“Odi e sonetti” di Ugo Foscolo

“Odi e sonetti” di Ugo Foscolo

Recensione di Elisabetta Corti

odi e sonetti

  Che stai? già il secol l’orma ultima lascia
Dove del tempo son le leggi rotte
Precipita, portando entro la notte
Quattro tuoi lustri, e obblio freddo li fascia.

 

Sono in volo verso Parigi quando leggo questi versi. Una lettura particolare, sicuramente, che forse da troppo tempo non affrontavo.

Si tratta dei sonetti di Ugo Foscolo. Una raccolta di versi impeccabili, accessibili a tutti.

Ed ecco la prima cosa che apprezzo: la semplicità.

Non sono certo versi banali, eppure l’autore riesce a rivolgersi ad ogni lettore.

La lettura di questo volume, quanto a numero di pagine e parole, è breve.

Eppure occupa tutta la ora e mezza di volo, un tempo che passo profondamente immensa in questi versi.

Sono due le odi, e dodici i sonetti, e nelle pubblicazioni appaiono quasi sempre insieme.

Scritte nel 1800 e 1802, le odi sono dedicate alla bellezza femminile, celebrata nelle prime strofe di entrambe.

Nella seconda parte, invece appaiono Dei o personaggi della mitologia Greca, rimando alla amata Zacinto, terra di Ugo Foscolo.

I sonetti si dividono invece in 8+4 e sono stati composti tra il 1798 1 il 1803.

La divisione è dovuta ad una differenza netta. I primo otto, infatti, sono di carattere autobiografico, e l’autore sembra farsi coinvolgere molto nella composizione.

È  molto evidente quel disagio che spesso appare nelle opere di Foscolo.

La maggior parte di questi sono dedicati ad una donna, quasi sicuramente Isabella Roncioni, grande amore del poeta.

Nei quattro seguenti, si ha invece il passaggio all’approccio filosofico. L’autore sembra trasferirsi all’esterno del poema, e per quanto molti di essi siano drammatici, vi è un forte legame con la bellezza come unica fonte di serenità.

I quattro sonetti sono anche evidentemente di qualità più alta, e non a caso rimangono i più conosciuti e amati della produzione dell’autore.

Si tratta infatti di “Alla sera”, “A Zacinto”, “Alla musa” e “In morte del fratello Giovanni”.

Non nego di essermi volutamente perduta nella rilettura di questi ultimi quattro sonetti.

L’intera opera, ad ogni modo, ripercorre le varie fasi produttive del poeta.

Credo sia un piccolo gioiello di disarmante bellezza, poche pagine che rapiscono la mente del lettore.

E’ ora di scendere da questo volo, sia quello reale che quello virtuale.

Dopo averlo riscoperto ad anni di distanza dalle scuole superiori, ad Ugo fisso un altro appuntamento, il più presto possibile.

Puoi acquistare il libro qui.

 

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