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I miei fantastici tredici anni

di Marina Fichera

Primi anni ’80. Tredici anni e otto mesi. Alla scuola Passeroni di Ostia il tempo passa lento, noioso, faticoso. Si avvicina l’esame di terza media e per mia fortuna presto scapperò da questa prigione chiamata scuola mediaIo e le mie compagne non ci siamo mai capite. Non parliamo dei miei compagni maschi!

Le mie compagne di classe comprano tutte le settimane la rivista più inutile al mondo: Cioè. Una rivista di piccolo formato, tutta foto, testi di canzonette, e posta del cuore. Come si fa a spendere dei soldi per un giornaletto con un tale nome e che ha al suo interno il poster di Pupo o quello di Riccardo Fogli! A me Pupo non piace, a me non piace la musica italiana, a me non piace leggere Cioè. A me non piace niente!

E tanto per cambiare non riesco a fare una sola cosa che facciano le mie compagne delle medie.

Neanche una. Forse sono un’asociale, non riesco proprio a capirle né a farmi capire, da quasi tre anni. 

Ho i capelli nerissimi, corvini, vaporosi e crespi. Quei simpaticoni dei miei compagni di scuola dicono che ho capelli da negra. E ho gli occhiali, che odio perché mi chiamano quattrocchi, cecata, talpa… e che amo perché senza non vedrei un accidenti. Per fortuna non sono grassa, so che se lo fossi sarei finita. Secchiona, capellona, occhialuta, passi tutto, ma cicciona no, non potrei sopportarlo.

Se non avessi tredici anni e otto mesi sarei felice,

sarei alle superiori e i miei compagni non mi chiamerebbero rospa. E invece sono qui, inchiodata a questi insulsi tredici anni da oltre otto mesi. I quattordici non arrivano mai! Ma passerà anche quest’estate del 1982, e a settembre andrò alle superiori. E poi finalmente arriverà novembre. A quattordici anni prenderò il motorino e andrò in giro, mi farò baciare, andrò al cinema con le amiche e, finalmente, sarò felice. Semplice, no?

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