“Gaia di nome. I disturbi alimentari nell’adolescenza” di L. Romano e R. Pozzetti

“Gaia di nome. I disturbi alimentari nell’adolescenza” di Laura Romano e Roberto Pozzetti

recensione di Sabrina Corti e con l’apporto di Raffaella Pozzoli (dietista)

Sono femmina.

Madre di figlia femmina, in età preadolescenziale: l’età gaia.

Naturale che comincino ad affiorare le preoccupazioni di una madre legate a quel periodo e, tra le varie preoccupazioni, emerge quella riguarante i disturbi alimentari.

Una mia cara amica ha postato su un social la copertina di questo libro e io l’ho acquistato immediatamente.

La lettura non è semplice: tutt’altro.

Il romanzo si sviluppa in due parti: una romanzata e l’altra dedicata all’aspetto diagnostico, psicologico e metodologico dei disturbi alimentari.

Parte Prima.

Gaia non esiste.

Anzi no.  Gaia sono tante adolescenti, tutte accomunate dalla difficile relazione con il cibo.

Una relazione che diventa diabolica e patologica.

In certi passaggi la narrazione è un pugno allo stomaco che potrebbe indurvi ad interrompere il racconto, come quando si distoglie lo sguardo da immagini troppo forti.

Ma vi chiedo di andare oltre e di procedere: è un libro che fa male, e poi fa bene.

Gaia ha una vita apparentemente normale, una percorso scolastico sopra la media, è di bell’aspetto.

La narrazione di come Gaia cade nel baratro inizia con un episodio fortemente traumatico.

Al lettore, inizialmente, Gaia potrebbe non risultare simpatica: è lo stereotipo dell’adolescente scontrosa e scostante.

Fatico ancora molto a capire le dinamiche che conducono all’anoressia o alla bulimia perchè, personalmente, ho, ed ho sempre avuto,  un ottimo rapporto con il cibo.

L’ho sempre trattato con rispetto, dandogli l’importanza che merita, senza estremizzare, relazionandomi ad esso come ad un alleato e ad un amico, sempre nella consapevolezza che abusandone sarebbe divenuto il mio peggior nemico.

Eppure, la lettura della storia di Gaia mi ha portato, paradossalmente, a comprendere il percorso mentale illogico della protagonista a mettermi i suoi panni, a  sentirne la sofferenza.

L’epilogo della storia di Gaia è “sospeso“.

Al lettore la scelta di dare una personale conclusione al romanzo  nella consapevolezza che non sempre tutte le storie sono a lieto fine e che i disturbi alimentari non sono da sottovalutare: mai.

Parte Seconda.

Qui l’emotività viene ristabilita.

Siamo nel campo diagnostico, medico, psicologico e pedagogico.

Quali sono i motivi scatenanti di un disturbo alimentare? Quali i segnali per riconoscerli? Quali i rimedi?

Una premessa: i disturbi alimentari sono figli del nostro tempo e del mondo occidentale che vive nel benessere.

A nessun adolescente del Bhutan o dello Zaire verrebbe mai in mente di privarsi del cibo, per intenderci.

Analogamente, ben difficilmente avremmo trovato in Italia adolescenti con disturbi dell’alimentazione negli anni trenta (o, almeno, non con i disturbi alimentari di cui si parla nel romanzo).

Il fenomeno riguarda principalmente l’adolescenza, quando il corpo comincia a cambiare e lo si percepisce diverso da come era o da come si vorrebbe che fosse, ed è un fenomeno che colpisce maggiormente le ragazze.

D’altronde l’immagine che i media restituiscono è quello di

un mondo che conferisce sempre più rilevanza a determinati modelli e canoni estetici, il culto dell’immagine del corpo magro, i modelli di bellezza attuali che rappresentano le donne in forma androgina (…)

Un evento, che agli occhi di un adulto potrebbe apparire banale e insignificante, può essere il motivo scatenante di un disturbo dell’alimentazione.

Mi ha molto colpita la storia di un’adolescente divenuta anoressica allorquando, mentre stava pranzando, le è stata data la notizia della morte di una persona a lei cara.

