“Il buio nell’anima” di Neil Jordan

“Il buio nell’anima” di Neil Jordan

Recensione film di Carolina Colombi

Il buio nell'anima

Pellicola dal significato intenso e profondo

Realizzato nel 2007, per la regia di Neil Jordan, Il buio nell’anima è pellicola che fa riflettere. Sulla vita, sul vuoto che lasciano coloro che se ne vanno per sempre, e sul degrado di una società sempre più violenta e incapace di proteggere le persone perbene.

“Street walker” è il nome del programma radiofonico condotto da Erica Bain (Jodie Foster), protagonista de Il buio nell’anima.

Ed è girovagando per New York, la sua città, che la giovane raccoglie rumori e dettagli. Poi commentati e trasmessi dalla radio per cui lavora.

Ed Erica svolge con passione la sua professione. La stessa che la lega a David (Naveen Andrews), il suo fidanzato, con cui ha in progetto di unirsi in matrimonio.

Durante una passeggiata notturna in Central Park, in compagnia del loro cane, i due vengono aggrediti e malmenati con estrema ferocia. Nelle mani dei criminali rimane il fedelissimo pastore e anche l’anima di Erica, perché da quel momento il suo mondo va in frantumi.

Toccherà al detective Sean Mercer (Terrence Howard) il compito di dare un volto agli aggressori di Erica e di David; compito però non facile, almeno nell’immediatezza dei fatti.

Incapace di superare la tragedia, dopo un lungo ricovero ospedaliero, Erica avverte un forte desiderio di giustizia. Che ovviamente non contempla il concetto di perdono.

Anche se è più corretto affermare che in lei si scatena un’accesa voglia di vendetta che non le dà tregua. E che accompagna ogni sua giornata e tutte le sue notti.

Ed è in nome del male ricevuto, che Erica decide di armarsi di pistola, improvvisandosi giustiziera.

Decisa a riparare, a modo suo, il torto subito, farà giustizia per sé e per le vittime che incontra sul proprio cammino.

Ma, da tali azioni non ne ricava il sollievo necessario per andare oltre l’episodio che l’ha dilaniata dentro.

E che le ha tolto ogni traccia di umana pietà.

Ripresa la sua occupazione, Erica si confronta con il detective Mercer, all’oscuro, almeno fino a un certo punto della vicenda, della doppia vita della donna.

E sarà proprio Mercer, con il suo esempio positivo, a farla riflettere sulla giustezza, oppure no, di usare la vendetta quale strumento per ritrovare il proprio sé.

Per superare lo shock e la propria crisi d’identità Erica passa attraverso la vendetta. Solo così può far riemergere i suoi fantasmi e liberarsi dal dolore e dalla paura che da questi scaturiscono.

Mentre la giovane continua a indagare, al fine di scovare i suoi aggressori, si dibatte fra il continuo desiderio di vendetta e sui misteri dell’anima, non riconoscendosi più nella sua città. New York non è più il luogo nel quale è vissuta. Rappresenta adesso il luogo della paura, della bassezza, della violenza intesa soprattutto quale decadimento fisico e morale.

La protagonista de Il buio nell’anima si domanda inoltre, se è possibile la rieducazione di una civiltà ormai regredita a uno stadio primitivo, e specchio di un mondo che non le appartiene più.

Ne Il buio nell’anima, l’attrice si è fatta portavoce di una realtà non solo americana, ma che appartiene a tutto il mondo. Realtà, la quale mette in luce la crisi sociale in cui la società, cosiddetta civile, sta scivolando.

Il personaggio di Erica, interpretato da Jodie Foster, con la bravura che le è consueta, è stato catalogato da taluna critica come un giustiziere tutto al femminile. Su modello dei film di cui l’attore Charles Bronson si è fatto interprete nel passato.

Ma la connotazione che la Foster dà alla figura di Erica Bain va oltre.

L’attrice impersona un personaggio che, autoproclamatosi vendicatore, mette in discussione la propria esistenza, spogliandosi dell’umanità che le apparteneva prima del cruento episodio. Diventa da vittima a carnefice, come coloro che le hanno inflitto una violenza senza scampo.

Il buio nell’anima non vuole essere un film  d’azione e neppure sensazionale, ma uno strumento per riflettere sul vuoto, sulla disumanizzazione che si è creata all’interno delle società. A causa della violenza che viene perpetrata in ogni luogo, e le cui conseguenze deleterie mettono in discussione il concetto di giustizia.

Ottima la colonna sonora, ad accompagnare la pellicola. Adeguata a rappresentare lo stato d’animo della protagonista, in conflitto con se stessa e con il mondo che le ha strappato la cosa più preziosa in suo possesso: l’umanità.

 

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