“La barbarie silenziosa” di Alba Arena

“La barbarie silenziosa” di Alba Arena

– La violenza contro le donne e la crisi del patriarcato –

Recensione di Elvira Rossi

"La barbarie silenziosa" di Alba Arena

 

“La barbarie silenziosa” di Alba Arena non è un libro che si possa leggere con leggerezza. Al contrario richiede impegno e concentrazione, ma quando si è giunti all’ultima pagina, con gratitudine si vorrebbe stringere la mano all’autrice, per ringraziarla dei numerosi stimoli di riflessione.

A mano a mano che si procede nella lettura sono avvertiti gli effetti benefici e il potere terapeutico del libro, che favorisce la conoscenza di problematiche sociali.

Di fronte a un evento patologico, si parte dall’esame dei sintomi, per giungere attraverso la formulazione di una diagnosi alla definizione di una terapia appropriata. E l’autrice, avvalendosi della propria cultura scientifica e dell’esperienza specifica di terapeuta,  sembra seguire proprio il tragitto clinico.

"La barbarie silenziosa" di Alba Arena

La patologia, che viene esaminata, è la più antica e malsana delle barbarie: il dominio maschile sulle donne. Essa potrebbe essere definita una vera e propria pandemia, perché è fortemente radicata nel tessuto sociale. Infetta gli individui singoli, le relazioni interpersonali, il rapporto con l’ambiente.

La barbarie da sanare è facilmente riconoscibile, quando si esprime attraverso atteggiamenti di estrema radicalizzazione, ma non è meno subdola, quando si nasconde dietro forme di vita apparentemente pacificate e tranquille. Non a caso dall’autrice viene definita “barbarie silenziosa”.

E il non riconoscerla nelle sue apparenze meno vistose impedirebbe di condurre una lotta contro quelle radici culturali, di cui si nutre la visione androcentrica, responsabile sia dei delitti di genere che di una sorta di ottundimento delle coscienze.

All’interno della famiglia, baluardo e mito della cultura patriarcale, il dominio delle figure maschili si è imposto senza che sia stato messo in discussione.

Nella migliore delle ipotesi, in assenza di forme eclatanti di abusi, le donne tendono a sacrificare i propri desideri, per accogliere e soddisfare le esigenze altrui. Esistono più per gli altri che per se stesse.

Modelli fortemente discriminanti di comportamento sono stati interiorizzati tanto profondamente da apparire naturali e talvolta persino virtuosi.

In una società androcentrica le donne diventano complici della propria oppressione, perché sono predisposte ad accogliere l’egemonia maschile. Altrimenti non si spiegherebbe come tante di loro subiscano prepotenze e violenze, prima di arrivare alla ribellione.

Lo smascheramento dei pregiudizi gioverebbe anche agli uomini, che, per esibire una presunta superiorità, si sono privati di alcune potenzialità umane, riducendo la propria libertà.

Alba Arena reputa che il male possa essere estirpato, affrontando i turbamenti di una interiorità distorta.

Per tale ragione la psicoterapeuta analizza le dinamiche psicologiche, che alterando le identità personali hanno definito rigidamente il ruolo maschile e il ruolo femminile.

Le differenze biologiche sono state utilizzate, per sancire un ordine, che assegna alle donne una funzione subalterna.

Oggi questo sistema è entrato seriamente in crisi ed è stato delegittimato dalle innovazioni culturali del Novecento, soprattutto a partire dagli anni Sessanta e Settanta.

I frequenti femminicidi sono il sintomo dell’acuirsi di un conflitto di genere, che vede le donne sempre più consapevoli di sé e sempre meno inclini alla sottomissione. Gli uomini più immaturi, che stentano ad accettare i cambiamenti in atto, scoprendosi impotenti nell’esercizio del potere, reagiscono in maniera furiosa e trovano sfogo nella soppressione dell’”oggetto” del desiderio.

È l’ultimo atto di un dramma che, denuncia il declino del sistema androcentrico.

“La barbarie invisibile” è un libro, che attraverso un’indagine psicologica apre la porta alla speranza di una trasformazione, che ci restituisca la nostra umanità.

