“Riparare i viventi” di Maylis de Kerangal

“Riparare i viventi” di Baylis de Kerangal

Recensione di Chiara Minutillo

cuore

Il cuore di Simon Limbres. Cosa sia questo cuore umano, dall’istante in cui ha cominciato a battere più forte, alla nascita, quando altri cuori là intorno acceleravano a loro volta salutando l’evento, che cosa sia questo cuore, cosa l’abbia fatto balzare, vomitare, crescere, danzare in un valzer leggero come una piuma, o pesare come un macigno, cosa l’abbia stordito, cosa l’abbia fatto struggere – l’amore; che cosa sia il cuore di Simon Limbres, che cosa abbia filtrato, registrato, archiviato, scatola nera di un corpo di vent’anni, nessuno lo sa davvero…

Un incipit che incede al ritmo di una poesia. Un incipit che rivela tutto e niente allo stesso tempo.

Si tratta del cuore, di quell’organo pulsante chiuso nel petto di ognuno di noi. Il simbolo della vita, dei sentimenti, dei desideri. L’organo che più di tutti è da custodire e proteggere.

Simon Limbres è ancora giovane. Ha tutta la vita davanti a sé.

Non fosse per un terribile incidente. Il surf gli scorre nelle vene assieme al sangue: gli da vita, fa pulsare il suo cuore. Le sessioni mattutine sono le migliori, quando il mare riflette i colori freddi dell’alba e il gelo ti entra nelle ossa nonostante la muta.

Basta solo un istante e qualche ora di surf si trasforma in una terribile condanna. Un colpo di sonno, il furgoncino che sbanda. Simon è l’unico senza cintura, il suo corpo sbalzato fuori attraverso il parabrezza.

Trauma cranico, morte cerebrale. E subito parte una corsa infernale per salvare i suoi organi. Il cuore, almeno quello.

“Riparare i viventi” è un romanzo scritto dall’autrice francese Maylis de Kerangal. Da esso è stato tratto anche un film, uscito nelle sale italiane a gennaio 2017.

È un romanzo che si muove delicatamente tra le vite dei famigliari di Simon, della sua fidanzata, degli amici, dei medici e degli infermieri che si prendono cura di lui.

Simon giace in un limbo privo di conoscenza per meno di ventiquattro ore. Il tempo necessario a comprendere cosa fare dei suoi organi, del cuore, così prezioso. Il tempo necessario a staccare la spina, concludere una vita per salvarne un’altra.

È un romanzo straziante, di forte impatto emotivo, quasi totalmente privo di dialoghi, per non interrompere il cammino introspettivo condotto sin dall’inizio. Un romanzo breve, intenso come le vite e i sentimenti reali. Un romanzo caratterizzato da una narrazione leggera, eterea. Forse proprio per questo colpisce maggiormente.

È un romanzo che indaga l’animo umano, alla ricerca di quell’emozioni, di quelle fasi così simili all’elaborazione di un lutto che lutto ancora non è. Perché la speranza fa fatica a andarsene. Non smette di battere, come quel cuore che, una volta trapiantato, pulsa in un altro corpo.

Quella di Simon Limbres è una vita che si trasferisce, non che se ne va.

È una vita che ha cominciato il suo cammino molto prima di essere scoperta. È una vita che, nonostante le apparenze, continua a correre.

Il cuore di Simon – il diciassettesimo giorno grappoli di cellule sanguigne confluiscono in un sacchetto per formare la rete vascolare iniziale, che comincia a pompare il ventunesimo giorno, il sangue scorre nei condotti in formazione, innervando tessuti, vene, condotti e arterie, prendono forma le quattro cavità, tutto al posto giusto anche se incompleto il cinquantesimo giorno. Il cuore di Simon – un pancino tondo che si solleva piano in fondo a un lettino da campeggio; l’uccello dei terrori notturni spaventato nel petto di bambino; il tamburo staccato all’unisono con la sorte di Anakin Skywalker; il brivido sottopelle quando si alza la prima onda – senti che pettorali le aveva detto una sera, muscoli tesi, smorfia da scimmia, quattordici anni e negli occhi lo scintillio nuovo del ragazzo che prende posto nel proprio corpo, senti che pettorali ma’ -; la fusione diastolica quando il suo sguardo capta Juliette alla fermata dell’autobus su boulevard Maritime, maxi T-shirt a righe, Dr. Martens e impermeabile rosso, l’album da disegno infilato sotto il braccio; l’apnea tra la plastica da imballaggio dell’hangar gelido, aperto con quel misto di meticolosità e di foga con cui si apre la busta di un messaggio d’amore. Il cuore insomma.

SINOSSI

Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un furgoncino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato nel suo cognome. Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata del trapianto, straziante e inevitabile, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo. Tra accelerazioni e pause, ventiquattro ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni delle persone che ruotano attorno a Simon, genitori, dottori, infermiere, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo, ma sede e simbolo della vita.

Autrice: Maylis de Kerangal

Titolo: Riparare i viventi

Editore: Feltrinelli

Anno: 2016

Pagine: 218

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