Gioco e creatività. Creatività in gioco. Parte seconda: l’intervista

Gioco e creatività. Creatività in gioco.

Parte seconda: intervista a quattro donne creative

di Ilaria Biondi

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Anna Fresu  scrittrice e teatrante (attrice, regista, autrice). Si dedica anche al découpage e alla creazione di gioielli e pupazzi con materiali da reciclo

Lina Mazzotti – scrittrice e artista nel campo dello handmade

Maria Cristina Sferra   autrice

Cristina Vecchi  restauratrice e pittrice

Care tutte, vi sono grata di avere accettato questo invito a condividere con i lettori di Cultura al Femminile la vostra esperienza.

Vorrei partire sottoponendovi alcune domande relative alla dinamica del gioco, per cercare di capire in che misura esso abbia solleticato la vostra curiosità e destato il vostro interesse.

Quali sono state le vostre reazioni quando avete ricevuto l’invito a partecipare al gioco e che aspettative avevate?

A.F.: Mi è sembrata una bella occasione per far circolare e scambiare su facebook un po’ di poesia (e racconti) e sono grata a Elvira Rossi per avermi coinvolta.

L.M.: L’invito al gioco della catena “virtuosa” mi è arrivato da Ilaria Biondi ed è stato una piacevole sorpresa. Sono stata contenta e curiosa di leggere tante poesie emozionanti delle innumerevoli autrici che hanno partecipato, molte non le conoscevo ed è stato un regalo inaspettato, altre sono amiche che stimo e apprezzo da tempo ed essere insieme in questo gioco è stato piacevole.

M.C.S.: Carissime Elvira e Ilaria, sono molto onorata e vi ringrazio per avermi invitata a rispondere alle domande dell’intervista, coinvolgendomi nel vostro interessante progetto a quattro mani.

Sono stata invitata a partecipare al gioco da Ilaria Biondi, amica e autrice che stimo moltissimo, ma confesso di non aver aderito immediatamente.

Sono rimasta spettatrice per alcuni giorni e, mentre aspettavo di trovare il tempo da dedicare, ho potuto apprezzare il fatto che il gioco si stesse allargando a macchia d’olio.

Quando poi ho incominciato a pubblicare e invitare altre persone non avevo particolari aspettative: mi è piaciuto lo slancio di chi era già stato coinvolto e l’ho fatto mio.

Ho pensato che sarebbe stato bello condividere alcuni miei testi, ma soprattutto ospitare altri creativi sulla mia bacheca, aperta per l’occasione, creando una grande onda di parole e immagini.

C.V.: Dicembre 2016. Nei primi giorni del mese noto su Facebook questo gioco e, incuriosita dalla sua semplicità, lo seguo.

La curiosità è alla base del mio essere Cristinaartista pittrice restauratrice.

Nei giorni seguenti questo gioco-catena (catena con un intento però molto positivo), mi porta a scoprire opere inedite di numerosi amici.

Arriva poi il turno di Paola Annovazzi, che carissimamente mi telefona e mi invita a partecipare.

Su quali basi avete scelto le persone nominate?

A.F.: Ho nominato poetesse amiche che conosco e stimo. Devo dire con poco successo perché molte di loro non hanno potuto partecipare.

L.M.: La scelta per la nomina giornaliera l’ho fatta in base alle diversità creative e anche al fatto che il gioco si è sviluppato maggiormente nel contesto della poesia, inoltre ho cercato di coinvolgere anche artisti uomini dato che la partecipazione era del tutto al femminile.

M.C.S.: Ho scelto, sulla base dei miei gusti personali, autrici che rappresentassero mondi creativi differenti: una giornalista-pittrice, alcune scrittrici-poetesse, un’architetta-scultrice, una scrittrice-fotografa.

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C.V.: Le persone sono state scelte all’interno della cerchia di amici creativi facenti parte del mio “conoscere.

Le persone coinvolte hanno poi, a loro volta, espresso interesse e pareri favorevoli nei vari post.

Man mano che proseguivate nel gioco, è successo qualcosa di inaspettato?

