Quando sorride il mare, di Floriana Porta

Quando sorride il mare, di Floriana Porta

Recensione di Ilaria Biondi

Poesia

Silenzio raccolto e invisibile.

Musiche di azzurro.

Eco muto.

Canto riflesso e trasparente di praterie marine.

Mari «decapitati» di suoni.

Parole che nuotano e volteggiano.

Rime.

Versi.

Consonanti.

Vocali.

Si affidano all’abbraccio delle onde.

Si annidano tra i coralli.

Si appendono ai gusci di conchiglia di «mari di rugiada».

Riemergono. Come naufraghi sospesi.

Aggrappandosi alla voce limpida di Floriana Porta.

Alla sua Poesia.

Che – ora cauta e ritrosa, ora desiderante e pregna di appassionato, instancabile incanto – esplora il ventre acqueo, fluttua e si adagia nel grembo primordiale.

E attende.

Ascolta.

Accoglie.

Il soffio, il respiro, il palpito misterioso di quell’universo abissale dove sono «incernierati» enigmi e inganni, tenebre di luce, memorie ancestrali, scheletri di miraggi.

La poetessa getta lo sguardo in quell’eternità pulsante e ne raccoglie l’ossimorica essenza.

Piovono malinconie nel sorriso oscuro del mare.

Amori si perdono e si sfasciano sogni.

Ma il solco d’acqua è anche prezioso depositario del segreto del cuore.

Fondale di morte e di vita.

Microcosmo letale, dominato da un’inarrestabile e mai paga forza procreatrice.

«Fra la creazione e il nulla

l’acqua primigenia

sgorga dalla terra,

nelle vibrazioni delle rocce (…).»

(Fra la creazione e il nulla)

Paradiso infernale dove «gli dèi non fanno ritorno».

Utero di spirito e carne che concede redenzione e offre resurrezione.

Ellisse senza inizio e senza fine.

Flusso d’onda senza tempo, consegnato ai filamenti di luce dell’eternità.

Solitudine abbandonata, brulicante del respiro ostinato di organismi viventi.

Ciclo inesausto, sfrangiato da gusci e fossili. Tracce pazienti di un passato che non si piega all’oblio.

La poetessa scruta. Si immerge con il coraggio della Parola.

Dentro quel mare che risucchia.

Inghiotte.

Sigilla e soffoca.

«Mangia e mastica».

Cicatrizza pensieri e speranze.

E quel mare lo sente dentro.

Fino a farsi, ella stessa, acqua sotterranea, «nell’abisso di meduse fosforescenti».

Poi, con guizzo da sirena, da «regina di mari solitari», risale in superficie.

Sospesa fra terra, acqua e cielo.

In un limbo dai contorni labili.

Ove la roccia sprofonda fra gli artigli di maree.

Ove le «onde migratorie» carezzano l’orlo sazio di luce delle stelle.

Ove il vento smarrisce la propria pelle nelle distese fulgenti che inseguono l’aurora.

Si scontornano le barriere e l’anima della poetessa cammina in questo luogo non luogo, al confine tra il qui, il nulla e l’orizzonte infinito.

E lancia le proprie pupille di sabbia e sole nei frammenti sfilacciati dell’Altrove.

Con animo gravido d’interrogativi. E, al contempo, con occhi pregni di una verità lontana e ineffabile, che solo la Poesia conosce e racconta…

Una scrittura raffinata, quella di Floriana Porta, che fa appello anche – ma senza che questo produca artificiosità alcuna, né snobistico e vuoto impreziosimento – non solo a termini desueti, ma anche alla terminologia “tecnica”, al lemma preciso, che coglie la realtà nella sua corposa e materiale fisicità.

Quasi a tradurre il tenace tentativo di voler catturare quell’imprendibile, inafferrabile, incessantemente mutevole plasma che è il mare.

A voler fermare sulla carta, nel fluire magmatico dell’inchiostro, il tumulto, il groviglio di Vita vera, pulsante, che sta racchiusa e si stringe in quel grembo onnivoro e oscuro che nutre l’immaginario della poetessa e che si offre, snudato, al suo sguardo chiaro.

