Donne e creatività

Donne e creatività

di Elvira Rossi

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Le donne amano esprimere la propria creatività in varie attività artistiche, in particolare la pittura, la ceramica, la fotografia, la scrittura.

E attraverso il web ora possono superare i confini di una dimensione privata, per espandersi in un territorio più vasto, rendendo visibili le opere prodotte.

Le donne rientrano, forse, in quel fenomeno definito “narcisismo digitale”?

Questo è un tema straordinariamente affascinante, che compete agli esperti.

All’interno di un discorso, non legittimato dalla dimostrazione scientifica, comunque appare lecito tentare un’ipotesi: le donne non sembrano mosse tanto dalla vanità di apparire per pura esibizione o culto della propria immagine, quanto piuttosto dal desiderio di costruire una rete di condivisione.

E che le donne siano più inclini all’associazionismo è un’affermazione difficile da smentire per le conferme, che provengono dalla loro storia.

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Si consideri pure che attualmente la partecipazione a una vita pubblica rischia di essere repressa sia da una flessione dell’occupazione che dalla disgregazione di momenti di socializzazione.

Il desiderio di non sentirsi escluse spiegherebbe la ricerca di ulteriori opportunità con la conseguente esplorazione delle alternative fornite dalla Rete.

Di là da ogni valutazione, l’importanza assunta dallo spazio virtuale è innegabile e la presenza femminile non sembra essere affatto minoritaria soprattutto nei siti di cultura.

Da una prospettiva puramente empirica, considerando il numero esorbitante di donne scrittrici, dilettanti o professioniste, verrebbe la tentazione di affermare che la creatività sia femmina, al contrario di quanto si è reputato per molto tempo.

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Gli studi di psicologia hanno chiarito che tutti gli esseri umani sono predisposti alla creatività, che non è appannaggio esclusivo di un sesso privilegiato.

La sua ripartizione è equa e paritaria rispetto al genere, si diversifica solo nella misura distributiva come tutti gli aspetti di un patrimonio intellettivo.

Nel settore della creatività il vantaggio dei maschi sulle femmine scaturiva essenzialmente dall’influenza di modelli stereotipati, che definivano i ruoli in base al genere.

Qual è il significato della parola creatività?

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Nel linguaggio ordinario, la voce creatività è ampiamente usata in maniera generica e viene associata a caratteristiche estetiche e professionali.

Sul piano scientifico gli psicologi, pur ammettendo la difficoltà di precisare tale concetto, tendono a identificare la creatività con uno stile di pensiero contrassegnato dalla divergenza.

Il pensiero divergente non è altro che un atteggiamento della mente, ovvero la capacità di strutturare in modo nuovo i dati della conoscenza, producendo idee originali, che ampliano i limiti della convenzionalità e dell’evidenza.

Il “pensiero divergente”, di cui parla Joy Paul Guilford o il “pensiero aperto” di cui parla Frederic Bartlett, entra in gioco  non solo nelle attività artistiche, ma in tutte le manifestazioni della mente e anche nei comportamenti.

L’analisi scientifica e la ricerca tecnologica sono guidate dagli stessi meccanismi mentali, che intervengono nell’elaborazione artistica.

Le variazioni non vanno individuate nei processi di pensiero quanto nelle forme e nei campi di applicazione.

Infatti nella produzione del nuovo ci si può appellare prevalentemente alla fantasia o al pensiero razionale.

Alcuni tratti accomunano le personalità creative, rendendole riconoscibili dagli atteggiamenti mentali e sociali. A connotare l’individuo creativo, in particolare, è la flessibilità intellettuale.

Il creativo si pone degli interrogativi, problematizzando le situazioni.

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Più indipendente nei giudizi, è pronto a cambiare punto di vista e possiede un maggiore spirito di adattamento.

Esprime un comportamento mentale più audace, accetta il rischio e non teme di sbagliare.

Al contrario, i soggetti molto poco o niente affatto creativi si aggrappano saldamente all’esistente  e sono tenacemente ancorati alla logica delle proprie convinzioni.

Le persone creative sono anticonformiste?

Il non conformismo è ritenuto una componente del pensiero creativo, non della creatività in sé e il solo anticonformismo non è sufficiente ad attestare la sua presenza.

Gli psicologi, quando parlano di creatività, non alludono agli atteggiamenti stravaganti.

