Il Lamento di Demetra e la Capacità di Rinascita Attraverso la Perdita

Il Lamento di Demetra e

la Capacità di Rinascita Attraverso la Perdita

di Elisabetta Calabrese

Demetra

…un acuto dolore colse nell’animo: le bende, che le chiome

immortali cingevano, lacerava con le sue mani,

si gettava sulle spalle un cupo velo,

e si slanciò sopra la terra e il mare, come un uccello,

alla ricerca. Ma nessuno degli dèi

e degli uomini  mortali voleva dirle la verità…”

Inno a Demetra, Omero

Demetra è la Dea della fecondità, della ferilità e della rigenerazione.

Raffigurata come una bellissima donna dagli splendidi capelli d’oro, vestita di blu.

Signora dei semi, dei fiori e delle piante, portava tra le sue braccia un fascio di grano.

La storia, magnificamente narrata nell’Inno a Demetra attribuito ad Omero, si incentra sulla reazione di Demetra al rapimento di sua figlia Persefone da parte di Ade, dio degli inferi.

Al mito di Demetra e Persefone, sono legati rituali religiosi, conosciuti come i misteri Eleusini. Il culto, durato circa duemila anni, vide la sua fine nel V secolo d.c , con la distruzione del santuario a lei dedicato, da parte dei Goti.

Jean Shinoda Bolen, psichiatra, psicoterapeuta e analista junghiana, nel suo libro Le Dee dentro la donna”, attraverso i modelli archetipi delle antiche divinità mitologiche, suggerisce come riconoscere ed entrare in contatto con l’energie psichiche  che influenzano il comportamento delle donne.

La donna Demetra è la Madre, non solo in senso biologico, perché non è il fatto di avere figli che la rende materna ma il suo atteggiamento verso gli altri.

Ha l’istinto della cura, della dedizione verso il dare e il nutrire e verso l’accoglienza dell’altro. Espressione, quindi, dell’essere madre.

Essere madre è riconducibile all’idea che comunemente è presente in ognuno di noi.Un caldo appagante e avvolgente abbraccio.

La donna Demetra, governata dall’amore, è la nutrice di tutti coloro che vorranno attingere dai suoi seni il sano e sacro nutrimento. E da questo lei ne trae soddisfazione; un senso profondo, naturale e istintivo godimento.

È una donna sempre in contatto con la realtà. Una donna con i piedi saldi sulla terra e le braccia protese in avanti.

La donna Demetra, potente archetipo, può determinare però un influsso significativo qualora il suo bisogno di nutrire e prendersi cura venga ostacolato o rifiutato.

Abbiamo ricordato che Demetra perde sua figlia Persefone perché rapita dal Dio Ade che, attratto dalla  sua straordinaria bellezza, emerge dagli inferi sul suo carro d’oro tirato da cavalli neri, per rapirla e sposarla.

Demetra udito l’eco delle urla della sua bella figliola comincia a ricercarla invano.

Nei nove giorni di ricerca la Dea non tocca né cibo e né acqua, e non si ferma nè per riposare e nè per lavarsi. Finalmente, nel decimo giorno, Demetra incontra Elio, dio del Sole che vede tutto, il quale la informa che era stato il suo consorte Zeus a complottare il rapimento con suo fratello Ade, affinchè sposasse la fanciulla.

Demetra, addolorata e offesa dal marito, abbandona l’Olimpo.

Nell’infertilità, o meglio nell’incapacità di procreare, una donna che non riesce ad avere figli o che non riesce a portare a termine una gravidanza, potrebbe identificarsi nella dea afflitta che, come lei, non dorme, non mangia o si muove in continuazione perché è pervasa dalla disperazione.

Talvolta i sentimenti possono alternarsi. Dall’apatia all’agitazione.  Potrebbe diventare anche furiosa perchè sente che le è stato sottratto ingiustamente la fonte del significato della sua esistenza.

Nella donna Demetra, percependo la sensazione di espansione e di regale trasformazione, la perdita le può comportare il senso di fallimento e ingiustizia.

Sente che non ha più motivi per proseguire.

Diventa apatica nel posto di lavoro, non frequenta più le sue amiche di sempre perché ad una ad una riescono a portare a termine la gravidanza, lascia la palestra e tutte le attività ludiche, non frequenta più i luoghi che ama.

Non osserva ciò che la circonda. Nulla intorno a lei ha più valore.

La donna Demetra lascia il suo Olimpo. Lascia sua vita di sempre.

Demetra, continua il mito, si nasconde così tra i mortali travestita d’anziana, arriva ad Eleusi offrendosi come bambinaia.

Le viene affidato un neonato, Demofoonte, figlio della regina Metanira.

La dea però non si prende cura del piccolo ma lo strofina di notte con l’ambrosia per renderlo immortale e per sempre giovane.

Trovatasi scoperta dalla regina, si spoglia dalle sue vesti e si rileva in tutto il suo divino splendore.

La regina fa costruire un tempio in suo onore, dove Demetra si ritira e si siede tutta sola col suo dolore per la figlia perduta.

