” Di là dal fiume e tra gli alberi”, il romanzo crepuscolare di Hemingway

di Giulia La Face

 

immagine da web

ritratto Hemingway

“Di là dal fiume e tra gli alberi” è un romanzo che ha vissuto molte stagioni di alterni successi e critiche feroci. Forse ingenerose. Sebbene successivamente sia stato rivalutato e abbia avuto molte ristampe e traduzioni eccellenti. Tra queste ricordiamo quella della Pivano. Lo stesso Tennessee Williams lo definì “il migliore e più onesto lavoro che Hemingway abbia mai fatto.”

Scritto nel 1950 in effetti non venne accolto bene dalla critica. Gli si rimproverava uno stile diverso e involuto rispetto a quello dei capolavori precedenti e un andamento lento e farraginoso della narrazione.

I dialoghi furono tacciati di puerilità e di irrealismo.Specialmente quelli fra il protagonista, un cinquantenne colonnello americano, reduce dalle due Guerre Mondiali e la sua innamorata, una giovane diciannovenne nobile europea.

Tutto questo mi ha molto incuriosito e stimolato alla lettura.

Soprattutto perchè si tratta di una opera scritta dopo dieci anni dal suo ultimo capolavoro, “Per chi suona la campana”, opera giustamente osannata. In questo romanzo “tardivo” Hemingway riflette tutte le sue tematiche, corroborate, elaborate, distillate nella imminente paura della fine, della morte, della vecchiaia. Morte, amore, caccia, guerra, poesia, ricerca, ricordi, stravaganze. Tutto si ritrova e si compie in queste pagine crepuscolari del “vecchio Hem”.

 

Di là dal fiume e tra gli alberi

H. a caccia nella laguna di Caorle – immagine da WEB

La trama è piuttosto semplice e lineare nello svolgimento. Tra i ricordi di guerra che la terra friulana gli evoca durante una lunga permanenza, il colonnello Cantwell si innamora di una giovanissima nobildonna veneziana.  È Renata. A lei  racconta tra nostalgia e reminiscenze, le vicende di guerra e di vita.

Consapevole di aver poco tempo da vivere per una malattia cardiaca, il colonnello cerca di vivere pienamente le sue passioni: l’amore, la caccia, l’alcool, le emozioni dei ricordi di battaglia.

Il protagonista si può pienamente sovrapporre alla biografia e alla figura di Hemingway. La sua vita è stata, come l’autore, fatta di battaglie, di ardore, di combattimenti, di caccia. Si ritrova come compagna al fianco la presenza costante della morte, della finitezza, un grande tema ricorrente in Hemingway.

Ad esorcizzare questa ci saranno gli eccessi, il bere, le stravaganze e soprattutto la passione bruciante per Renata. Un amore tenero e complesso con la  contessina veneziana da cui è fortemente ricambiato. Il dato come vedremo è anch’esso autobiografico ed è quello che dà la spinta alla stesura stessa di questo romanzo.

Di là dal fiume e tra gli alberi

H. con la contessina Adriana Ivanchich – immagine da web

 

La presenza di Renata dona al colonnello un presagio di morte “felice”. Senza negare la differenza di età, lei diciannovenne, Cantwell/Hemingway ritrova la speranza nel futuro.

Altri temi ancora hanno un posto rilevante nel romanzo, come la caccia. L’attesa, gli appostamenti, la ferocia improvvisa dell’assalto e del sangue . Infatti il romanzo si apre con una scena di caccia:

“Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a Nord. Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento”

Ci sono poi l’alcool, l’ebbrezza e il piacere che offre, di cui quasi percepiamo i sapori: il Martini secco, il Valpolicella, i liquori forti.

La guerra, seppur finita, resta anch’essa grande protagonista. Segna i ricordi, la narrazione, i percorsi, la psiche del colonnello.

E infine su tutto ecco la Morte, il cui pensiero, la cui presenza, sono elementi pervasivi dell’intero romanzo.