A.F.: Forse la cosa più inaspettata è stata l’attenzione e la grande partecipazione, in generale.

L.M.: Con il proseguire del gioco il flusso artistico si è espanso e arricchito di tante sfaccettature, non solo sulla forza delle parole poetiche ma anche nella prosa, nella fotografia, nella pittura, scultura e nella musica.

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Le immagini hanno coronato benissimo i sentimenti espressi, un ricco e sorprendente puzzle che mi ha consentito di approfondire le nuove conoscenze.

M.C.S.: Niente di inaspettato, a parte il piacere di scoprire nuove opere ogni giorno.

C.V.: Qualcosa di inaspettato c’è stato, come accade in ogni cosa. In senso negativo, il rifiuto di un paio di inviti a partecipare. In senso positivo, l’interesse suscitato in Ilaria dal gioco e l’estendersi della catena all’ambito della creatività letteraria. Ricordo di aver pensato subito a Ilaria, persona solare, allegra, creativa della scrittura. Perciò le inviai la proposta, seppur titubante.

Cosa trovate vi abbia in qualche modo inibito o messo in difficoltà? Cosa, invece, vi ha stimolato e sollecitato a proseguire?

A.F.: Difficoltà, tutto sommato, nessuna. L’interesse suscitato dai miei versi (e anche dagli altri) è stato senz’altro uno stimolo a proseguire.

L.M.: La difficoltà maggiore è stato il periodo delle festività natalizie e il poco tempo a disposizione, ma non mi sono persa d’animo e ho affrontato il tutto con determinazione.

Avrei voluto poter condividere meglio e in più post la mia passione handmade, ma l’organizzazione è più complessa rispetto alla condivisione delle poesie.

M.C.S.: L’unica cosa che mi ha messa in difficoltà è stata l’antipatica necessità di taggare tutte le persone via via coinvolte.

Alla fine erano talmente tante che ho avuto la netta sensazione di disturbare. La cosa più stimolante è stata la risposta entusiasta di chi ha accettato l’invito a partecipare.

C.V.: Man mano che i giorni passavano ero sempre più coinvolta e interessata a pubblicare un mio lavoro, che si dispiega dall’artigianato alla pittura, passando per il restauro.

Ogni giorno, pertanto, era possibile fare una scelta diversa da quella del giorno precedente.

Questo è ciò che più mi ha sollecitato a proseguire.

Quanto alle difficoltà, direi la necessità di seguire una tabella di marcia piuttosto intensa, vale a dire il dover pubblicare un post ogni giorno, senza interrompere il flusso della catena.

Ritenete che l’avervi partecipato vi abbia portato qualcosa di positivo, in termini di riflessioni, sensazioni, contatti instaurati con persone che non conoscevate prima?

A.F.: Il gioco mi ha permesso di conoscere meglio alcune “amicizie”, come persone e come autrici.

Mi ha confermato che scrivere versi non significa necessariamente fare poesia ma che, comunque, è una possibilità in più per esprimere sentimenti e sensazioni e che in mezzo alla quantità a volte emerge anche la qualità.

L.M.: Sicuramente questa esperienza mi ha arricchito interiormente, confrontandomi con tematiche interessanti e ha rafforzato la vicinanza, anche se virtuale, con artisti affini al mio sentire e alla percezione della realtà. Un bel gioco di empatia.

M.C.S.: Con questa catena virtuosa di creatività, interagendo con maggiore frequenza durante i sette giorni, ho potuto approfondire la conoscenza di persone che erano già nella mia cerchia di amicizie e scoprire alcune loro opere per me inedite.

C.V.: Questo gioco creativo ha avuto la capacità di stimolare la mia voglia di fare e ha saputo allargare la rete di conoscenze creative al di là dell’ambito nel quale solitamente mi trovo a operare.

Se vi venisse riproposto il gioco o se voi stesse decideste di rilanciarlo, scegliereste le stesse modalità oppure cambiereste qualcosa e perché?