La splendida dea si rifiuta così di adempiere le sue funzioni di tutela della natura e dei raccolti.

Quindi nulla nacque e nulla crebbe. La carestia stava distruggendo la terra e la razza umana.

Il dolore della perdita, che non diventa figlio o la disperazione di un figlio che mai arriverà, potrebbe portare la donna Demetra, ad una depressione anche grave.

Potrebbe soffrire, come definisce la Bolen, di depressione da “nido vuoto” perché la sua vita potrebbe apparire priva di significato. 

Però il mito stesso ci propone una soluzione, ci propone un cambio di scena.

Un’iniziale passo per un luminoso cambiamento.

Demetra diventa nutrice di un’ altro bambino, affrontando inizialmente così la perdita.

Riversa in lui tutte le sue qualità e poteri.

Un cambiamento iniziale che può avvenire solo se l’attenzione viene spostata altrove.

Una guarigione che può avvenire se si comincia ad adempiere le funzioni di sempre. La funzione del dare.

Allora sarà possibile svestirsi dalle vesti fatte di tristezza e risplendere nella magnificenza del proprio essere.

Anche se per Demetra, il tempio a lei dedicato, diventa luogo di clausura, non significa chiusura totale al mondo.

Perché questo diventa luogo di contemplazione e meditazione su se stessa.

Dà la possibilità, attraverso la sua venerazione, di offrire ancora qualcosa a coloro che si prostrano a lei. La sua postura seduta rappresenta l’adagiarsi in attesa della fioritura.

La donna Demetra, dopo essere scesa negli inferi del suo dolore, sarà pronta ad accogliere il nuovo che verrà.

Demetra, nonostante l’insistenza da parte dei messaggeri di Zeus, rifiuta di mettere piede nell’Olimpo e di lasciar crescere fiori e frutti finchè non vedrà almeno una volta la figlia.

Allora Ade, persuaso dallo stesso Zeus, cede e consegna sua moglie Persefone 9 mesi all’anno a sua madre Demetra.

Ma non prima di averle fatto mangiare un seme di melograno. Il quale la costringerà periodicamente al ritorno agli Inferi.

Madre e figlia gioiosamente si riuniscono nel tempio di Demetra. Dove la Dea istruirà gli abitanti di Eleusi ai suoi riti sacri e segreti, restituendo la fertilità e la crescita della terra.

La donna Demetra, dopo aver scavato nel suo essere e dopo aver dato sfogo alla rabbia e al pianto, si rende conto che, col passare del tempo, il suo sentire materno comincia a spostarsi altrove.

Si rende conto che i fiori sbocciano, che il cielo ha spettacolari sfumature, che l’odore dell’erba risveglia assopite emozioni, che il suo datore di lavoro non è così temibile come credeva, che le sue amiche sono donne come lei, che sudare in palestra la rende più tonica.

La donna ricomincia a riprendersi la sua vita. Riprende ciò che aveva abbandonato. Un quadro non completo, un libro mai terminato, un progetto mai sviluppato.

La primavera è alle porte e lei lo sa.

La donna Demetra comincia a rendere fertile la sua vita. Le sue azioni diventano beneficio per i suoi innumerevoli figli. Figli spirituali, adottati e naturali.

Il suo istinto di cura e nutrimento, fa rifiorire tuttò ciò che lei aveva reso arido.

La donna Demetra, si renderà conto che la ricongiunzione con sua figlia Persefone non è altro che la fusione del suo essere figlia.

E anche se la separazione, seppur temporanea, comporterà dolore, sarà consapevole che il ciclo della natura prevede poi la fusione.

La donna Demetra attraverso la sofferenza, prenderà consapevolezza della sua crescita personale.

Rendendola per sempre una Madre Saggia.

…Se accetti la trasformazione attraverso Demetra devi lasciar andare il tuo essere figlia e questo è un dolore terribile. Una parte di te andrà sotto la terra. Lei insegna alle donne a piangere per questo. Appena piangi sei sotto terra e fai parte di tutte le cose create che crescono per perdita…

tratto dalle conferenze di Robert Bly, da The Great Mother and the New Father (1978)

Sinossi

I modelli archetipici delle antiche divinità mitologiche sono tuttora validi per comprendere noi stessi e guidare il nostro comportamento.

Imparando a entrare in contatto con le energie psichiche che la influenzano dall’interno, la donna troverà reali alternative che la riscatteranno dalle implacabili dicotomie maschile/femminile, madre/amante, donna di successo/casalinga, ecc., che da sempre la tengono prigioniera.

Questo libro insegna a ogni donna a identificarsi con la dea o le dee che governano la sua personalità, a decidere quale dea coltivare e quale tenere a freno, e a sfruttare il potere di questi eterni archetipi per diventare la perfetta ‘eroina’ della propria storia personale.

Titolo: Le dee dentro la donna
Autore: Jean Shinoda Bolen
Edizione:Astrolabio Ubaldini, 1991
link d’acquisto:

https://www.amazon.it/dentro-donna-nuova-psicologia-femminile/dp/8834010337/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1495797523&sr=1-1&keywords=le+dee+dentro+la+donna

 

 

 

 

 

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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