Donne, web e scrittura

Donne, web e scrittura

di Elvira Rossi

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In passato la condizione vissuta dalle donne ha consentito solo a poche privilegiate di esprimere la propria creatività nell’arte letteraria.

L’attuazione di una rilevante evoluzione del costume, pur non segnando ovunque uno stato di totale parità, ha consentito alle donne di frequentare territori, prima poco accessibili o addirittura negati.

Tuttavia nei momenti di crisi, quando a essere minacciata è la madre di tutte le libertà, ovvero l’indipendenza economica, ogni margine si stringe e diventa più angusto.

E tutte le limitazioni, le assenze e le deficienze penalizzano sempre più l’universo femminile rispetto a quello maschile.

L’attività politica e sindacale, che negli ultimi decenni aveva calamitato le recenti generazioni,  si è così immiserita da non riuscire più ad avere lo stesso potere attrattivo, anche perché la cultura sembra essersi allontanata dalle stanze della politica.

Attualmente un impoverimento delle relazioni e un avanzamento dello spazio virtuale hanno invaso una realtà sociale in frantumi.

Comunque le donne non vogliono rinunciare a essere presenti, sono curiose intellettualmente, studiano, leggono, hanno voglia di lavorare e di partecipare attivamente alla vita pubblica.

Nell’esercizio perenne di un’emancipazione da una subalternità non completamente risolta, non hanno mai abbandonato la ricerca di forme nuove di socializzazione e hanno accolto le sfide delle tecnologie informatiche.

Per tale ragione hanno appreso a utilizzare strumenti digitali e a frequentare campi virtuali, per svago, per un lavoro da cercare o da svolgere, per interessi e contatti personali.

Non a caso il web accoglie una pluralità di voci, molte delle quali sono femminili.

Le donne sono presenti soprattutto nel mondo della scrittura, infatti sono assidue frequentatrici di blog e siti di letteratura.

Peraltro l’ambiente digitale sembra favorire la scrittura e la sua diffusione.

Chi all’avvento del computer, di fronte al dominio delle immagini, aveva profetizzato il declino della scrittura forse si sbagliava.

Scrivere al computer è un’operazione veloce e pratica, perché consente di riprendere e modificare un testo molto facilmente.

La possibilità di trattare simultaneamente testi scritti e audiovisivi con una varietà di linguaggi incoraggia la sperimentazione di percorsi e soluzioni originali e, aprendo nuove prospettive all’elaborazione mentale, favorisce il pensiero divergente.

Le ragioni di un’incursione al femminile, in particolare nei Siti di Letteratura, sono comprensibili.

Per scrivere occorrono sicuramente pochi “ingredienti”, più facili da reperire rispetto ai mezzi reclamati da altri settori professionali.

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A un foglio, una penna o un computer, bisogna aggiungere, però, il tempo libero, che per tutte le donne rappresenta il bene più difficile, di cui disporre.

Le donne per condizionamenti esterni, per necessità, per scelta sono inclini a rivolgere ogni premura agli affetti familiari.

E quando si occupano di sé, non è raro che siano tormentate da conflitti e sensi di colpa.

Simone De Beauvoir, che nel “Secondo Sesso” definisce

“la donna un prodotto elaborato dalla civiltà”,

farebbe rientrare i sensi di colpa femminile tra gli effetti di un’educazione ingannevole,

“una congiura per sbarrarle la strada della ribellione e dell’avventura”.

Le donne subiscono le conseguenze di barriere culturali, ma non è neppure improbabile che alle volte siano loro stesse a contribuire inconsapevolmente a un’azione di assoggettamento attraverso una sorta di autolimitazione.

Frequentemente esitano, non trovando l’ardire di allontanarsi dalle aspettative altrui  e di uscire fuori dai ruoli assegnati.

Nell’indagine incessante di zone da esplorare, ad alcune donne il web si propone come un semplice elemento aggiuntivo di un’esistenza già ricca di alternative.

Ad altre, che si muovono in contesti meno dinamici,  si offre come una un’area virtuosa ed esclusiva di partecipazione.

L’ambiente virtuale per la sua smisurata flessibilità si manifesta generoso e accogliente con le donne.  E dilatandosi, si apre a ogni richiesta, senza discriminazione di genere.

In esso, peraltro, la competizione cattiva, che in forme palesi o mascherate si ritrova nella dimensione concreta, viene a essere edulcorata, perdendo certi tratti di scontro violento.

