“Figli di Tenebra” Di Marco Davide

“Figli di tenebra” di Marco Davide

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

figli di tenebra

Se avessi solo cento parole…

Se riuscissi a parlare con il silenzio…

Se abbracciassi il vento che funesta un’antica terra, solo il tempo potrebbe parlare tre le montagne di pietra e le corde della mia voce per narrare quello che ho visto.

Non è da me parlare di distruzione, non amo parlare della sete che attanaglia il desiderio di vuoto che funesta talune anime.

Se poteste toccare la sabbia bruciata di alcune terre, se la vedeste alzarsi in mulinelli di oblio non avreste comunque quella sensazione che porta via ogni pensiero, lacrima e parola.

Perché è questa la verità: di fronte all’ineluttabile non ci sono parole, non ci sono pelli da sfiorare ne acqua in cui far risplendere le stelle.

I misteri che Lothar ha appreso negli ultimi mesi non sono per coloro che non hanno mai toccato il fondo. La fame di una vendetta che ha solo potuto sfiorare con le dita lungo un fiume ricolmo del suo stesso sangue e delle lacrime di una notte di fuoco e petali di gigli. I fiori non sono più d’argento, hanno perso il loro candore e i loro petali si accartocciano dietro a segreti ancora da decifrare.

La sua impresa è appesa ad un filo di cotone leggero che talvolta ricorda una garrota con cui la sua anima si strozza e si accartoccia, ma non è ancora il momento… non ancora, manca solo ancora un po’.

Le guglie della Gehenna si stagliano come picche verso un cielo che è trafitto senza più respiro, senza potersi detergere da tanto fetore e tanto dolore, quanti passi mancano alla vetta?

Quanti uomini possono avere la forza di rialzarsi, quanti sguardi sono fieri abbastanza, quante ferite può sopportare la sua anima spezzata.

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
‘neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night… and touched the sound of silence
And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence
(the Sound of silence – Simon and Garfunkel)

Lothar ha con sé la lama, ha con sé la forza e i suoi fratelli in spirito sono con lui.

Solo la speranza o l’oblio si trovano davanti a lui.

Vi ho già parlato della trilogia di Lothar Basler di Marco Davide, con questo libro: Figli di Tenebra siamo arrivati al termine della storia. Siamo irrimediabilmente persi tra la morte e la cortina di fumo delle terre funeste del Re Demonio e solo la penna di Marco Davide può condurci alla fine del cammino.

Sinossi:

Il capitolo finale della Trilogia di Lothar Basler. Attraversando una terra devastata e disperata Lothar affronterà nello scontro finale sia il suo nemico che i suoi demoni interiori.

La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell’ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni.

L’obiettivo è ancora Kurt Darheim, quasi all’apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un’epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, è necessario assecondarlo, è necessario costruirlo.

Mentre nel mondo l’estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un’intera casta di vampiri, che li corroderanno nell’anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l’odio e l’amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora… Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.

Scheda Libro:
Titolo: Figli di tenebra
Autore: Marco Davide
Genere: Fantasy
Editore: Delos Digital
Anno: 2016
Pagine: 574
Link all’acquisto:

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