Una scrittura sapiente, che padroneggia con destrezza gli strumenti del Fare poetico, restituendo al lettore una raccolta caratterizzata da coerenza e compattezza tematica e di visione.

Una scrittura che scivola dentro il nostro corpo.

Nelle «increspature» della pelle.

Nelle «spirali» dell’anima.

Facendosi strada attraverso i «reticoli» dell’udito e degli occhi, come acqua serpeggiante e sinuosa.

Il ritmo spezzato del verso breve, quando non brevissimo (che prefigura l’asciuttezza potente, la scarnificazione intensa degli haiku nella parte finale della silloge), insieme a una partitura sonora di grande efficacia, interpella, prima ancora che il pensiero consapevole, il nostro sentire più nascosto, quella cantina buia ricolma di immagini ed emozioni di cui parla Donatella Bisutti.

Valgano, a titolo di esempio, questi versi, ove l’utilizzo di suoni aspri, aguzzi come la R veicolano un’immagine cupa e mortifera della placenta marina:
«Disegno scheletrico
di croste rugginose
annerite dal sangue.
Morte, ancora morte.
Forza letale
che mi travolge.»
(Tra noi e il mare)

Viceversa, la predilezione per le consonanti liquide e nasali in altri luoghi del testo restituiscono la fluidità delle profondità acquea, la ciclicità perpetua dell’onda di piena:

«Flusso ondulato,

somma dei movimenti

delle placche e dei magmi

di nuovi oceani.»

(Nuovi oceani)

Una scrittura cangiante, capace di intercettare, inseguire e restituire i mutamenti del dio mare, l’incessante e intrinseca contradditorietà tra una superficie mobile e trasparente e un ventre scuro e oscuro, dove la Vita nasce e muore, comincia e finisce, senza requie.

Una scrittura che reca tracce di un ricco immaginario mitico e letterario, custodito in anfratti remoti e consegnato al lettore come corallo prezioso.

Una scrittura che si fa acqua essa stessa, trascinando con sé e dentro di sé il vorticare dell’amore, la linfa dell’eterna genesi, la tempesta della mai paga metamorfosi.

Sgorga, la Poesia, con perpetua voce e risoluto coraggio, dalle liquidità sotterranee.

Se laggiù, nella nera voragine oceanica, la speranza si frantuma e disperde insieme ai sogni,

«Affiora dalle ferite

una sottile speranza.

Ma è già perduta.

Non si lascia afferrare.

Scompare

nel letto notturno del mare.»

(Domande)

la Parola poetica riscatta, redime, risorge come imperituro moto di risacca, nasce alla vita nelle carni purpuree della pancia primigenia:

«Oltre quel vento,

quel fiato d’apofobie

dove non c’è poesia,

i sogni si sfasciano…

quel lasciarsi andare

per poi sospendersi.

Perché solo nei versi

tutti rossi di sangue

fa ritorno la poesia.»

(Il ritorno della poesia)

Perde la sua voce, il mare, su sentiero invisibile e muto.

Ma a coglierla e raccoglierla, con mani di Luna, è il cammino del Poeta:

«Un mare che non sente

le parole

che conducono al cielo.

Un moto obliquo

di taciturne corde vocali,

da lingua a lingua.

Si sono perse

fra i poeti

le voci del mare.»

(Nessuna voce dal mare)

Ora, e sempre.

Sinossi

Titolo: Quando sorride il mare. Poesie e haiku
Autore: Floriana Porta
Genere: silloge poetica
Editore: AG Book Publishing
Data edizione: 2014
Pagine: 64

https://www.ibs.it/quando-sorride-mare-poesie-haiku-libro-floriana-porta/e/9788898590087

Un commento:

  1. Grazie Ilaria, questa tua recensione è una bella fotografia, anzi un’istantanea, del mondo marino e poetico che volevo raccontare in questo mio libro. Grazie ancora. Floriana

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