Le condotte inconsuete possono essere originate da varie cause.

Le personalità autenticamente creative non rompono solo con le norme esistenti, non si allontanano semplicemente dagli schemi dominanti.

Scompaginano e ricompongono assetti sorpassati e attraverso percorsi insoliti approdano a risultati apprezzabili per l’efficacia estetica e l’avanzamento dei saperi.

Di fronte a questioni pratiche o teoretiche dall’architettura complessa, il divergente dimostra una capacità di elaborazione più profonda e acuta e, considerando elementi sfuggiti all’osservazione comune, arriva a congetture e ideazioni, mai stimate prima.

Il pensiero divergente non è antitetico al pensiero convergente: entrambi sono modalità dinamiche, che interagiscono nell’unicità e complessità dell’intelletto.

Jerome Bruner ha sottolineato l’importanza dell’intelligenza convenzionale per il pensiero divergente, che rappresenta un valore aggiunto e intrinseco della mente.

Il momento dell’illuminazione non sorge dal nulla.

Attività e opere originali suppongono sempre una conoscenza, oltrepassano il regno del già visto e del già noto, e si spingono fino a terre poco frequentate o totalmente sconosciute.

In tutti gli esseri umani è presente un’attitudine più o meno marcata alla creatività, che può essere potenziata e anche inibita, qualora il contesto sia improntato all’intolleranza o addirittura alla repressione.

Esiste, infatti, una stretta relazione tra sistema educativo e creatività.

La scuola per lungo tempo è stato il luogo  del conformismo e dell’autoritarismo.

E un programma culturale basato sulla replica dei saperi e delle azioni non ha fatto altro che mortificare l’estro inventivo, disperdendo la realizzazione e l’apporto costruttivo di molti soggetti.

Rispettare codici etici e giuridici è sicuramente un’esigenza imprescindibile di qualsiasi società. Altro è l’obbedienza assoluta e cieca, disancorata da ogni valutazione critica.

La divergenza, che non coincide affatto con lo scompiglio e l’alienazione, riesce a convivere con le regole di modelli di riferimento aperti, stimolanti e suscettibili di evoluzione.

La creatività meriterebbe di essere trattata come una risorsa superiore, parte di un patrimonio pubblico da promuovere e tutelare.

Tale principio dovrebbe essere assorbito dalla coscienza della collettività e delle Istituzioni.

Esiste la certezza che tutte le forme discriminatorie, comprese quelle di genere, operino in direzione opposta: deprimono, sprecano, sottoutilizzano, distruggono quote notevoli di un capitale umano.

Ottuse sono le società formalmente democratiche che, incuranti della corruzione e della meritocrazia, premiano condotte diligentemente ripetitive e clientelari, e, rinunziando a collaborazioni pregevoli, celebrano il trionfo della mediocrità.

Al contrario, oggi, in ogni branca del sapere è richiesto un livello elevato di competenza, sia per partecipare alla ricerca, sia per governare l’innovazione.

Solo il superamento totale ed effettivo di vecchi preconcetti potrebbe consentire l’utilizzazione piena della ricchezza, che deriva dall’ingegno della specie umana.

Si rileva un paradosso: le risorse materiali di un Paese sono sfruttate fino allo sfinimento totale, mentre le facoltà mentali, che sono fonti di energia rinnovabile e in continua espansione, non vengono adeguatamente curate.

Convinzioni cristallizzate, acriticamente applicate da un sentimento ampiamente partecipato,  andrebbero riconosciute, per poter essere corrette e smentite.

Il primo pregiudizio è che le donne siano meno creative degli uomini, il secondo è che le donne siano meno inclini agli studi economici, scientifici e tecnologici.

Il sospetto è che non siano stati predisposti itinerari paritari, che consentano a uomini e donne di scoprire e realizzare le proprie inclinazioni.

Sebbene la disposizione alla creatività sia la medesima, alla donna continuano a essere proposti stili di vita e scelte professionali, che sono ritenuti compatibili con un’idea ristretta e limitante di femminilità.

Sarebbe da annoverare, però, anche un terzo preconcetto, in base al quale si assegna una sorta di sovranità alle discipline scientifiche e tecnologiche e si riconoscono qualità superiori ai loro cultori.

È un pregiudizio più sottile, tuttavia percepibile, ugualmente nocivo e colpisce tutti i generi.