L’ambientazione è dolce, inedita, poetica, nuova per Hemingway. Il romanzo si svolge tra Venezia,  la laguna di Caorle, Trieste, le rive del Piave e le campagne della bassa friulana. È un omaggio alla terra italiana.

Troviamo qui il dato fortemente autobiografico : nel 1948 Hemingway si trova a Latisana in Friuli. È ospite nella dimora del conte Federico Kechler. Qui conosce la diciannovenne Adriana Ivancich, ragazza di grandissima bellezza, di cui si innamora perdutamente – nonostante la presenza di sua moglie-  e ne è  ricambiato.

Di là dal fiume etra gli alberi

I rapporti di H. e la fam. Kechler – una mostra – immagine da web

Hemingway tornerà molte volte in queste terre, fino al 1954. Nelle dimore del conte Hamingway si ambienta subito. Resta  affascinato dalla caccia, la pesca, dai salici , i pioppi, le lagune.   Questi paesaggi saranno l’ambientazione di “Di là dal fiume e tra gli alberi”.

Di questa terra dell’Est scriverà nel romanzo:

” È una campagna piatta e monotona e sotto la pioggia è ancora più para. Verso il mare sono pianure salate e pochissime strade”

L’incontro con Adriana lo ritroviamo nella descrizione di Renata, la protagonista del romanzo:

” Aveva una pelle pallida, quasi olivastra, il profilo che avrebbe colpito il cuore di chiunque e i capelli bruni, di fibra vivace, le cadevano sulle spalle”

Il colonnello la chiama “daughter“, teneramente, così come si narra Hemingway facesse con Adriana Ivancich nella realtà.

Il romanzo, è stato poco amato dalla critica inizialmente, che fece rilievi di stile e di contenuto. Lo stile però è ancora vicino alla nota “teoria iceberg. Essa descrive il modo in cui Hemingway scrive di eventi e fatti quotidiani, senza apparentemente attribuire loro significati reconditi. Essi invece sono la rappresentazione simbolica dello stato e dei vissuti interiori dei personaggi.

Detta anche “teoria di omissione”, nel romanzo ogni scena ha una sua verità profonda e simbolica. Ad esempio Renata ha subito giovanissima gravi traumi. Hemingway vi fa solo rapidi accenni, lasciando il lavoro deduttivo sull’animo del personaggio al lettore.

Le descrizioni talvolta lunghe e tacciate dalla critica di ripetitività e lungaggini, mi sono apparse affascinanti. Rivelano quel rapporto intimo con la terra friulana e veneta che  Hemingway ammanta di poeticità.

Nelle descrizioni, negli incontri, nel piacere della tavola e del bere, il colonnello ci mostra ciò che Hemingway stesso visse. Ritroviamo quelle sue  giornate italiane, fra ville e osterie, fiumi , alberi, paludi. La malìa della bassa friulana, la malinconia e la dolcezza del suo aspetto, soprattutto colto nella sua veste invernale, ci offrono l’incantamento di Hemingway stesso.

Di là dal fiume e tra gli alberi

laguna di caorle – immagine da WEb

Vicino alla fine della sua vita, ancora pieno di passione, ci lascia una sorta di testamento, che parla e omaggia la terra friulana, in questo passaggio:

” Mi piacerebbe essere sepolto sui bordi della tenuta, ma in vista della vecchia casa elegante e dei grandi alberi alti. (…) sarei una parte del suolo dove i bambini giocano la sera e la mattina forse continuerebbero ad allenare i cavalli, a saltare e gli zoccoli calpesterebbero l’erba e le trote apparirebbero nello stagno quando ci fosse uno sciame di moscerini”.

http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2016/10/24/amate-e-tradite-ecco-voi-le-signore-hemingway/

http://www.repubblica.it/viaggi/2006/07/20/news/il_vecchio_e_la_laguna-117032896/

https://www.ibs.it/di-dal-fiume-tra-alberi-libro-ernest-hemingway/e/9788804455134

 

 

 

 

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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