A.F.: Forse ridurrei il numero dei poeti citati a uno al giorno e non di più per tutta la durata del gioco (sette poeti in tutto, che poi a loro volta si moltiplicherebbero, ecc.) questo per poterli leggere e farli leggere con maggiore attenzione.

L.M.: Per un nuovo gioco si potrebbero scegliere tematiche definite da sviluppare in forme artistiche diverse, ma sinceramente mi sono sentita soddisfatta di come è stato proposto.

M.C.S.: Cambierei la modalità del tag esteso a tutti, compreso chi è stato invitato da altri, per evitare di essere troppo invadente.

C.V.: Sicuramente rilancerei il gioco, mantenendo la modalità di rinomina quotidiana delle persone coinvolte. Mi piacerebbe che il lavoro presentato fosse accompagnato da una descrizione piuttosto accurata.

Sarebbe inoltre auspicabile che i post settimanali fossero “salvati” e archiviati, in modo da poterli rivedere a distanza di tempo.

Quale pensate fosse lo scopo perseguito da chi ha ideato e lanciato questa “catena della creatività”?

A.F.: Credo fosse un desiderio di conoscersi meglio e scoprire nuovi autori.

L.M.: Credo che l’idea di questa “catena creativa” sia stata improntata felicemente sul gioco, per innescare una corrente artistica che non può prescindere da ciò che capita attorno a noi.

Così, uscendo dalle nostre individualità, abbiamo condiviso e attinto a talenti virtuosi una vera potenza vigorosa.

Un gioco acuto e profondo riuscito splendidamente.

M.C.S.: Credo che lo scopo sia stato quello di condividere ciò che emoziona, nella speranza che, attraverso l’arte declinata nelle diverse forme, la bellezza riesca davvero a salvare il mondo.

C.V.: La catena della creatività in gioco, “sfruttando” i legami di amicizia e i contatti favoriti da Facebook, aveva a mio avviso lo scopo di coinvolgere differenti forme di creatività, con l’intento di gettare le basi per un sempre più vasto e nutrito legame, nello spazio virtualmente infinito del web.

Questo non dovrebbe tuttavia mai prescindere dal creare e mantenere al contempo rapporti di collaborazione e condivisione nella dimensione reale.

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Permettetemi ora di estendere il discorso alla vostra, di creatività.

In che misura essa si nutre di solitudine, silenzio e raccoglimento da un lato, e di condivisione, apertura e socialità dall’altro?

A.F.: Credo si nutra della vita. Con i suoi momenti necessari di riflessione, di solitudine; ma anche col bisogno di condivisione, di empatia, di azione.

Non riesco a concepire l’io senza l’altro e l’altro per me è presente anche negli imprescindibili momenti di raccoglimento. Non voglio essere un monolite, mi piace confrontarmi, ascoltare, cercare di capire, agire. Insieme agli altri.

L.M.: Ho sempre vissuto i miei pensieri e le parole scritte in modo introspettivo e intimo riempiendo quaderni e ogni piccolo pezzettino di carta che trovavo per fissare immediatamente con l’inchiostro ciò che sentivo. Soltanto in poche occasioni particolari, uscivo allo scoperto, diventando dono poetico a persone care.

Poi con l’incontro di donne speciali che mi hanno aperto il loro animo, ho iniziato con passione a condividere i miei scritti, felice del confronto che diventa crescita artistica e umana.

Credo molto nell’importanza della condivisione.

Invece per le creazioni handmade il “fatto a mano” è stato naturale incuriosirmi di vestiti, maglie, pizzi e ricami che vedevo quotidianamente in casa per poi iniziare a sperimentare seguendo gli insegnamenti.

Quando ero molto piccola non capivo la bellezza degli indumenti che indossavo, pezzi unici pieni d’amore, mi sentivo osservata e diversa dalle mie amiche.

Successivamente ho compreso profondamente il valore e questo legame con le mie antenate ancora ora mi è di aiuto e di esempio nell’affrontare la vita.

Del resto sono cresciuta in una famiglia dove la creatività era molto presente e ne ho sempre respirato tutti i benefici.