Un’azione di totale risanamento è possibile, perché la polarizzazione del maschile e femminile di un sistema gerarchico, che si è andato stratificando nel tempo, è scaturito dalla storia e  non dalla natura.

La conquista di una diversa sensibilità individuale e collettiva, punto di partenza ed epilogo di un mutamento, rientra in un progetto reso più persuasivo e avvincente dalla convinzione che la lotta contro la soggezione delle donne coincida con la liberazione da tutte le forme di oppressione.

La discriminazione di genere fa parte di una coesione sociale, caratterizzata da varie forme di sfruttamento.

Per Alba Arena:

“tutte le relazioni umane, tutte le forme di dominio e di subordinazione si strutturano sul modello di una socializzazione gerarchica del maschile e del femminile”.

Non a caso l’autrice richiama il pensiero dell’ecofemminista tedesca Maria Mies, che sostiene:

“C’è una gerarchia di livelli di sfruttamento: il capitale sfrutta il lavoro, i lavoratori sfruttano le lavoratrici, forse entrambi sfruttano i bambini e tutti sfruttano la terra”.

La società patriarcale che stupra le donne è la stessa che stupra la terra, pur di conseguire il massimo del profitto.

Significativi sono i richiami al pensiero della filosofa Luce Irigaray, che si è dichiarata contro il femminismo  egualitario.

Gli uomini non devono accantonare la soggettività maschile e le donne non devono rinunciare alla specificità femminile. Le differenze vanno riconosciute e rispettate all’interno di un sistema, che non sia egemonico.

A una formazione sociale di tipo gerarchico andrebbe contrapposta una organizzazione di tipo reticolare, che esalti i valore della solidarietà e della reciprocità.

Sarebbe un grave errore da parte delle donne desiderare di assomigliare agli uomini e uniformarsi all’universo maschile.

Significherebbe riconoscere il primato del loro modello e  precludersi la possibilità della ricerca e della sperimentazione di nuovi assetti.

Secondo la terapeuta, gli adulti non sanno amare, spesso confondono il possesso con l’amore e la dipendenza con l’amore. Atteggiamenti sbilanciati sono la conseguenza di condotte e principi falsificati, appresi dentro e fuori la famiglia.

Per Claudio Naranjo, psicoterapeuta cileno, menzionato spesso dall’autrice, una sana capacità d’amore deriverebbe dall’equilibrio tra istinto, sentimento,ragione.

L’armonia tra le tre facoltà, da lui definite “persone interiori”, consentirebbe di superare la dicotomia tra qualità maschili e femminili e di risolvere i conflitti tra la parte paterna (ragione), la parte materna (sentimento) e il bambino che è dentro di noi (istinto).

L’amore si apprende da piccoli e l’educazione sentimentale potrebbe essere la strada da percorrere, per contrastare la violenza e raggiungere la felicità.

Di tutti i reati, nota l’autrice, quelli consumati sulle donne sono stati considerati con la più grande indulgenza, come se avessero trovato sempre una giustificazione.

Al contrario di quanto comunemente accade, l’evidenza della gravità e inaccettabilità di gesti delinquenziali dovrebbe spingere il sistema giudiziario a punire con risolutezza i criminali.

Tuttavia pene severe, pur doverose, non sarebbero sufficienti a produrre risultati stabili nel tempo.

La disinfestazione dal virus della violenza sulle donne, come afferma Alba Arena, andrebbe considerata all’interno di una strategia di pensiero olistico, per demolire alle radici una cultura androcentrica, che oltraggia genti e ambiente.

In sintesi solo all’interno di una rivoluzione culturale globale sarebbe possibile congedarsi definitivamente dalla barbarie silenziosa.

Sinossi

Un libro che si inserisce nell’attuale dibattito sul Femminicidio “Quello contro le donne è il crimine più sistematico, più invisibile, più impunito e più esteso di tutto il pianeta”. L’autrice affronta il tema del femminicidio richiamandosi all’origine e affermazione del patriarcato.

 

Scheda del libro:

Titolo: La barbarie silenziosa
Autore: Alba Arena
Editore: Edizione clandestine
Genere: Scienze sociali
Anno: 2014
pagine: numero 256

https://www.amazon.it/barbarie-silenziosa-violenza-contro-patriarcato/dp/8865965207

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