Ugo Foscolo, il ribelle della letteratura italiana

Ugo Foscolo, “quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”

di Paola Caramadre

Ugo Foscolo

Ugo Foscolo

Ugo Foscolo è uno dei principali protagonisti della storia della letteratura italiana così come viene affidata agli studenti di ogni ordine e grado. Eppure, confinato nei programmi scolastici come precursore del risorgimento patrio, rischia di finire nell’elenco delle letture obbligatorie e per questo scarsamente apprezzato.

Il ritratto dell’autore lo fornisce egli stesso nel sonetto “Solcata ho fronte“:

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
labbro tumido acceso, e tersi denti,
capo chino, bel collo e largo petto;

Ed eccolo fare la sua apparizione sulla scena della storia letteraria e politica dell’Italia prerisorgimentale, con il suo autoritratto ‘dipinto’ sulla falsariga di un ritratto altrettanto celebre come quello di Vittorio Alfieri, amico e maestro del giovane veneziano di origini greche.

Niccolò Ugo, nato a Zacinto (Zante), nel 1778 da padre veneziano di professione medico e da madre greca, Diamantina Spathis, è stato l’antesignano del romanzo italiano, anticipatore di mode, strenuo difensore dell’individualismo e dell’autonomia dell’artista, scrittore versatile, capace di toccare tutti i registri narrativi dalla poesia al romanzo, dalla critica letteraria al pamphlet politico.

Cosa resta di Ugo Foscolo? Qual è il centro nevralgico della sua arte? Sicuramente la capacità, e in questo sorprendente anticipatore della nostra contemporaneità, di fare della propria vita un’opera d’arte. L’io è parte integrante della poetica foscoliana.

Ugo Foscolo è protagonista della sua stessa opera, riproduce se stesso in infinite varianti. È fortemente autobiografica la produzione poetica racchiusa nei Sonetti. L’autoritratto, mutuato nello stile da Vittorio Alfieri, è soltanto uno dei tanti esempi. Nella lirica “A Zacinto” si delinea, uno dei temi centrali del mondo foscoliano, l’eroicizzazione dell’io attraverso la costruzione di una mitologia che lo vede esule figlio non compreso, afflitto dall’eterno vagare in un mondo che non lo accoglie:

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura

Si costruisce su una connotazione autobiografica il carme de “I Sepolcri” così come il romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis“. La continua riproduzione di sé costruisce un doppio registro narrativo e poetico che, da un lato, amplifica i tratti distintivi del personaggio Foscolo, dall’altro, crea una facile immedesimazione tra il lettore e l’autore.

Ugo Foscolo è l’eterno giovane, il ribelle della scena letteraria che impugna la spada, si lancia in battaglia seguendo un ideale. Non si rifugia mai nelle lettere, la letteratura è, invece, al contrario l’arma prediletta. La produzione artistica di Foscolo sgorga dalla realtà, è opera frutto del suo tempo e degli eventi che stravolgono il corso della storia.

L’opera centrale di Ugo Foscolo, il romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, è la conseguenza della delusione politica derivata dalla firma del trattato di Campoformio, il carme “I Sepolcri” prorompe dall’editto di Saint Cloud senza tralasciare gli scritti politici, come la “Lettera apologetica” o gli “Scritti sulle isole Ionie e su Parga”.

Una vita avventurosa tra successi e rovesci di fortuna

L’origine greco-veneziana forgia la personalità del giovane Foscolo al punto da farlo sentire sempre figlio di due patrie eppure esule da entrambe. Nel 1793 si trasferisce insieme alla madre, rimasta vedova, a Venezia ed è tra le calli della Serenissima che scopre le proprie vocazioni di poeta e di illuminista in erba, compresa la gioiosa tendenza ad intrecciare relazioni sentimentali. Nel 1797, dopo la sigla del trattato di Campoformio, lo scrittore si trasferisce a Milano dove entra in contatto con il mondo dei letterati diventando amico di Parini e di Vincenzo Monti. Partecipa militarmente alla difesa di Genova assediata, è tra i sostenitori della Repubblica Cisalpina, e poi, via via, la delusione dei propri ideali e l’ombra dell’esilio tornano a tormentare la sua vita. Si sposta tra Pavia, Firenze e di nuovo Milano. Di fronte all’offerta di dirigere un giornale che gli viene dagli austriaci sceglie la via dell’esilio volontario per amore incondizionato della libertà. Soggiorna prima in Svizzera e poi in Inghilterra dove sostenuto dalla figlia naturale Floriana e tra alterne fortune morirà nel 1827.

