“Indiscrezioni dal Fantasy: la parola a chi era lì”

“Indiscrezioni dal Fantasy: la parola a chi era lì”

di Altea Alaryssa Gardini

Buongiorno a tutti, torno anche questo mese con le interviste ai personaggi che hanno fatto e vissuto le storie più emozionanti del fantasy.

Oggi abbiamo l’onore di avere l’orecchio del nostro amico drago nell’altra stanza che, oggi, vuole ascoltare e mi ha chiesto di tenere aperta la porta.

fantasy

Immagine del Drago da giovane

Ora, bando alle ciance e ciance al bando, accogliamo i nostri ospiti

Questi due giovani uomini ne hanno passate più di quanto sarebbe normalmente accettabile. Seduti davanti a me ho l’onore di conoscere Mutio e Thorval della Trilogia di Lothar Basler, la fantastica storia scritta da Marco Davide.

Buongiorno ad entrambi. Posso continuare a chiamarti Mutio o preferisci Simone?

Mutio: “Innanzitutto salve, mia bella signora, confesso di non avere inteso esattamente i contorni di questa conversazione, ma non mi sembra di scorgere da nessuna parte schiacciapollici o carboni ardenti, ed il seggio su cui mi avete invitato ad accomodarmi è fornito di un morbido cuscino, dunque… La maggior parte della gente mi chiama Mutio, per cui se vi aggrada usare il soprannome, be’ allora aggrada anche me.”

Vi prego di perdonare se qualche domanda sarà troppo personale, siete liberi di mandarmi a fare un giro altrove ma mi piacerebbe sapere qualche lato più intimo della storia se me lo permettete.

Iniziamo con qualcosa di molto semplice, vorreste presentarvi ai nostri lettori che ancora non vi conoscono?

Mutio: “Mi chiamo Simone, anche se come dicevo poc’anzi, dacché ero solo un marmocchio sbarbato in molti mi hanno conosciuto come Mutio. Dipende dall’abitudine che ho di usare la mano sinistra, e il soprannome significa proprio ‘il mancino’, dalle mie parti. Che, a proposito, sono le parti di Amor, nel bel mezzo della penisola di Altea. Sono nato e vissuto laggiù, tra i resti dell’Antico Impero, dove ho militato per anni a bordo delle galee della Marina Militare. Poi, a causa di una serie di accadimenti per così dire sfortunati, mi sono trasferito nel principato di Lum. Qui ho conosciuto Helena, mia moglie, ed ho aperto ‘Il Boccale del Gioco’, una locanda dove si mangia, si beve, si dorme e… in certi giorni si può scommettere qualche spicciolo su un tiro di dadi o una mano di carte. Una delle passioni che mi sono tirato dietro dagli anni Alteani. Tutto questo fino al giorno in cui un terzetto di avventori alquanto particolari ha varcato la soglia del mio locale…”

Thorval: “Il mio nome è Thorval e vengo da Roog, dalle Terre del Nord. Il mio acciaio è al soldo di chi lo paga, lassù come altrove. La mia fede è nel mio braccio e nel Sommo Khaal, il Grande Orso Bianco. Questo è quanto.”

La vostra avventura è stata la diretta conseguenza di una brutta faccenda, vi siete ritrovati coinvolti vostro malgrado ma siete comunque andati avanti, in quale modo questo vi ha cambiato? C’è stato mai un momento in cui avete pensato: basta, ne ho fin sopra ai capelli?

Mutio: “Un… momento? Mia bella signora, se domandate è perché in qualche modo sapete, immagino. Se sapete, allora capirete che a metterli tutti in fila, i momenti, faremmo il giro intero delle mura di questa città.

E’ stata dura fin dall’inizio, perché è cominciata come il tuono a cielo terso, come il lampo che non t’aspetti. E così è proseguita. Già qui, tra i pini di Ebor, la notte della luna di sangue. A Caeres, imprigionati dai ribelli, strangolati dall’assedio di Castel Correlio. A Senar, dove la peste mi ha spinto quasi a rinnegare la promessa fatta a mia moglie. Eppure tutto ciò impallidisce al confronto con la Gehenna.

Ecco, laggiù davvero ogni passo è stato peggiore del precedente.

E quando chi ci guidava ci è stato sottratto, quando siamo rimasti soli nel grembo dell’inferno… io credo che mai come allora la fiamma della speranza si sia ridotta a un lumicino rimasto vivo per miracolo.

Il miracolo nostro, però, di un gruppo che non ha mai concesso a nessuno dei suoi di arrendersi per davvero.”