Anche la musica e i canti allietavano i momenti insieme e stemperavano le tensioni.

Ma l’arte del ricamo e del cucito oltre ai ferri e all’uncinetto l’ho ereditata dalle mie nonne e da mia mamma, un dono passato da mano in mano da tutte le mie ave che abbellivano e curavano la famiglia e la casa.

Facendolo poi diventare anche una vera e propria professione a tempo pieno come del resto ho fatto anch’io per un periodo lavorativo.

Ho così potuto cercare diverse forme di espressività e sperimentare nuove tecniche e materiali come per esempio la seta e la creazione di cravatte o ricami su camicie sartoriali.

Ogni punto è un passo verso la realizzazione di un progetto sognato e studiato nei minimi particolari.

M.C.S. Amo scrivere in silenzio e, se possibile, in solitudine, anche se capita a volte di dover prendere brevi appunti nelle situazioni più disparate.

L’atto creativo è per me sempre molto intimo.

La condivisione è invece legata all’umore del periodo e al volubile desiderio di diffondere ciò che scrivo.

C.V.: La creatività è in ognuno di noi. C’è chi le dà voce e chi invece la soffoca.

Se però si decide di prestarle ascolto, essa ha bisogno di nutrimento.

Ciò può avvenire in mille modi differenti.

Con il silenzio.

Con l’esigenza di confusione e di socialità.

Con la lettura e la scrittura.

Vitale è il confronto, che aiuta a capire e a crescere.

Il percorso intrapreso può essere in salita, scelta che aiuta a costruire la propria emotività creativa.

Fondamentale è anche poter divulgare la propria creatività.

È legata a determinati luoghi, si dispiega di preferenza in alcuni contesti, è condizionata (positivamente o negativamente) dallo spazio in cui vi trovate, oppure prescinde da esso?

A.F.: La creatività è anche un esercizio quotidiano, fatta di piccole cose.

È un bisogno di espressione e di comunicazione che si rivela spesso in piccoli gesti, non necessariamente in un testo letterario, ma anche nel cucinare qualcosa  di nuovo con vecchi ingredienti, nel dare un colore nuovo ad un gesto mille volte ripetuto (e non sempre è facile); nel trasformare  una bottiglia di plastica in una spilla o in una collana, una noce di cocco in un pupazzo; nel cercare di cambiare atteggiamento nei confronti di una persona.

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Lo spazio non sempre importa anche se a volte ho bisogno di silenzio per cui scrivo e ho scritto tutta la vita di notte quando finalmente tutti dormivano e la notte (e la stanza) era solo per me.

Ho però l’abitudine di portare sempre con me un quadernetto e una penna (possibilmente replay) e quindi scrivo dove capita: al bar, durante un compito in classe, nell’intervallo di un film e queste cose scritte di getto sono spesso le mie migliori.

Mi è capitato di studiare le mie parti alla fermata di un autobus e di mettermi magari a cantare.

Su di me agiscono in modo positivo le scadenze: un racconto, un articolo, una traduzione da consegnare, il testo di una conferenza o di uno spettacolo. Sull’emergenza divento un fiume in piena.

Quando voglio davvero rilassarmi mi dedico al découpage. Adoro ritagliare, incollare, dipingere.

Oppure costruisco pupazzi con vari materiali da riciclo per regalarli agli amici ma in passato ho anche curato laboratori nelle scuole con i bambini.

È divertente, stimolante e altamente educativo “insegnare” ai bambini che possiamo trasformare la realtà, qualunque essa sia.

L.M.: Considero il bisogno di creatività legato a un processo di progettualità e di crescita, vera esigenza e propulsione della capacità interiore di creare seguendo un’ispirazione.

Infatti l’amore per la scrittura di poesie è parte di me da sempre, momenti interiori di riflessione per materializzare le emozioni sulla carta.

Collegamento indefinito tra presente e passato con il futuro, può avvenire in luoghi raccolti ma anche durante passeggiate dove la realtà esterna si unisce allo spazio interiore.

