“Pelle di donna” – di Alina Rizzi

“Pelle di donna” – di Alina Rizzi

Recensione di Lisa Molaro

Alina Rizzi

Pelle di Donna, della Bonfirraro Editore e pubblicato nel 2015, è un libro firmato da Alina Rizzi, giornalista e scrittrice che, nella sensibilizzazione alle tematiche femminili, ci mette il cuore.

In copertina, su quello che potrebbe essere un candido lenzuolo a fiorellini, una donna sta raggomitolata, ginocchia al petto, in posizione fetale.

Nuda. Esposta. Vulnerabile. Chiusa.

Sulla “pelle” patinata della copertina del libro, nessun graffio visibile all’occhio umano.

Sottopelle, invece?

Semplicemente guardando lo scatto fotografico, a me pare di sentire la salinità di lacrime implose.

Alina Rizzi, abile penna delicata ma non per questo poco incisiva, ha raccolto in questo libro 18 storie di donne reali, concrete, non romanzate.

18 testimonianze messe nero su bianco… dolore e bisogno di riscatto impregnano l’inchiostro di cui le parole sono composte.

Donne italiane, straniere, povere, emancipate, poco più che bambine o molto più che maggiorenni.

Donne vittime della fiducia, della violenza fisica e psicologica.

La scrittrice non si dilunga in particolari inutili facendo premesse o traendo conclusioni, bensì preme lo Zoom e focalizza l’attimo di dolore… che diviene

lava incandescente o involucro di ghiaccio capace di ibernare l’anima.

La pelle nuda, derma di donna, è un chiaro-scuro sfocato, la vista annebbiata, la sensazione di impotenza che ti chiude il pugno e te lo fa portare vicino al cuore.

Perché tanto dolore, perché ovunque… perché?

Perché, da sempre, esiste il male.

Attraverso queste pagine, di vita vera, vissuta o abbandonata, Alina Rizzi ci fa sentire il mutismo di donne incapaci di proferire parola… quasi disturbassero, facendolo!

Ci fa sentire il lieve bisbiglio della donna che, forse titubante, vuol provare a sussurrare.

Bisogna tendere l’orecchio? Certo che bisogna!

Si deve ascoltare il prossimo, sempre, con la disponibilità di tendere una mano… perché può essere che quel coraggio immenso, trovato per pronunciare una singola sillaba, vada perso con un soffio di vento.

Una mano agita una tanica. Del liquido cade sulla faccia. La pelle sfrigola. Le terminazioni nervose, in un battito di ciglia, si distruggono. Sopra e sotto pelle, annientamento.

“Se non sarai mia, non sarai di nessuno!” quante volte abbiamo sentito questa frase al telegiornale? Troppe!

L’ossessione del possesso, il rapporto insano dell’Io con un Tu mosso da amore distorto.

Frammenti di vita vissuta sulla propria pelle, sul proprio corpo e sul proprio cuore.

Alina Rizzi ci porta lì, dentro il cuore di quelle donne che hanno sentito i loro giorni incrinarsi, vacillare, perdersi.

Ci porta lì, dove tutto è andato in frantumi.

Violenza, possesso, odio, livore, come fossero gocce di piogge corrosive che cadono da nubi troppo dense, provano a togliere l’identità a donne che hanno il diritto di alzare la testa e guardare il mondo in faccia!

Il diritto non solo di bisbigliare, ma di urlarlo il diritto alla libertà dell’individuo!

Il diritto alla vita!

Quanto è difficile capire i segnali, smettere di giustificare, cessare di sentirsi colpevoli?

Chi ci ama non ci urla in faccia, a due centimetri dal viso; non ci preme le unghie sulla pelle, stringendo le dita come fossero artigli di un rapace sulla preda.

Chi ci ama ci ascolta e non pretende di imporci le sue ragioni.

Forse capirlo è la cosa più difficile del mondo, spezzare la catena del dolore richiede una forza che spesso è stata depredata… ma questo libro ha esattamente questo proposito, secondo me.

Sgretolare la sensazione della solitudine.

Troppe donne, troppe, hanno bisogno di un aiuto per capire che nessuno ha il diritto di cancellarci l’identità!

Tutte le testimonianze del libro di Alina Rizzi, mi hanno, ovviamente, colpita… non una di più e non una di meno.

Il dolore non è mai quantificabile e, sempre, incomparabile.

Un libro non facile, ma importante da leggere.

Attraverso queste pagine, la bontà e l’innocenza dei buoni sentimenti, sono stati vittima di tranelli e trappole.

Vittime di secondi di follia.

E i secondi, quei secondi, restano tatuati sotto la pelle.

Essere buoni è giusto, fidarsi pure.

Portare rispetto è importante… ma lo è tanto quanto pretenderlo!

Lisa.

Pelle di donna

 

Sinossi:

Le storie raccolte in questo libro sono autentiche e documentate, sono le dirette testimonianze delle loro protagoniste: donne tra tante, insospettabili, che hanno attraversato il dolore della coercizione, dell’esclusione, della violenza fisica e psicologica, quasi sempre perpetrata da uomini.

Come giornalista e come donna mi sono semplicemente messa in ascolto, con empatia e profondo rispetto, cercando di restituire a questi vissuti la dignità che meritano, portandoli alla luce del foglio bianco.

Non ci sono finzioni o abbellimenti in questi racconti: ci sono nomi, date, luoghi, avvenimenti spesso riferiti dalla cronaca e poi subito scordati.

Ma queste donne non devono essere dimenticate, perché come loro ce ne sono centinaia di altre, che solo uscendo dal buio e dall’anonimato, possono forse ritrovare un po’ di giustizia.

E di serenità

Titolo: Pelle di donna
Autrice: Alina Rizzi
Editore: Bonfirraro (18 maggio 2015)

https://www.amazon.it/Pelle-donna-Alina-Rizzi/dp/8862721013

 

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