Thorval: “Mutio ha detto già molto, ed è un bene perché io con le parole ci so fare molto meno.

Momenti duri molti, durissimi. Lo confesso ora per la prima volta, forse persino a me stesso, ma quando Mutio ebbe quel crollo nervoso ai piedi dell’albero carico di fichi marciti, nel cuore della foresta putrefatta, all’indomani del rapimento di Lothar… ebbene, anch’io che mi sforzavo di incoraggiarlo ero a un passo dallo sconforto totale.

Se non è successo è perché dentro di me ardeva di rabbia e risolutezza il ricordo di Rugni e dell’incredibile coraggio di cui ci aveva dato esempio sui gradoni della piramide di Aboriskô. Nel cuore mio e nel cuore di tutti, credo.”

Mutio: “E’ questo ad averci davvero cambiato, alla fine.

L’esempio dell’uno nei confronti dell’altro. Lothar, Rugni, Thorval, Moonz e – per quel che sono riuscito a dare – il sottoscritto.

Chi prima, chi dopo, ciascuno a modo proprio. Abbiamo insegnato a noi stessi il valore della determinazione che scaturisce dai sentimenti, quelli buoni e quelli che di cui non andiamo particolarmente fieri.

Dall’amore e dall’odio, dalla solidarietà e dal furore. Abbiamo scoperto molto di noi stessi, nel bene e nel male.”

C’è un capitolo della Storia che ritenete il vostro preferito? E uno che proprio cancellereste, escludendo l’ovvio?

Mutio: “Lothar che ci racconta della morte di Helena al cospetto della Torre degli Esarchi. Le sue lacrime, la conferma di un luce viva nel suo cuore invelenito dal dolore e dal rancore.

La garanzia di un barlume di possibilità su cui ancora puntare alle soglie di una sfida che ci gridava in faccia di non concederne nessuna.”

Thorval: “Vedi questo moncherino fasciato di cuoio? Farsi divorare una mano da un albero demoniaco, percepire con chiarezza la sensazione di qualcosa che ti risucchia sangue e anima attraverso una corteccia calcinata, è un’esperienza difficile da concepire, persino per me che sono abituato al mattatoio delle battaglie.

I momenti buoni invece sono stati maggiori di quel che si potrebbe pensare.

Ne voglio annoverare uno che potrebbe lasciare perplessi: Aboriskô, nel tempo trascorso piacevolmente nella valle, una benedizione dopo le vicissitudine patite nel deserto. Un’illusione, lo so, eppure tanto è stato, prima che l’incubo gettasse via la maschera.”

Mutio, quando hai scoperto che il nome di tua moglie fosse il medesimo dell’altra sua omonima, cosa hai pensato?

Mutio: “Che al Destino, nella sua presunta indifferenza, piace farsi una bella risata più spesso di quanto pensiamo. E’ un giocatore spietato, per come ho imparato a conoscerlo, che ti convoca al tavolo costringendoti talvolta a puntare la tua posta più preziosa con le carte peggiori.

Ricordo ancora Lothar quando ci raccontava la sua storia in quella locanda a Holser, il suo sguardo attraverso il fumo della pipa mentre ci rivelava che la sua sfortunata moglie si chiamava Helena.

Al Destino piace farsi una bella risata, ho detto, e spero che ogni tanto gli vada di traverso, aggiungo.”
Fantasy

Profumo di gigli

Thorval, nella tua esperienza da mercenario e poi soldato al servizio di Lord Etienne d’Averar, hai mai avuto qualche ripensamento per aver lasciato la compagnia o hai sempre saputo che li avresti ritrovati?

Thorval: “I ripensamenti sono una perdita di tempo, poiché una volta fatta una scelta, tutto ciò che puoi fare è assumertene le responsabilità, non certo tornare indietro a pretendere un cambiamento. Mentirei se vi dicessi che pensavo di ritrovarli.

Mi sono arruolato nella Legione di Etienne d’Averar perché quello era il mio obiettivo fin dal principio, e sono orgoglioso di avere combattuto sotto la sua bandiera. Ma quando mi sono imbattuto in Mutio nel padiglione in cui ero ricoverato, non me ne sono certo dispiaciuto, tutt’altro.

In quell’occasione, ho avuto l’opportunità di esercitare una nuova scelta. E tanto ho fatto, senza mai guardarmi indietro.”