Invece per quanto riguarda l’handmade ho potuto esercitarlo nel settore sartoriale, piccoli laboratori dove mani di donne esperte lavoravano con precisione, passando competenze a chi come me aveva voglia di sperimentare con dedizione.

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Questa scelta lavorativa è stata condizionata dalla necessità di avere orari flessibili permettendomi di seguire meglio le esigenze della famiglia.

Sicuramente è stata un’esperienza positiva, anche se con il passare del tempo la crisi economica si fatta sentire e poco alla volta i laboratori hanno chiuso o trasferito all’estero le attività.

Comunque la mia inventiva per i lavori fatti a mano non si è mai fermata, sono sempre alla ricerca di nuovi oggetti da realizzare ed è stimolante ritrovarmi nel mio tavolo da lavoro tra le stoffe o filati e lasciarmi ispirare.

Fare oggetti unici è un vero piacere, vederli realizzati è appagante, spesso amo regalarli per trasmettere emozioni.

M.C.S. Nel mio caso la creatività prescinde dal luogo dove mi trovo, è figlia invece delle emozioni che provo e queste sono determinate dalle sensazioni del vissuto personale, oppure dalla raccolta di stimoli esterni, siano essi visivi, olfattivi, uditivi, tattili, o ancora dal legame che intrattengo con il pensiero astratto e con il sogno.

C.V.: La creatività è figlia della curiosità. Un luogo, un oggetto, qualunque cosa può stimolare e alimentare la creatività che giace, magari nascosta, dentro ognuno di noi. Da questa personale convinzione è nata la scelta di associare le parole creatività e curiosità nella denominazione del mio blog, nel quale raccolgo e racconto il mio cammino professionale.

L’espressione di ognuno si aggrappa a qualcosa di diverso.

Stoffa.

Legno.

Vetro.

Ferro.

Colore.

Scrittura…

Ognuno deve potersi sentire libero di far sgorgare dalla propria anima una creazione che lo distingua e che lo rappresenti.

La creatività è anche impegno. E amore autentico per la condivisione.

Ha subito delle evoluzioni nel tempo? Se sì, in che modo? Avete sperimentato dei periodi in cui sentivate che la vostra vis creativa era “essiccata”, come se vi fosse stata sottratta? Se sì, come avete vissuto il ritorno del fuoco creativo?

A.F.: Per tutta la vita, con una casa e una famiglia da gestire, lezioni o laboratori teatrali, impegno sociale, misteriosamente (che per noi donne non è poi un mistero ma cosa comune)  ho sempre trovato il modo di creare spettacoli, scrivere, divulgare letteratura e cultura, sporcarmi con colla e pittura.

Ci sono stati momenti in cui tutto era più difficile, certo, come quando qualcuno dei miei figli o i miei genitori stavano male. O periodi più aridi, bloccata un po’ da eterni problemi economici.

Ma, forse anche grazie all’esercizio della creatività, ne sono sempre venuta (almeno psicologicamente) fuori. Non credo molto nel “fuoco creativo” ma sì nell’esercizio e nella convivenza con la propria creatività.

E poi: guardarsi dentro e guardare fuori.

Alimentarla, la propria creatività, con l’attenzione a ciò che gli altri creano, con buone letture, buoni film, buoni spettacoli (anche, perché no, lo spettacolo del mondo che tanto buono non è), con lo studio e la ricerca costante.

L.M.: Come per tutte le cose che si vivono nella vita ci sono variazioni positive o negative e a volte anche di stallo, questo succede anche per quanto riguarda l’atto creativo.

Personalmente quando sono serena viaggiare con la mente scrivendo o progettando lavori da realizzare in oggetti unici, è semplice e gratificante.

Diversamente tutto è più difficile ma cerco di avere un contatto fisico e sensoriale con ciò che voglio attuare per sentirmi avvolta riconoscendo le mie emozioni, avendo la certezza che anche la difficoltà nell’ideare ha una valenza di preparazione per una nuova consapevolezza.

Trovo importante anche seguire un ritmo con delle regole che mi permettono di coltivare ogni giorno la passione.

