“Gli eredi” di Wulf Dorn

“Gli eredi ” di Wulf Dorn

Recensione di Chiara Minutillo

Eredi

«Eravamo tantissimi» disse sottovoce. «Troppi. E abbiamo lanciato i sassi nel lago per tanto tempo. E alla fine ne è bastato uno soltanto per provocare un’inondazione. Capisce quello che voglio dire?» Robert ricambiò il suo sguardo. «In tutta sincerità, non capisco. Perché non mi racconta il motivo per cui si è recata nella casa delle vacanze dei suoi genitori e quello che è successo dopo?» […] «Quello che sto per raccontarle è inconcepibile» disse dopo essersi calmata. «Se mi crederà, cosa che mi auguro sinceramente, allora forse potremo salvare ancora qualcosa.» Cominciò a raccontare e ben presto Robert dovette darle ragione. Era veramente una storia inconcepibile.

Un incidente d’auto. Un cadavere in un bagagliaio. Una donna incinta affetta da psicosi e allucinazioni. 165 persone, un intero paese di montagna, scomparse.

Robert ha affrontato tanti casi complicati nella sua vita di psichiatra. Ha sentito storie assurde, difficili da decodificare. È arrivato a un punto della sua carriera in cui pensa di aver sentito e visto tutto.

Ma ancora non ha conosciuto Laura. Bastano poche ore in una saletta con lei per far crollare le certezze di anni di studio e di lavoro. Bastano poche ore per capire chi sono gli eredi. Per comprendere che la clessidra ha già esaurito i suoi ultimi granelli. Bastano poche ore per capire di essere vittima di un assurdo, agghiacciante incubo.

Voci. Tante voci. Bisbigliavano, sogghignavano, sibilavano, piangevano. Più forte, sempre più forte.

Un incubo da cui pare impossibile svegliarsi.

Dopo l’odore della paura descritto in La Psichiatra e il dolore dei ricordi narrato in Il superstite; dopo la pazzia che imperversa in Follia profonda e le violente allucinazioni di Il mio cuore cattivo; dopo il terrore che regna in Phobia e la psicosi che gioca con la mente umana in Incubo.
Gli eredi non può essere definito che con un solo termine: agghiacciante.

Wulf Dorn torna alla grande con quest’ultimo romanzo, in cui tutto non è come sembra. O forse sì.
Chi segue i romanzi dello scrittore tedesco sin dal suo esordio, ormai, sa che il segreto sta nell’imprevedibilità. Si impara a non abbassare la guardia, a non fidarsi mai completamente di nessun personaggio.
Chi ha letto i suoi romanzi sa che il gioco psicologico sta nel far emergere la verità, per poi sotterrarla nuovamente e riesumarla ancora. Un continuo saliscendi di emozioni e di intuizioni che portano a sospettare di tutto e tutti.
Tuttavia, in quest’ultimo racconto, il gioco si fa più subdolo. Perché la verità è semplicemente troppo assurda. Deve esserci un altra spiegazione. Che ovviamente arriva. Eccome se arriva.
Ma la chiave per comprendere sta tutta nella breve prefazione:

“La realtà è sempre molto più agghiacciante di qualsiasi invenzione”.

Gli eredi rappresenta una deviazione nella carriera di Wulf Dorn. Non esiste più solo la psicologia. Subentra qualcosa di illogico, che definiremmo soprannaturale. Eppure, non può fare a meno di colpire con la stessa intensità di un dramma in cui la malattia psichiatrica detta regole ferree.
Gli eredi è un thriller, sì, ma potremmo paragonarlo a una fiaba. Una di quelle che, originariamente, contenevano molti più risvolti cruenti di quanti pensiamo di poter assimilare. È una fiaba per adulti, un racconto portato all’estremo. Una storia che presenta un insegnamento finale, come un conto da pagare.

Non lo si può rivelare senza rivelare per intero anche la trama. Posso solo dare un indizio: la copertina.

Leggete attentamente il titolo. Osservate attentamente l’immagine. Rifletteteci e poi buttatevi nelle acque cristalline di un lago dove tutto ha avuto inizio. Wulf Dorn dà voce a ciò che non osiamo neanche immaginare.

E voi siete pronti a far vivere il peggiore degli incubi?

Un banco di piccoli pesci sfrecciò sotto i suoi piedi e a lei tornò in mente una conversazione avuta con il padre. All’epoca aveva l’età di Mia e si trovava, proprio come adesso, seduta sul pontile. «Perché i pesci nuotano tutti insieme?» gli aveva chiesto. «Il lago è abbastanza grande per tutti.» […] «Ecco, certi pesci, come le aringhe, si raggruppano a schiera quando si sentono minacciati le aveva spiegato lui. «In questo modo sembrano un unico grande pesce. Lo fanno per spaventare i grossi predatori marini. […] Ciascuno sembra sapere perfettamente che non potrà sfuggire alla minaccia da solo. Ma se tutti si uniranno, diventando una cosa sola, potranno farcela. Be’, forse non tutti, qualcuno cadrà vittima del predatore, ma la maggior parte si salverà.»

Sinossi

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio.

Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore.

Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione.

In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo.
Se sarà ancora possibile.
Un romanzo forte come un pugno allo stomaco, con un ritmo serratissimo. Un altro Incubo, radicale, definitivo, ma anche provocatorio, che ci costringe a riflettere da un altro punto di vista sulle nostre responsabilità verso il mondo dopo di noi.

Autore: Wulf Dorn

Titolo: Gli eredi

Editore: Corbaccio

Anno: 2017

Pagine: 309

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