Contest Amarcord “Isolario ( Il Caso Che Non C’è)” di Giulia La Face

ISOLARIO ( Il Caso Che Non C’È)

di Giulia La Face

Isolario

Isolario – Immagine da web

Ci sono notti che ricordiamo. Perchè la luna era piena e il nostro cuore selvaggio. Perchè la nebbia di una  pianura oltraggiava i fari dei lampioni. O per una mano (che ci pareva nota) che si stendeva sulla nostra schiena.

Altre notti ci hanno sorpreso i pensieri,  restando nella memoria, senza che si comprenda  mai la ragione profonda di  quelle immagini che hanno trovato asilo nei meandri dei ricordi, apparentemente senza senso.

Poi ci sono notti che segnano una vita. Apparentemente notti di passaggio. Quelle notti che dopo aver dormito non ne resta nulla.   Questo non l’ho pensato quando sono sbarcata nell’Isola. Era una di quelle notti lì, dove un’isola fa la differenza ma tu vedi solo un piccolo porto deserto e male illuminato.

E ti chiedi per quale ragione ci sei finita. Nessun motivo apparente. Una sfida con il Caso. Poi scopri che il Caso non esiste, ma è già un’altra storia.

Il Caso Che Non C’é aveva preso le sembianze di una fantasiosa impiegata di un ufficietto turistico nell’isola di Samos. Cercavo un’isola che fosse un pò fuori dalle rotte turistiche.

Decisamente mi aveva accontentato…

Quando sono scesa dalla nave, un fantasma che scivolava come l’olio su un mare incredibilmente buio e piatto, mi attendeva un marciapiede deserto, un cane randagio e distratto  e una panchina, in un giardinetto davvero maltenuto.

Non c’era nemmeno una pensione, un “rent a room”, una insegna di un bar. Il Vuoto. Solo quello.

La panchina ha avuto il privilegio di ospitare i miei sacramenti recitati in tre  o quattro lingue. Fino a che il sonno non si è impossessato di me.

Al risveglio un sole cocente mi girava attorno, così come cani, bambini, passanti: sembrava un set cinematografico. Anche perchè l’architettura del luogo, celata abilmente dalla notte più buia che io avessi mai visto, si rivelava in tutto il suo anacronismo.

Costruzioni del ventennio in una isoletta minuscola di fronte alle coste turche. Bagnata da un mare cristallino, semideserta e apparentemente ai confini del mondo. Girandola con pazienza l’ho scoperta vergine, dai confini frastagliati e solitari.

Le case del colonialismo nostrano erano scomparse e il biancheggiare delle casette dalle persiane azzurre mi accecava lo sguardo. Penetrando dentro come un gorgo infinito.

Il Caso Che Non C’è mi ha ricondotto nell’isola per oltre venti anni, da quella notte che sono scivolata dalla nave sulla banchina del porto più nascosto del Mediterraneo.

Isola che mi è casa, che mi è radice. Isola dove sono nata e morta mille volte, isola che ospita i miei amici più cari. Isola dove fantastico di invecchiare, giocando a tavlis in riva al mare, raccogliendo conchiglie come quando ero bambina.

Isola che m’appartiene come un giocattolo antico da cui non  sappiamo separarci…

ISOLARIO

lEROS, isola che ascende

nel profumo dei suoi sbarchi.

Sussurri notturni di lune

salsedine di antichi umori

t’intridi di vento, t’avvolgi

Melthèmi furioso odisseo

che s’alza in un’onda

e svapora in un sospiro d’orgoglio.

Ancheggiano sbiancate

le serpentine delle strade

lucòre che fibrilla il giorno

immobilità di ore di sassi

e orme di sabbia

naufragio di echi.

Ho lastricato quelle vie

d’amore e karmici ritorni

e partenze come morti

come assenze di respiro

Tracce di rupi e schianti schiumati

e brillare di me

a piedi nudi

che ormeggio la vita.

 

 

 

 

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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