M.C.S. Nel corso della vita ho sperimentato vari mezzi per dare forma alla mia creatività, mantenendo comunque sempre la scrittura come fedele, e spesso segreta, compagna di viaggio.

In gioventù, il liceo artistico mi ha aperto mondi espressivi diversi, ma è nella fotografia che ho incanalato la mia vena creativa alternativa e ho convogliato le mie energie nei momenti in cui la necessità di silenzio ha superato quella di parola.

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Sono da sempre affascinata dalla potenza evocativa delle immagini, dalla loro perfetta capacità di sintesi e dalla loro muta bellezza, almeno quanto lo sono dalla versatile alchimia della scrittura.

Per me non si è mai trattato di vera mancanza di creatività, piuttosto del desiderio, a volte quasi una necessità, di cambiare linguaggio espressivo per assecondare l’istinto del momento.

Il blocco, quando c’è stato, è derivato soltanto dall’urgenza di affrontare problemi contingenti legati alla salute mia o dei miei cari: in quei casi sono rimasta come sospesa a mezz’aria, incapace di generare idee di alcun tipo.

Vorrei infine aggiungere che è possibile dare spazio alla creatività in ambiti differenti, meno riconosciuti ma non meno interessanti: ad esempio, io amo ideare e sperimentare nuove ricette di cucina naturale.

Credo che la creatività possa essere vissuta anche nei piccoli gesti quotidiani e aiuti a dare maggiore colore e “sapore” all’esistenza.

C.V.: Ci sono periodi di “beatitudine” durante i quali da ogni progetto ne nasce un altro, in un movimento che sembra infinito…

Ma ci sono anche momenti di aridità, di blocco, di stasi.

Dopo mille interrogativi, riflessioni e dubbi si giunge alla conclusione che ogni nostra particella è legata all’emotività. E contro questo stato di cose non possiamo nulla, nel bene e nel male.

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Cosa favorisce e nutre, o viceversa cosa ostacola e impedisce lo sgorgare della vostra creatività?

A.F.: Credo di averlo raccontato almeno in parte nella risposta precedente.

Mi stimolano molto anche le occasioni inattese.

Per esempio, l’invito di Elvira Rossi a partecipare al gioco, mi ha fatto venir voglia di scrivere delle nuove poesie e non di usarne altre scritte da tempo;

un invito da parte del consolato italiano a Belo Horizonte, in Brasile, a partecipare con un mio spettacolo ai festeggiamenti del 2 Giugno dell’anno scorso, mi ha fatto venire l’idea di scrivere (dirigere e interpretare) ex-novo uno spettacolo sulla prima volta in cui le donne italiane hanno votato;

la rubrica Letterealfemminile mi ha “ispirato” alcune lettere;

i limiti di battuta (adoro i limiti e la loro creatività) che si richiedono per i racconti su tantestorie.it o donneche emigranoall’estero;

il compleanno di un’amica e il desiderio di regalarle qualcosa di speciale, pensato proprio per lei, ecc… diventano una sfida e uno stimolo.

L.M.: Certamente ci sono costanti che mi aiutano a far nascere una creazione per esempio essere circondata da positività, anche il mio pensiero fiducioso nel non arrendermi agli ostacoli, ma concepirli come metodo di raggiungimento della soluzione migliore, senza esagerare nel essere ipercritica.

Molto utile è anche il confronto con altre persone per scambiarsi punti di vista.

Se mi sento pressata dalle difficoltà mi impongo di non pensare ma di agire,allora vado in giardino e sistemo le piante oppure raccolgo nell’orto qualcosa da cucinare e poi gioco con i miei gatti.

Il contatto con la natura è un modo per rilassarmi e per entrare in contatto con me stessa, camminare ascoltando la musica dell’ambiente osservando alberi e il cielo mi fa sentire libera.

M.C.S. In generale l’avere prezioso tempo statico di solitudine e riflessione fa crescere il desiderio di scrivere, mentre il confronto dinamico con il resto del mondo stimola in me il desiderio di fotografare.

Nel silenzio raccolgo parole, nel rumore raccolgo immagini.