Alcuni nostri lettori mi hanno suggerito qualche quesito da porvi, quindi vorrei chiedervi: se aveste potuto scegliere tra una vita senza amore, inteso in senso lato, o una vita piena di esso; cosa avreste scelto? Lo scegliereste ancora?

Mutio: “Di amore si può vivere e morire, tanta è la forza che possiede quando finisce per scorrerti nelle vene. E’ un sentimento straordinario che a volte può fare persino paura. Perché comporta responsabilità, e il rischio di perderlo, con la sofferenza che ne può derivare.

Ma cosa saremmo tutti noi, senza? Ho testimoniato l’aridità dell’odio assoluto, la sua spaventosa vacuità spinta ai livelli estremi da parte di creature potenti oltre ogni dire, dannate da un’ambizione priva di altruismo e misericordia. E’ ombra senza luce, che infesta ancora i miei sogni.

Non è una domanda quella che mi ponete, mia bella signora. Ciononostante credo di avervi restituito la mia risposta.”

Thorval: “Ho giaciuto con molte donne, ma non ne ho mai amata nessuna. Con questi miei occhi però ho visto uomini bruciare tutto se stessi in nome dell’amore. Uno ce l’ho seduto accanto. Un altro l’ho seguito fin nel ventre dell’inferno. Li ho veduti reggersi in piedi, dritti, con nient’altro a sostenerli che l’emozione che gli avvampava dentro. Ho assistito alla forza dell’amore autentico ed ho scoperto che, nel suo senso profondo, è molto diverso da quello che cantano i bardi nelle loro ballate. Un giorno, presto o tardi, vorrei davvero provarlo nel mio stesso petto.”

Fantasy

Un Momento del viaggio verso la Gehenna nella versione dantesca

Cosa amate e cosa odiate di più in voi stessi?

Mutio: “Santa Amika, questa sì che è una domanda impudente… forse persino pericolosa.

Non per voi che la ponete, mia bella signora, ma per chi è chiamato a darle risposta. Giudico spesso le azioni che compio sforzandomi di vederle con gli occhi delle persone cui tengo maggiormente. Mia moglie, innanzitutto. Markus, un tempo. Lothar e Thorval e Rugni e Moonz, negli ultimi terribili mesi.

Di me un giorno vorrei si dicesse che sono una persona con cui è valsa la pena spendere qualche spicciolo di vita. Tanti o pochi, ma comunque di valore. E che si dicesse anche che non ne abbia fatti sperperare troppi, con la mia smania di sfidare così spesso la sorte, persino il Destino, persino con le carte peggiori in mano.”

Thorval: “Non sono abituato a parlare in questi termini di me stesso, per di più a un’estranea. Io sono ciò che vedete, ed è lo stesso volto che mi trovo davanti quando mi specchio.

Non perdo tempo a rimpiangere le mie azioni, ve l’ho già detto. Ma non mi vedrete mai sfuggirne le conseguenze.

Non vorrei mai che questo fosse diverso, e allora eccovi la risposta alla prima domanda. Sulla seconda… detesto deludere il Sommo Khaal nei momenti in cui il braccio cede alla debolezza e il cuore esita al Suo cospetto, anche solo per un momento. Accade, poiché sono carne e sangue, e la volontà e il coraggio non ti solleveranno mai dall’essere imperfetto.”

Grazie di essere stati con noi. Prego, assaggiate uno dei nostri fantastici panini offerti dal drago che dorme nell’altra stanza.

A voi, gentile pubblico, se volete saperne di più sulle avventure di questi uomini, lascio i link alle mie recensioni.

“La Lama del Dolore” di Marco Davide

 

“Il sangue della terra” di Marco Davide

“Figli di Tenebra” Di Marco Davide

Ricordo inoltre che i libri sono disponibili sia su supporto Kindle sia su cartaceo, scegliete il vostro stile preferite e gustatevi questa forte e meravigliosa avventura.

Vi troverete a conoscere Persone che hanno vissuto e puntato la loro vita sulla loro coesione, amicizia e stima.

https://www.amazon.it/lama-del-dolore-Odissea-Digital-ebook/dp/B01ACOWYQQ/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1495528968&sr=8-1&keywords=lothar+basler

https://www.amazon.it/Il-sangue-della-Terra-Odissea-ebook/dp/B01BIKV3A6/ref=sr_1_3?ie=UTF8&qid=1495528968&sr=8-3&keywords=lothar+basler

https://www.amazon.it/Figli-Tenebra-Odissea-Digital-Fantasy-ebook/dp/B01BIKV306/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1495528968&sr=8-2&keywords=lothar+basler

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *