“La figlia oscura” di Elena Ferrante

“La figlia oscura” di Elena Ferrante

recensione di Anna Maria Brattoli

elena ferrante

recensione

Quale meccanismo inconscio ci lega a persone sconosciute?

Sentii di colpo, nitidamente, il filo teso tra quella ragazza e me: quasi nessuna frequentazione e tuttavia un vincolo crescente.”

Leda osserva Nina giocare con sua figlia Elena e la bambola Nani. Nutre un’immediata simpatia per la giovane madre: un fiore sbocciato in un prato arido, così le appare.

Nina è in vacanza con la famiglia del marito, un clan costituito da individui panciuti e prepotenti, chiassosi e poco rassicuranti. Li studia mentre si aggirano per la spiaggia, padroni del posto e delle situazioni. Padroni di Nina.

Erano proprio coma la parentela da cui mi ero tirata fuori da ragazza. Non li tolleravo e tuttavia mi tenevano stretta, li avevo tutti dentro.”

Ero andata via come un’ustionata che urlando si strappa di dosso la pelle bruciata credendo di strapparmi di dosso la bruciatura stessa.”

Leda è fuggita dalla sua famiglia di origine, all’età di diciotto anni.

Leda è fuggita dalle sue figlie, per ben tre anni.

Mi pareva di essere reclusa dentro la mia testa, senza possibilità di mettermi alla prova, ero esasperata.”

Sento le lacrime della bambina sotto le dita, sto seguitando a picchiarla. Lo faccio piano, ho il controllo del gesto, ma a intervalli sempre più ridotti, con decisione, non un possibile atto educativo, ma una violenza vera, trattenuta ma vera.”

Quando una madre si sente soffocare è legittimo che vada via e non pensi a niente altro che a se stessa? Leda sente inadeguati tali pensieri, non corrispondono all’immagine di donna colta e savia che ha di sé.

Certe volte scappare serve a non morire”

Leda fugge e torna: ciò che più desidera fare nella vita è sbucciare frutta facendo serpentine sotto gli occhi delle sue figlie. Sono cresciute, entrambe più che ventenni, ha recuperato il tempo perso intessendo per loro una tela morbida. Il legame che le unisce è autentico, fatto di perdono e comprensione, reciproca accettazione.

Le figlie partono per il Canada e lei si concede una lunga vacanza, movimentata dall’incontro con Nina: una mamma giovane, esile e indifesa, capace di destare in lei sentimenti ambivalenti. Un alternarsi di attrazione e repulsione confluirà nel desiderio di protezione, con la consapevolezza che un gesto minimo può cambiare una vita. Lei quel gesto lo aveva ricevuto, doveva restitutirlo.

Nina diventa oggetto delle proiezioni della protagonista. Sull’onda delle emozioni che suscita in Leda la fanciulla, si arriva al capolinea: l’inaspettato finale.

La bambola Nani il più grande mistero, qual è il suo ruolo?

Rispondete voi al quesito, dopo aver letto il libro, ovviamente. L’autrice non si sbilancia, d’altronde:

Le cose più difficili da spiegare sono quelle che noi stesse non riusciamo a capire.”

Elena Ferrante scrive in maniera elegante, frasi prive di fronzoli che, come onde pacate, trascinano la barca su cui si viaggia, verso il finale per nulla scontato. Un vortice vibra tra le sue parole.

Ritornerò a fare un giro in barca con Elena. Molto presto.

Anna Maria

Sinossi

Leda è un’insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l’incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.

Titolo: La figlia oscura

Autore: Elena Ferrante

Editore: edizioni e/o

Anno: 2006

Pagg.: 160

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