L’antagonismo di genere, che non raramente disturba e altera i rapporti, nel virtuale ha un calo di tensione.

Nel web resta solo l’ipotesi insopprimibile di dissensi e incomprensioni.

Però tra soggetti, che non si siano mai sfiorati con lo sguardo, ogni contrasto, assumendo toni meno drammatici per un minore coinvolgimento emotivo, è destinato a essere governato e risolto in termini più misurati e indolori.

Esistono ragioni storiche, per le quali ci si dovrebbe compiacere che alle donne, interessate alla scrittura, il web abbia regalato un’opportunità di svelarsi oltre le pareti domestiche.

Le donne rischiano di essere ancora una volta sacrificate, se non avranno spazio e tempo, sufficienti, per mostrare a tutti la misura del proprio talento, fino al possibile raggiungimento di livelli alti di creatività.

Non a caso Stendhal affermava:

“Ogni genio che nasca donna è perso per l’umanità”.

Si è sostenuto con un’espressione, ormai logora, che alle donne andrebbe riconosciuto il diritto alla mediocrità.

Ma al diritto alla mediocrità non sarebbe meglio contrapporre il diritto al superamento della mediocrità?

La propagazione, attraverso il web, di attività e giochi creativi potrebbe costituire un terreno fertile, favorevole all’estro inventivo della scrittura.

A scrivere per passatempo o sfogo personale sono in tante.

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Nondimeno sono poche le donne, che attorno alla scrittura riescono a costruire un progetto di vita e, dedicandosi esclusivamente a questo impegno, lo trasformano in una professione.

Probabilmente  sono anche meno interessate degli uomini al successo o forse non sempre riescono a crederci in maniera forte o sono troppo prese dall’assumere dentro di sé la felicità degli altri.

In ogni caso le donne stanno diventando più sicure e coraggiose e non è raro che non scrivano più solo per se stesse.

Senza il web quante scritture resterebbero chiuse in un cassetto?

Quale libro sarebbe più distante dalla vita: uno conservato nel cassetto o un altro reperibile in rete?

Tra l’oscurità di un cassetto e la visibilità del web che cosa si preferisce?

Le donne escono dal buio di una stanza appartata, in cui i pensieri sono germogliati, e attraverso il web mettono a nudo un’interiorità mossa da emozioni e ragione.

La scrittura, soprattutto quando è sorretta da una vocazione profonda, bussa alla porta, per uscire dal silenzio.

Del resto tutte le forme dell’arte, al di là del valore, per vivere, cercano l’esaltazione degli sguardi.

Un artista potrebbe non amare il palcoscenico e non esibirsi, ma la sua opera pretende di apparire e recitare la sua parte, altrimenti sarebbe destinata a morire.

L’arte ama e ricerca l’esibizione.

E il web, attraverso i Siti di Letteratura, si configura come un grande palcoscenico, che democraticamente e senza nulla esigere si concede a tutti.

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Sopra quel palcoscenico si affacceranno voci più o meno dissonanti o armoniose.

Il diritto di recitare non andrebbe sottratto a nessuno, resta il problema di distinguere le voci stonate da quelle intonate.

Una difficoltà, che non dovrebbe sgomentare fino a causare un rifiuto del mondo virtuale.

D’altronde si consideri che le cose non funzionano diversamente nella vita concreta, dove si impone sempre

la necessità di distinguere il vero dal falso, l’affidabile dall’inaffidabile, l’arte dalla contraffazione.

Il confine tra virtuale e reale forse è più labile di quanto si immagini: non sono entità opposte e nettamente separate, ma vasi comunicanti.

Se si ammette che con la sua energia dirompente rimescola le conoscenze, modifica strutture mentali, ridisegna identità e relazioni, il web non può essere ritenuto inconsistenze e illusorio.

Il web non è ingannevole per natura e definizione, diventa inattendibile per le modalità di un uso scorretto, acritico, sostitutivo e non espansivo della comunicazione.

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L’identificazione dello spazio virtuale con il dominio assoluto dell’artificiosità non convince totalmente.

Persuade, però, l’opinione che urge studiare con metodiche di analisi scientifica le interconnessioni  generate dalle tecnologie informatiche,  per sfuggire al loro dominio attraverso la strada della consapevolezza ragionata.

