno dei testi più letti sulla “psicopatologia dell’amore”.

Con il record di cinque milioni di copie vendute offre un’ampia casistica in cui vengono individuate le ragioni sottotese al comportamento di donne che, innamoratisi dell’uomo sbagliato, non riescono a lasciarlo risultandone addirittura dipendenti.

La donna, infatti, non è solo investita da una passività tale che non le consente di  libersarsene, ma paradossalmente riesce, seppur con molta sofferenza, a rintracciare energie da impiegare nel tentativo di cambiare il proprio partner.

L’analisi di questa spinta patologica che ci propone l’autrice nasce da esperienze dirette con mogli di tossicodipendenti ed alcolisti che, rifiutando di salvarsi, cercano sempre come vere e proprie crocerossine di salvare, purtroppo senza risultati, il compagno.

Secondo la Norwood, ed in generale secondo la psicanalisi, in realtà tali donne non sono affatto spinte dall’amore, quanto piuttosto dalla paura di essere abbandonate e dall’impossibilità di sostenere il dolore conseguente alla perdita.

L’origine di tale condizione è da rintracciarsi spesso nell’infanzia e nella presenza di relazioni traumatiche e disfunzionali con le figure genitoriali.

La donna, in tali casi, va quindi alla ricerca di un attaccamento sicuro e di protezione anche se questo significa dover stare con un uomo che la fa soffrire.

L’itinerario verso la consapevolezza e l’equilibrio individuato dalla Norwood non è da intendersi facile da intraprendere perchè vi sono complesse dinamiche di natura  psicologica da tenere in considerazione.

Il concedere troppo affetto agli altri a scapito di sé stessi, è preludio di una dipendenza affettiva.

Con questo termine ci si riferisce, infatti, ad una condizione relazionale negativa priva di reciprocità affettiva.

Caratteristiche tipiche di questa condizione sono la presenza di un atteggiamento negativo verso il sé che porta la donna a pensare di essere “sbagliata” e, quindi, la causa del comportamento del partner, e la paura di cambiare che soffoca ogni desideri o di evasione e libertà.

Per uscire dall’impasse della dipendenza è necessario ricordare che non ci sono scorciatoie e che questo

“è un tipo di comportamento che avete imparato da piccole e avete continuato a praticare: abbandonarlo sarà doloroso, vi costerà angosce e paure, ma sarà una sfida continua e necessaria per riuscire a cambiare”

e per trasferire l’amore e l’attenzione rivolta all’Alter, finalmente, verso voi stesse.

Sinossi

Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade?

Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene?

Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione.

Donne che amano troppo offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo.

Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l’equilibrio dei sentimenti.

Prefazione di Dacia Maraini.

Titolo: Donne che amano troppo
Autore: Robin Norwood
Edizione: Feltrinelli, 2013 (62ma edizione)
link d’acquisto:

https://www.amazon.it/Donne-amano-troppo-Robin-Norwood/dp/8807882663/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1490170908&sr=8-1&keywords=%22Donne+che+amano+troppo%22

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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