Gli impegni pressanti del vivere quotidiano tendono invece a bloccare il pensiero creativo, in qualsiasi forma lo si intenda.

C.V.: La creatività ha un solo ostacolo, la capacità o meno di concentrazione.

E riguarda quel momento estremamente delicato che è il trasferimento dell’idea, del “castello in aria” su foglio, tela, legno ecc.

Se quel magico istante viene interrotto, l’incantesimo si spezza e l’attimo non viene colto, non è affatto semplice in seguito tornare sui propri passi e riannodare le fila con ciò che si voleva esprimere.

L’atto creativo scaturisce istintivamente e prepotentemente dai momenti di piena emotiva (gioiosi o dolenti), quali catarsi liberatoria, oppure necessita, per sbocciare in tutta la sua forza, della pacificazione interiore che fa seguito a una tempesta di sentimenti e sensazioni?

A.F.: Ho qualche dubbio sulla pacificazione interiore, esiste? O magari è un percorso, o forse una meta.

Mah! Mi è capitato, a volte, di scrivere sull’onda del flusso di adrenalina (innamoramento, perdita) ma in genere mi piace che le cose decantino, entrare in una sorta di apnea trattendo il respiro per un attimo e poi guardare cose, avvenimenti e sentimenti con maggior lucidità e anche un certo distacco.

Ci sono cose su cui ho scritto a anni di distanza, per esempio raccontare il Mozambico, paese in cui ho vissuto appassionatamente per più di undici anni.

All’inizio mi sentivo troppo coinvolta emotivamente con la sua storia, con le persone, la costruzione di un paese dopo secoli di colonialismo e una lunga guerra di liberazione, una guerra “civile”, povertà, fame, dolore e tanto coraggio, autentici esempi di resilienza; ma anche speranze tradite a volte, delusioni.

Agli inizi ho scritto qualche articolo sull’educazione formale e quella tradizionale, sul teatro (lì avevo diretto la scuola nazionale di teatro e scritto anche un libro risultato del mio lavoro e delle mie ricerche assieme a un prezioso compagno di viaggio, Mendes de Oliveira).

Nel ’91 ho curato con Joyce Lussu un’antologia del grande poeta José Craveirinha (di cui continuo ad occuparmi); ma per scrivere qualcosa di creativo ci ho messo più di dieci anni e l’ho fatto con uno spettacolo teatrale per i bambini, mettendomi però nei panni di mia figlia Maja e raccontando il paese con i suoi occhi (lei ne era anche l’interprete).

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Ora il Mozambico e soprattutto le sue donne  ritornano spesso nei miei racconti. Ma non è stato facile.

L.M.: Concepisco la capacità di creare inventando con fantasia come l’atto concreto tra la ragione e la crescita personale, che coinvolge tutto l’essere nella sua completezza.

È un modo di rapportarsi alla realtà con pensiero intuitivo, sviluppando le potenzialità per essere sé stessi.

Ma gli stimoli arrivano anche dall’ambiente e dall’esperienza, dai rapporti con le persone e la capacità di rielaborazione con motivazioni e tecniche.

Il mondo vitale è dinamico e in continua espansione e penso alla creatività come a un fiume, un corso grande, aperto nel suo letto che scorre placido tra la vegetazione rigogliosa,acqua feconda che a volte è tumultuosa con forza anche distruttiva.

Mi piace pensare al mio produrre come a chi costruisce dei ponti, a volte belli solidi, altre con mezzi di fortuna, ma comunque sempre all’opera per fare del proprio meglio.

M.C.S.: Per me non esiste una modalità unica o preferibile. Ho sperimentato e continuo a sperimentare entrambe le situazioni.

La scrittura, come atto creativo, può essere istintiva, immediata e prorompente, così come pure riflessiva e lenta, capace di elaborare e “distillare” la somma delle esperienze, delle emozioni e dei sentimenti vissuti e sedimentati nel corso del tempo.

C.V.: Quando si sperimenta un’emotività vivace, appagata e serena la creatività sembra fiorire in simbiosi con essa, producendo frutti luminosi e inaspettati.

