Contest Amarcord “Uno swing alla Glenn Miller”

Uno swing alla Glenn Miller

di Marina Fichera

Le luci sul palco impediscono di guardare nel buio della sala. Io sono lì, sotto quelle luci fredde del piccolo teatro del paesino brianzolo. Io e i miei colleghi musicisti stiamo eseguendo un arrangiamento swing di White Christmas, durante l’annuale concerto di Natale. La banda sul palco è una banda di paese molto atipica. Forse per questo suonare con loro mi piacque fin da subito. Non si intonano marcette simil-militari o altri – per me noiosi – brani del classico repertorio bandistico.

Qui si suona lo swing!

Come le big band degli anni ruggenti, come le magiche orchestre di Glenn Miller o Duke Ellington. O almeno ci proviamo…

Il direttore è bravo ma è la perfetta antitesi dello swing. Rigido, freddo, poco empatico, questo il ricordo che ha lasciato, ancora vivo in me, dopo oltre vent’anni. Eppure quando suoniamo diretti da lui, noi appassionati musicisti, quasi tutti dilettanti, tiriamo fuori lo swing. Siamo come saltellanti, sorridenti dentro, accarezziamo i nostri strumenti e facciamo vibrare le ance soffiando con foga o con un sospiro nei nostri strumenti. Diamo vita a nuove note, melodie, emozioni.

Ogni prova è come se stessimo passeggiando lungo la riva del fiume Hudson a New York, non lungo il Lambro a Monza. Tutto si trasforma per qualche ora in ritmo, gioia, musica! Io suono un vecchio clarinetto di ebano. È stonato lo so, ma ci sono affezionata e mi piace il calore che dà il legno, lo preferisco ai moderni clarinetti di ebanite. Ogni volta il direttore si lamenta che è stonato ma alla fine un terzo clarinetto gli serve per cui continuo a suonare il mio stonato ma vibrante strumento.

Il piccolo trombettista di nove anni intona l’assolo di White Christmas e io, nonostante siano almeno tre Natali che suono questo pezzo, non riesco a trattenere l’emozione. La musica mi abbraccia, la melodia mi accarezza, il ritmo mi avvolge, tutto è così reale! E per un attimo mi sento come Glenn Miller.

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