“The stories of Breece D’J Pancake”, di Breece D’J Pancake

Breece

The stories of Breece D’J Pancake

Recensione di Elisabetta Corti

Credo che ognuna di noi, recensendo, abbia sviluppato (più o meno inconsciamente) una struttura. In genere parto dando un accenno della trama, o con una citazione.

Ho terminato questo libro, e una volta seduta qui, non sapevo come iniziare.

Non amo particolarmente i racconti, nelle mie letture formano solo una piccola percentuale.

Non so esattamente il perché, forse perché ritengo sia uno dei generi letterari più difficili, ma – spesso considerato il contrario – a volte ne escano produzioni banali.

I racconti di Breece D’J Pancake mi sono capitati tra le mani per caso. Facevano parte di un regalo di Natale, una scatola con molti libri, tutti con trame particolari.

E ancora, cosa che non faccio mai, ne ho letto la prefazione.

Posso finalmente parlarvi dei racconti. La raccolta è composta da 12 racconti, più o meno brevi.

Il primo, più famoso (“Trilobiti”, che diventa poi titolo della raccolta in italiano), mi trasporta in un mondo particolare.

Non ci sono bestie fantastiche, pozioni magiche, viaggi nel tempo. I racconti di Breece D’J Pancake sono ambientati nel suo presente, nella sua terra. Quegli Stati Uniti lontano da luci psichedeliche, grattacieli, spiagge per surfisti e studi cinematografici.

È il West Virginia, luogo in cui la natura ancora è parte integrante della vita dei suoi abitanti. Dove si lavora duramente nelle miniere, o si va a caccia di volpi.

Dove la neve può cadere copiosa e ricoprire il paesaggio in poche ore.

Sono storie rudi, dure. Storie di figli, di amori, di vita difficile.

Man mano che i racconti si susseguono, si sente sempre più invadente una presenza: in ogni racconto vi è una mancanza. Di qualcuno, o di qualcosa, ma è una mancanza palese.

Alcuni dei protagonisti sembrano essere alla ricerca di questa mancanza, altri si sono arresi e cercano un modo per conviverci.

Vi ho parlato poco sopra della prefazione. In questa edizione è curata da James Alan McPherson, un collega di Breece D’J Pancake alla University of Virginia. È anche grazie a lui se tutti i racconti (6 editi e 6 inediti) sono arrivati fino a noi.

La prefazione è basata sulla amicizia che nasce tra i due durante il breve periodo di conoscenza. Fornisce al lettore una base necessaria per l’approccio ai racconti.

Breece D’J Pancake, infatti, dopo aver vissuto una vita particolare, si toglie la vita a soli 26 anni, con un’arma da fuoco.

La sua inquietudine traspare nei suoi scritti, che forniscono una chiave ulteriore per la compresione del personaggio. Breece ha saputo parlare di sé pur non parlandone affatto.

Il suo stile è stato paragonato a quello di Hemingway, ed uno dei suoi racconti (“A room forever”) ha ispirato il testo di una canzone dei Dire Straits, “River town”.

La sua breve produzione, lascia il segno nella letteratura americana. Molti gli autori che lo hanno acclamato, immaginando solo per un secondo, cosa avrebbe potuto produrre se fosse rimasto più a lungo su questa terra.

I’m going to come back to West Virginia when this is over. There’s something ancient and deeply-rooted in my soul. I like to think that I have left my ghost up one of those hollows, and I’ll never really be able to leave for good until I find it. And I don’t want to look for it, because I might find it and have to leave.

 

Puoi acquistare il libro in lingua originale qui.

Il libro, tradotto in italiano, può essere invece acquistato qui.

 

Titolo originale: The stories of Breece D’J Pancake
Titolo tradotto: Trilobiti
Autore: Breece D’J Pancake
Editore:  Little, Brown and Company
Editore italiano: Minimum Fax

 

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