Il web è guardato giustamente con sospetto, quando diventa un campo di addestramento in pose eccessive o insane.

Perde, però, il suo carattere di estraniazione e riacquista una sua innocenza, quando è ricercato come un semplice luogo di discussione.

Non a caso l’ambiente virtuale è propizio all’azione delle donne, che vogliono ritrovarsi, per aprirsi all’esterno e mettersi in gioco.

E quando esse abbandonano la tastiera di un computer e tornano a immergersi nella fisicità degli incontri, non è escluso che portino con sé un profitto, che si evidenzia in particolare in una forma di autostima, da poter spendere in una quotidianità avara di stimoli e riconoscimenti.

L’interazione tra realtà e virtualità è complessa, può generare dicotomia, conflitti, ma anche osmosi.

Alterazione della propria identità, sì, ma non sempre in senso negativo.

I comuni interessi saldano un vincolo di complicità tra le professioniste della scrittura  e le amanti della parola scritta.

I siti di letteratura, che non sono destinati solo alla pubblicità delle opere quanto piuttosto a dibattito, sono alimentati dalla comune passione per i libri.

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Libri da conoscere, libri da suggerire, libri da leggere, libri da scrivere, libri da commentare, e book e libri stampati.

I frequentatori abituali dei siti di letteratura non sono lettori distratti, tutt’altro, sono lettrici e lettori qualificati in grado di vivacizzare uno scambio culturale e possono persino concorrere alla notorietà di un libro o di un autore o viceversa ne potrebbero decretare un deprezzamento.

In una platea tanto affollata, i lettori hanno acquisito un potere, che una critica “autorevole” stenta a esercitare o perché si rende poco credibile, servendo talvolta gli interessi di mercato delle Case editrici, o perché si mimetizza per connotazioni elitarie e accademiche.

Come si spiega l’esistenza di Siti di Cultura o Letteratura al femminile? A quali bisogni rimandano?

Interrogativi che, toccando trasversalmente vari temi, non possono essere soddisfatti da risposte essenziali e univoche, e che anzi potrebbero avviare un’analisi affascinante.

Le donne non desiderano costruire dei “quartieri” dove rinchiudersi, aspirano solo a vivere intervalli di assoluta libertà.

Vogliono raccontarsi e non vogliono solo essere raccontate da una prospettiva maschile.

Non si riconoscono nelle rappresentazioni, che tutte le forme di comunicazione danno del femminile.

Non intendono delegare nessuno a parlare al posto loro, vogliono parlare come sanno, come possono e sono pronte a parlare non solo alle altre donne, ma anche agli uomini e con gli uomini, che siano disponibili a farlo.

Le donne sollecitano la restituzione di una identità autentica, totalmente scevra da contaminazioni esterne e costrutti stereotipati.

Non vogliono isolarsi in ghetti o zone protette, desiderano solo transitare in zone di libero accesso, dove ogni essere femminile potrà sentirsi centro e non periferia.

Momenti di crescita personale e collettiva, pause vissute al femminile.

Donne, che il successo lo hanno già raggiunto,

donne realizzate e appagate,

donne che inseguono conferme e visibilità,

donne che amano semplicemente la cultura,

donne tutte diverse, ciascuna con la propria singolarità, entrano in un circuito di relazioni con la certezza di sentirsi accolte e rispettate.

Quante doti, quanti talenti femminili sono stati smarriti, per non essere stati compresi e appoggiati!

E allora è un bene che le donne provvedano in piena autonomia a tessere trame, per esprimere le  potenzialità creative, piccole o grandi che siano, sempre degne di attenzione.

Per rendere più umana l’esistenza, andrebbe applicato un principio civile ed etico: consentire a ciascuno di assecondare il ritmo e le mille sfumature dell’energia creativa della mente.

Ogni individuo, sempre che ne abbia la forza, dovrebbe poter scalare le montagne, per raggiungere le cime più elevate, senza però che si senta obbligato a farlo o peggio si consideri un perdente, qualora si fermi a bassa quota.

Se la creatività fosse promossa senza pregiudizi di genere e di qualsiasi altro tipo, in una società solidale la probabilità di contare su delle menti, capaci di costruire il benessere collettivo, si innalzerebbe notevolmente.

Utopia? Certamente! Ma dal fango si emerge, alzando gli occhi al cielo.

Le donne non vogliono restare in maniera permanente in uno spazio separato dall’universo maschile.