Il fuoco creativo scaturisce però anche, per quanto mi riguarda, dalla piena di sentimenti legata a momenti dolenti.

L’espressione artistica diventa pertanto un percorso liberatorio, nel quale confluisce l’ondata di forza ed energia che brucia dentro.

In quale delle seguenti definizioni di creatività vi ritrovate maggiormente? Se invece nessuna di essa vi corrisponde, quale definizione ne dareste voi?

“Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, si partorisce un bimbo, là opera la vita e si è aperta una breccia nell’oscurità del tempo.” (Hermann Hesse)

“Devi tenere vivo il bambino che è in te: senza di lui non si può creare.” (Joni Mitchell)

“Chi possiede il dono della creatività, possiede qualcosa di cui non sempre è il padrone, qualcosa che qualche volta, stranamente, decide e lavora per se stesso.” (Charlotte Brontë)

“Molte persone muoiono prima di essere veramente nate. Creatività significa nascere prima di morire.” (Erich Fromm)

“La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi.” (Marcel Proust)

“Creare forse significa sbagliare quel passo nella danza. Significa dare di traverso quel colpo di scalpello nella pietra.” (Antoine de Saint-Exupéry)

A.F.: Mi ritrovo nella definizione di Proust perché credo sia importante cercare sempre di cambiare il nostro sguardo sulle cose anche quando queste sembrano non cambiare. Coltivare mutevolezza, curiosità e senso del gioco.

Credo nell’importanza dei limiti e degli errori, con Saint-Exupéry e i formalisti russi.

Bella anche la definizione di Hesse.

Infine, credo che creare (almeno per noi umani) non sia fare dal nulla ma trasformare -dare altra forma – e mostrare in modo diverso, la realtà, quella dentro di noi, quella che ci circonda, quella “limitata” da un foglio o da una penna, da un computer, da una tela, o da un palcoscenico (che può essere anche una strada o una piazza).

L.M.:  Tutte le definizioni citate hanno punti che condivido, ma mi piace ricordare questa citazione di Donald W.Winnicott

“Vivendo in modo creativo ci si rende conto del fatto che ogni cosa che facciamo aumenta il senso di essere vivi, di essere noi stessi, insostituibili e unici nell’inarrestabile fluire del tempo”

M.C.S. Non in una, ma in ciascuna citazione ritrovo un pezzetto del mio sentire. Ogni definizione è vera e questo non esclude che lo siano anche le altre.

La creatività è un dono che ci rende visionari e che ci dà la capacità di attingere al nostro mondo interiore per partorire nuove idee e nuove forme.

C.V.: le definizioni nelle quali maggiormente mi riconosco sono quelle di Hesse e di Proust.

Ringrazio Ilaria di aver accettato il gioco creativo e di averlo fatto evolvere, insieme ad Elvira, in riflessioni sull’affascinante universo della creatività.

L’amicizia con Ilaria nasce tanti anni fa ed è bello vedere che continua nel tempo, nutrita e illuminata dal nostro “fare” creativo.

Rinnovando i miei ringraziamenti sinceri a queste quattro splendide Donne e Creative, vorrei chiudere con una citazione che mi commuove e sommuove ogni volta che la leggo.

Un passo che sintetizza, con poesia perfetta, quanto i sogni, i talenti, la potenza creativa siano Figli del nostro essere Donne, fecondati dal nostro petto, dalla nostra capacità di nutrire:

“[…] Siamo Madri, tutte. Madri di idee, di progetti, di sogni. […] Capaci di far germogliare speranze a abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire da noi: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare.” (Emma Fenu, Vite di Madri)

Per leggere la prima parte di questo intervento (introduzione):

Gioco e creatività. Creatività in gioco. Parte prima: introduzione

Per riflettere sul rapporto “Donne e Creatività”, e “Donne, Web e Scrittura”, i due bellissimi articoli di Elvira Rossi ai seguenti link:

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/donne-e-creativita/

http://www.culturalfemminile.com/2017/03/29/donne-web-e-scrittura/

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