Viaggio nell’anima: “Alma” di Frida Neri

Viaggio nell’anima: “Alma” di Frida Neri

di Chiara Minutillo

Frida Neri

“Alma” di Frida Neri

“Ho i miei dolori, amori, piaceri particolari; e tu hai i tuoi. Ma dolore, gioia, desiderio, speranza, amore, appartengono a tutti noi, in ogni tempo e in ogni luogo. La musica è l’unico mezzo con cui sentiamo queste emozioni nella loro universalità”. Queste parole dello scrittore americano Harry Allen Overstreet rappresentano alla perfezione il primo pensiero scaturito dall’ascolto di “Alma”, album di recente uscita della giovane cantautrice Frida Neri.

Che si pensi all’anima in senso religioso, psicologico o emotivo, essa è una parte fondamentale della nostra esistenza. E della nostra storia. Oltre a ciò, è forse il legame più importante tra noi e ogni altro essere umano.

Origini, esperienze di vita, cultura, lingua e infiniti altri fattori possono dividerci, renderci diversi. A unirci ci pensa lei, l’anima, l’insieme di sentimenti universali, da tutti provati e riconosciuti.

In questo senso, “Alma” è un disco complesso, un progetto ambizioso. E molto ben riuscito. Si tratta di un lavoro che racchiude infinite esperienze artistiche. Una silloge poetica, in cui poesia non è solo il testo, recitato o cantato, ma anche la musica, la voce stessa.

La particolarità dell’album si scorge subito da una prima lettura dei titoli dei brani. Tante lingue diverse, tante culture differenti.

La prima traccia, “Marea”, un brano poetico recitato da Carla Fucci, conduce immediatamente nel profondo delle atmosfere etniche evocate dal disco. “Aida”, seconda traccia riproposta anche in una versione alternativa, è un’altra poesia scritta da Loris Ferri. Definito “un canto per immagini di questa nostra terra”, il brano evoca il rapporto inscindibile con il proprio Paese.

Terra bagnata, lembo, pianura
passo d’altura solenne
schiena distesa, sirena senza memoria
gonna di seta, d’ombra e di movenze
così io saprò chi sei
così io saprò chi sono.

(Aida)

Aida” è forse il brano più importante di tutto l’album. È la canzone che dà il via a questa magia di collegamenti culturali, non sempre semplici.

Canção de embalar”, per esempio, è originariamente interpretata da uno dei maggiori esponenti di Fado, José Zeca Afonso. Il Fado è una musica popolare portoghese, il cui nome caratteristico si rifà all’idea di fato, di destino. Il Fado, infatti, ha alla base il sentimento tipico portoghese di “saudade”, un’emozione quasi mistica e spirituale che appartiene a questo popolo. Un tipo di malinconia e nostalgia che ha un significato molto più profondo rispetto a quello da noi attribuito. Una sorta di mancanza di qualcosa che non c’è più, unita a una strana rassegnazione nei confronti di ciò che è stato e a una profonda fede nei confronti del futuro.

Canção de embalar” è quindi un brano non semplice a livello emozionale e tematico. Tuttavia, Frida Neri lo reinterpreta senza alcuna apparente difficoltà, dandole il giusto tocco di sentimento, facendolo sentire vivo e vibrante. Lo stesso si può dire per “Maria Faia”, altro brano di José Zeca Afonso, il cui testo è stato tradotto da Frida Neri stessa, per essere reinterpretato in “Alma”.

Non di rado, canzoni tradotte da una lingua all’altra perdono di efficacia, di magia, di bellezza. Frida Neri è riuscita a mantenere la poesia di “Maria Faia”, dimostrando così quanto sia grande questa anima universale che ci racchiude e ci unisce.

Ti cerco di sguardi intensi, mia casta musa
e tu come specchio rifletti questo mio volto di polvere e stracci
Fuggita al suono dell’alba, Maria Faia
addio al tuo passo leggero, ai tuoi capelli, musa proibita
E canto il tuo nome solo, Maria faia
Di mille papaveri al vento.

(Maria Faia)

Alma” non è solo una nuova esecuzione di passi musicali tipici del Fado.

Il canto delle lavandaie” e “Il canto dei Sanfedisti” ci portano in una Napoli del XIII secolo, densa di quotidianità e superstizione. “Hunc caelum hunc terra hunc mare” ci ricorda l’origine della musica occidentale: il canto gregoriano. “Are mou rindineddha” porta un po’ di sapore di mare. Si tratta di un brano in griko, un antico dialetto salentino. “Parapono” è, invece, un canto tradizionale della penisola greca.

Tornando alla lingua e alla cultura portoghese, “Alma” possiede una traccia che conquista e fa apprezzare ancor più questo enorme lavoro. Si tratta di “As ilhas afortunadas”, poesia di Fernando Pessoa, interpretata da Frida Neri come brano musicale a cappella. Si tratta di un’esecuzione straordinaria, da brividi, dalla quale traspare il vero talento della cantautrice.

Alma” circonda la più antica tradizione italiana e le più diverse culture europee e mondiali.

Il risultato è un disco che merita grande attenzione per la sua genuinità e la sua capacità di catturare, senza mai risultare pesante. Un album lineare, che, pur portando in scena tanta diversità, riesce a avere un filo logico, un ordine, uno scopo ben preciso e tanto chiaro. Un lavoro che esprime le diverse sfaccettature di un’anima comune.

 

Tracklist:

1. Marea (versi di Loris Ferri – voce recitante Carla Fucci)
2. Aida
3. Canção de embalar
4. Il canto delle lavandaie del Vomero
5. Are mou rindineddha
6. Maria Faia
7. O meu canto
8. Il canto dei Sanfedisti
9. Hunc caelum hunc terra hunc mare
10. As ilhas afortunadas
11. Parapono
12. Io ero una terra…
13. Aida#2 (feat. Massimo Zamboni)

Sito ufficiale di Frida Neri: http://www.fridaneri.com

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