L’associazione di un trauma al cibo  l’aveva condotta a rifiutarlo via via, giungendo a considerare il cibo “portatore di sventura”.

Decisamente interessante l’analisi di altri atteggiamenti, slegati dall’alimentazione, che accompagnano i soggetti colpiti da questi disturbi.

Si passa dall’adozione di rituali prefissati e rigidi per i quali si rifiuta ogni minimo cambiamento, all’igiene personale estremizzata e focalizzata soprattutto nelle parti intime – quasi a volersi purificare – all’esasperazione dell’attività fisica.

Insomma, i disturbi alimentari non viaggiano mai da soli.

Mi sono sempre chiesta come un famigliare non sia in grado di accorgersi di una così grave problematica se non a patologia conclamata.

Anche rispetto a questa domanda “Gaia di nome” è riuscita a dare una risposta che può essere d’aiuto agli adulti.

A tutti, non solo ai famigliari, per comprendere un disagio, uno stato di allarme, o una richiesta di aiuto inespressa verbalmente.

E insieme trovare la strada per uscirne.

Un romanzo che consiglio fortemente agli adulti che si relazionano con gli adolescenti e preadolescenti, non solo per capire, ma anche per capirli.

***

L’apporto di Raffaella Pozzoli, dietista, e mamma di una preadolescente.

L’anoressia nervosa, cosi come la bulimia sono patologie diffuse nelle cosiddette “società del benessere”, sono purtroppo malattie complesse, subdole a difficili da trattare.

Si instaurano con lentezza e prevalentemente nella popolazione femminile in età pre e adolescenziale, dove avviene una complessa trasformazione corporea, psicologica, sessuale e sociale e dove spesso l’identificazione del proprio io e la stima di sé coincidono in modo eclatante con l’immagine corporea.

L’approccio terapeutico,  deve essere di tipo multidisciplinare (fatto da professionisti esperti in materia, non ci si può improvvisare!!!) e integrato e tendere a una riabilitazione psichiatrica e nutrizionale, utilizzando tutti gli strumenti di cui si dispone.

La storia introduttiva del libro non corrisponde a un racconto biografico, specificano gli autori, ma le situazioni narrate sono un comune denominatore di ciò che avviene nella vita di chi sviluppa un sintomo anoressico o bulimico.

Soprattutto mi ha colpito una frase: “io sono morta molti anni fa, soltanto la mia carcassa ha continuato a sopravvivere”.

La prima e seconda parte del libro ripercorrono grazie alle professionalità dei due autori, gli aspetti pedagogici e psicologici per individuare, affrontare e curare tali disturbi.

Consiglio di leggere il libro a tutte le mamme che come me hanno una figlia femmina.

***

Sinossi

I disturbi del comportamento alimentare rappresentano – nella società contemporanea – un’emergenza e, contemporaneamente, un inquietante interrogativo.
Sono condotte che suscitano interesse perché attengono al corpo, oggetto di un’attenzione ossessiva e ossessionante nel mondo occidentale contemporaneo, e perché appaiono per certi versi inspiegabili, dati gli esiti talvolta drammatici della loro evoluzione.
Anoressia e bulimia sono patologie di origine multifattoriale e – in quanto tali – beneficiano, nella loro interpretazione così come nel loro trattamento, di un approccio multidisciplinare; da questa considerazione è nato questo saggio, scritto a quattro mani da una consulente educativa e da uno psicanalista. La contaminazione fra discipline diverse consente di leggere in modo complementare le questioni legate all’identità di genere, alla corporeità, alle relazioni e di proporre interventi – ambulatoriali e residenziali, clinici ed educativo-riabilitativi – attenti alla complessità della persona e del suo contesto di vita.

Scheda del libro

Nome: Gaia di nome. I disturbi alimentari nell’adolescenza.
Autore: Laura Romano e Roberto Pozzetti
Genere: romanzo/pedagogico/medico
Editore: Il Ciliegio edizioni
Data di edizione: 2017

puoi acquistare il libro qui: http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/laura-romano-roberto-pozzetti/gaia-di-nome-9788867713127-389251.html

 

 

 

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