Sono momenti fugaci e provvisori. Zone di passaggio, in cui è possibile provare le proprie attitudini in un’atmosfera più rassicurante, per rientrare con una forza nuova e un maggiore grado di autostima  in una realtà che mescola le differenze.

E le donne che partecipano ai Siti di “Letteratura al femminile” sono sensibili e attente, affinché si realizzi un clima di accoglienza.

L’ accoglienza agisce come una virtù squisitamente femminile.

Nei siti di Letteratura al Femminile creati dalle donne e aperti a tutti, ma frequentati essenzialmente dalle donne, si rileva una cura speciale nell’ospitalità.

Non si distribuiscono voti, non si costruiscono gerarchie di merito, non si chiede a nessuno di eccellere, lo spirito competitivo è molto debole.

Si chiede solo il rispetto di regole indispensabili per l’organizzazione di un gruppo.

L’adesione delle donne al mondo della scrittura risulta eterogenea per la tipologia dei contributi.

Gli interventi delle donne non sono omologabili per ruoli ed efficacia, tuttavia in tutte si coglie il desiderio di esserci, conoscere e conoscersi, mettersi alla prova, scavare dentro di sé, sostenersi,  verificare, attraverso il consenso, abilità, che magari non si sapeva di possedere.

Le donne istintivamente ricercano ambienti esterni, che non le giudichino con superficialità e che le aiutino a superare la paura dell’errore o del fallimento.

Efficaci le parole di Clarissa Pinkola Estés:

“Dobbiamo portare le nostre idee in un posto in cui trovino sostegno. È un passo importantissimo, concomitante con la focalizzazione: trovare nutrimento.

Rarissime sono le donne in grado di creare raccogliendo soltanto le proprie forze. Abbiamo bisogno dei colpetti d’ala di tutti gli angeli che riusciamo a trovare”.

Quali stravaganze talvolta ci riserva il web!

Talvolta minaccia di sradicarci dal nostro vissuto e da un’altra parte abbrevia la distanza fisica.

La distanza virtuale rassicura e rende più intraprendenti, mentre la vicinanza reale spesso si trasforma in distanza, per il dominio di schemi e diffidenze, che bloccano il desiderio di parlare con l’altro.

Quante occasioni di incontro e di dialogo sono andate sprecate, per assecondare l’intrusione di sentimenti negativi non sempre motivati!

Il web talvolta può aiutare a vincere certe reticenze e la caduta di una dose superlativa di diffidenza diventa premiante, perché consente di scoprire che l’altro, il diverso, l’estraneo, o semplicemente lo sconosciuto non è poi così terribile e temibile, come era stato prefigurato.

Virtuale e reale si oppongono per davvero?

La mente dell’uomo dovrà apprendere a frequentare questi due mondi, entrando e uscendo da entrambi con abilità, per non perdere la rotta dell’esistenza.

Sono dimensioni, che dovranno essere equilibrate.

La virtualità, che non può e non deve sostituire gli incontri ravvicinati, ha acquisito un diritto di cittadinanza, che difficilmente potrebbe essere scalzato. I suoi detrattori si dovranno arrendere alla sua esistenza.

Il web è paragonabile a un’auto potente che seduce e spaventa chi non abbia ancora appreso a guidarla.

Il ritmo veloce della tecnologia non è sorretto da una nuova weltanschauung, che includa una cultura del governo  dell’automazione.

L’operazione di salvataggio è nelle mani dell’etica, delle scienze umane e sociali.

A salvare il mondo non sarà il camice bianco di un biologo o di un informatico, ma i versi di un poeta, il pensiero di un filosofo, l’umanità intera, che dovrebbe prestare l’anima  e la mente alle macchine, per dominarle e non essere dominata.

E nelle mani dell’universo maschile andrebbe riconsegnata una ricchezza, di cui lui stesso si è privato: il pensiero femminile, liberato dalla prigione, in cui era stato rinchiuso da un desiderio di sovranità.

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Le mie riflessioni sul rapporto tra “Donne e Creatività”, al seguente link:

Donne e creatività

I due interventi di Ilaria Biondi, “Gioco e creatività. Creatività in gioco”: 

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/gioco-e-creativita-creativita-in-gioco-parte-prima-introduzione/

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/gioco-e-creativita-creativita-in-gioco-parte-seconda-intervista/

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