Una vita ricca di colpi di scena, di esperienze ma con un filo conduttore: la libertà come bene assoluto.

Nessun compromesso

Ugo Foscolo rifiuta gli incarichi, rifiuta le ricompense e i benefici avendo ben chiaro il ruolo che uno scrittore dovrebbe avere nella società:

Ufficio dunque delle arti letterarie dev’essere e di rianimare il sentimento e l’uso delle passioni e di abbellire le opinioni giovevoli alla civile concordia e di snudare con generoso coraggio l’abuso e la deformità di tante altre che adulando l’arbitrio de’ pochi o la licenza della moltitudine, roderebbero i nodi sociali e abbandonerebbero gli Stati al terror del carnefice, alla congiura degli arditi, alle gare cruente degli ambiziosi e alla invasione degli stranieri.

Uno spirito veemente che non risparmia invettive ai suoi contemporanei:

Tuttavia per quel poco di età che preserverà la memoria de’ nostri giorni e rimarrà alcun rumore di tanti travolgimenti, e di teorie e di fazioni e di leggi; di giuramenti dati e spergiurati e ridati, e da spergiurarsi e ridarsi; e fra’ nomi vostri e di tanti vostri demagoghi confederati e monarchi adulati e traditoriri e traditi tutti;

La libertà individuale ma soprattutto la libertà di una patria sempre tradita è la chimera che il Foscolo persegue come uomo e come letterato:

La Libertà a me par cosa più divina che umana e l’ho veduta sì necessaria e insieme funesta e sempre sì corruttibile fra’ mortali ch’io non la darei da amministrare fuorché alla Giustizia, la quale la governasse con leggi preordinate, immutabili e d’inesorabile fatalità.

Il pensiero politico non è per Foscolo solo un argomento di discussione o di dissertazioni, “muove da una coscienza pratica e attivamente operante della politica e con tale coscienza egli aveva cominciato a svolgere il proprio pensiero politico”, come scrive Giuseppe Nicoletti, e dopo i furori giacobini ben rappresentati nello spirito di Jacopo Ortis inizia a farsi strada l’idea di una ‘costruzione repubblicana’ che insegue attraverso le esperienze della Repubblica Cisalpina e attraverso la composizione di opere che dovrebbero avere un forte ruolo morale di sprone e di esempio.

Il poeta errante

Confortato dalle “dame gentili” che lo accolgono e lo sostengono nel corso dell’intera esistenza, la vita di Foscolo è contrassegnata dal continuo vagare, dallo spostarsi da una città all’altra, da un paese all’altro figlio errante di una terra prigioniera. L’esilio è un punto cardine della scrittura foscoliana insieme al tema della solitudine:

pur so che ove prima quegli anni non siano dimenticati in Italia, il nome mio starà solo; il giuramento mio starà unico […] La natura, l’educazione e la fortuna avevano congiurato a distinguere voi da me. Errai forse nelle opinioni: e sarà di certo esecrato da’ nuovi frati storici della vostra letteratura: ma starò solo.

Nel sonetto “Che stai?” anticipava a se stesso:

Figlio infelice, e disperato amante,
e senza patria, a tutti aspro e a te stesso,
giovine d’anni e rugoso in sembiante,

L’Europa di Foscolo

Precursore dei tempi sotto molti punti di vista compreso il suo porsi al centro della scena letteraria internazionale con curiosità e competenza. Le prove artistiche di Foscolo risentono degli studi classici, affrontati in modo mai superficiale, e dei fermenti culturali che arrivano da Oltralpe. Nella sua prova romanzesca si sentono gli echi de “I dolori del giovane Werter” di Goethe e de “Il viaggio sentimentale” di Sterne, ci sono le citazioni da Alfieri, da Pindemonte, da Cesarotti. La sua è una scrittura forgiata dalla contemporaneità che amplia l’orizzonte. Non guarda solo al passato, non guarda solo ai classici della propria lingua, sperimenta, cerca, tenta, interpreta pensando in una chiave europea. Ed è così che gli eventi confluiscono nell’universo foscoliano per assumere i connotati di un linguaggio eterno.

 

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