Si crede che il progresso sarà raggiunto da chi opera con maggiore efficienza nel settore della ricerca scientifica e tecnologica.

È vero che i lavori di routine sono stati superati da un’automatizzazione generalizzata.

I calcolatori e gli elaboratori elettronici sono sempre più diffusi.

La robotica diventa sempre più invasiva.

Il mondo delle comunicazioni è in continuo fermento.

E come se la rivoluzione telematica non fosse bastante, la politica è sempre più succube di una finanza, che determina il ritmo di un’economia globale.

Ma non né pensabile né auspicabile che lo sviluppo dell’umanità si debba decidere solo negli asettici laboratori di ricerca, in cabine di automazione e ancora peggio nelle stanze del potere finanziario.

La ricerca scientifica può allungare la vita dell’uomo, ma non potrà risolvere i suoi conflitti e garantirgli il benessere interiore.

Confidare solo nell’economia e nella tecnologia per lo sviluppo umano non è solo errato, è persino aberrante.

 La “società liquida”, di cui parla il sociologo Zygmunt Bauman, non ha solo smantellato sicurezze e punti di riferimento, ha spersonalizzato l’individuo e lo ha trasformato in una merce.

L’uomo può decidere di annegare nel vuoto oppure di contrastare l’oscuramento della propria coscienza, elaborando una visione della vita, che gli riconosca a pieno titolo quei bisogni profondi, che si ribellano al dominio della tecnologia e al relativismo esasperato.

Il dialogo con le macchine non può essere respinto, ma l’uomo deve imparare a dominarle, altrimenti  averle inventate sarebbe poca cosa o addirittura perniciosa.

Per questa ragione, la filosofia, la religione, l’arte, la psicologia sono di vitale importanza e non sono affatto secondarie rispetto alle scienze esatte.

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Ritenere che le discipline umanistiche e tutte le forme dell’arte non siano determinanti per un progresso, che non sia solo materiale, è una convinzione di una umanità, che ha smarrito l’anima.

Tutte le facoltà, pensiero convergente e divergente, spirito critico e riflessivo, intelligenza razionale ed emotiva, razionalità e immaginazione, logica e fantasia, in un’unità composita di mente e spirito, andrebbero attivate di fronte all’offensiva di una realtà, che considera l’uomo un ingranaggio di una macchina sempre più potente.

E la difesa dell’umanità minacciata andrebbe affidata alle creature di tutti i generi, senza alcuna esclusione.

Non è assolutamente accettabile sottostimare o sprecare la potenza immaginativa di una metà dell’umanità.

E ben vengano tutti gli spazi e le iniziative, che incoraggiano le donne a prendere consapevolezza della propria creatività e a sottrarla al buio della notte.

Vorrei terminare con una sorta di appello, rubando le parole a Clarissa Pinkola Estés, che in “Donne che corrono con i lupi” a un certo punto afferma:

“L’atteggiamento gelido estingue il fuoco creativo nella donna. Inibisce la funzione creativa. È un grave problema, e la storia ce ne dà un’idea. Il ghiaccio deve essere rotto e l’anima tolta dal gelo.”

E poi si chiede:

“E allora qual è la soluzione?…Andate avanti, datevi da fare. Prendete e cominciate a scrivere, e smettetela di piagnucolare. Prendete il pennello e, tanto per cambiare, siate buone con voi stesse: mettetevi a dipingere. Ballerine, infilate un’ampia veste, legatevi nastri nei capelli, alla vita o alle caviglie e dite ai corpi di muoversi: danzate. Attrici, scrittrici, poetesse, musiciste: bando alle ciance. Non pronunciate neanche una parola, a meno che non siate cantanti. Chiudetevi in una stanza o in una radura sotto il cielo. E dedicatevi alla vostra arte. In linea di massima ciò che si muove non congela. Muovetevi dunque, non smettete di muovervi”.

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Le mie riflessioni sul rapporto tra Donne e Creatività continuano nell’articolo “Donne, web e scrittura”, al seguente link:

Donne, web e scrittura

I due interventi di Ilaria Biondi, “Gioco e creatività. Creatività in gioco”: 

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/gioco-e-creativita-creativita-in-gioco-parte-prima-introduzione/

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/gioco-e-creativita-creativita-in-gioco-parte-seconda-intervista/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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