“Solo una vita” – di Mariuccia La Manna

“Solo una vita” di Mariuccia La Manna

Recensione di Lisa Molaro

Mariuccia

Per la casa editrice Bonfirraro, “Solo una vita” è l’esordio letterario di Mariuccia La Manna, giovane autrice siciliana, che di professione fa uno dei lavori più belli del mondo: la libraia.

Ho terminato di leggere questo libro un mesetto fa circa ma non ne ho scritto subito la recensione perché sentivo la necessità di far decantare le emozioni che mi aveva suscitato.

In copertina una donna, fotografata di schiena, volge lo sguardo verso una distesa d’acqua calma.

L’azzurro del cielo si sfuma con un orizzonte che auspica libertà.

Lei indossa un abito dai vestiti floreali, porta i capelli lunghi acconciati con un grande fiocco di raso rosso.

Sembra l’immagine della genuinità.

L’intensa premessa di Stefania Rinaldi e la prefazione di Calogero Sanfilippo mi fanno capire, sin da subito, in che svolgere di vita sto per entrare.

La storia si basa su fatti realmente accaduti, ma questo non è difficile da capire: i noccioli sono talmente concreti e fisicamente tangibili, anche attraverso la carta, da lasciar trapelare l’intensità con la quale Mariuccia La Manna trasforma in inchiostro i  pensieri.

Tema principale del romanzo: donne vittime del loro amore.

Una tempesta improvvisa, un uragano che si sfoga, con ostinazione e forza, su tenere foglie che, con tenacia, non accettano di mollare il ramo che le sostiene.

Volerebbero lontane, se lo facessero? O, invece, sarebbero ancor più in balia degli eventi?

Nessuno può rispondere, se non con la consapevolezza del poi.

Marta, la giovanissima protagonista di queste 140 pagine che si leggono in un soffio, ha una grande colpa: innamorarsi dell’uomo sbagliato.

Quel pomeriggio si era appostata al suo solito posto e, da dietro la candida tenda della sua camera, lo guardava giocare a calcio.

Lui, Paolo, il ragazzo più ambito del posto, bello come pochi… e quel pomeriggio, beh, lui dopo aver segnato aveva alzato lo sguardo e aveva guardato, con sicurezza, lei… sì, proprio lei!

Come accade nei telefilm!

Perdersi dentro un vortice di palpiti adolescenziali è stato un attimo.

Un dardo scoccato che buca le nuvole portando con sé due nastri di raso.

Il cuore ha un fremito, nella pancia volano farfalle e nei sogni si costruiscono castelli dalle belle torri fatate.

Nei sogni.

Nella concretezza non sempre accade.

Nella realtà, narrata da Mariuccia La Manna, i nastri si sono tinti col sangue.

Pochi giorni dopo quella partita di calcio, Marta ha trovato una scritta, fatta da Paolo, sul muretto di fronte all’edificio dove lei andava a scuola.

“Marta ti prendo e ti faccio mia!”

Io credo nei sogni e nell’amore ma sono una donna adulta e, subito, ho sentito un brivido percorrermi la schiena:

“Ti faccio mia”.

“No Marta, non è una cosa sana questa! Scappa, finché sei in tempo, da questo legame che ti farà il cappio attorno al cuore!” avrei voluto, fin dalle primissime pagine, urlarle.

Ma era ancora in tempo?

So di cosa parlo: ci s’innamora, tuffandosi anima e corpo (troppa anima e troppo corpo) dentro un amore che ci lascia segnali insani attorno, come briciole di pane sparse su un pavimento lucidissimo. Chiunque le vede tranne chi  si ostina a tenere lo sguardo rivolto a un cielo di speranza.

Perché queste cose capitano agli altri, mai a noi. Noi ci accorgeremmo, noi stiamo attente. Lui non è così. Io cambierò le cose… lui mi ama.

Mai, mai chi ti ama ti frusta la pelle del viso con strisce di disprezzo!

Marta, leggerti è stato precipitare dentro un abisso di ostinazione e speranza.

Avrei voluto spaccare quella cupola di vetro grosso in cui credevi di stare al riparo con lui.

Quale riparo?

Chi ti ama, le farfalle nella pancia non le uccide, ma le lascia libere di continuare a volare!

Da fuori parlare è facile.

Leggendo le tue parole, Marta, ho vissuto il conflitto interiore che ti ha portato a spaccare quel vetro e a pretendere la tua boccata di ossigeno, perché al tuo respirare, nessuno può dettare il ritmo.

Ti hanno massacrata, Marta.

Massacrata dentro e fuori, hanno provato a toglierti la dignità, a cancellarti… perchè se non potevi essere sua, allora non saresti mai potuta essere d’altri!

Quante lotte, quanto male di vivere hai dovuto respirare prima di poter essere solo di tua proprietà!

Era evitabile? Con i se e con i ma, non si riscrive la storia e non ci si lava via le lacrime, purtroppo.

Poteva andare in modo diverso, certo, ma è per questo che Mariuccia La Manna ha scritto questo libro. Per far riflettere il lettore, per stringere, con mano solidale, le donne che si sentono troppo sole e troppo fragili.

Se qualcuno si deve sentire sbagliato, beh, quel qualcuno non è la vittima della violenza!

“La violenza non è forza ma debolezza, né può essere creatrice di forza alcuna, ma soltanto distruggerla” Benedetto Croce – La storia come pensiero e azione.

Ogni capitolo del romanzo è introdotto da intense e appropriate citazioni.

Lo stile narrativo è fluido e scorrevole.

Non ci sono edulcorazioni o omissioni: la realtà di Marta è tutta esposta in queste pagine… senza vergogna.

Non è un libro facile, non lo è per nulla.

La mano che fende l’aria, fa rumore… oltre che male.

Il rumore si sente anche con gli occhi chiusi.

Anche sorridere, può generare un suono udibile? In queste pagine sì, perché la speranza esiste e la sua fiammella va mantenuta sempre accesa, anche e soprattutto, quando il vento soffia forte.

Il bisogno di essere amati può essere un boomerang micidiale. Entrare nell’inferno è facile, uscirne meno. Una volta riusciti, però, guardare le fiamme da fuori, aumenta la propria consapevolezza, la conoscenza dei propri limiti e la certezza di poter pronunciare:

“Io esisto perché io sono”

Marta si chiede come sia potuto accadere. È accaduto Marta, nessuno se lo merita… è accaduto e basta. Non fartene una colpa.

Il dolore emotivo, il senso di colpa, “il male tutto” si è fatto nocciolo dentro il tuo corpo. Ti sei rialzata e, quando credevi di essere di nuovo padrona dei tuoi giorni, il destino ti ha di nuovo fatto cadere a terra.

Ti sei rialzata nuovamente e ora, a schiena diritta, perdi lo sguardo dentro un orizzonte azzurro mare.

Vicino a te, un piccolo fiore.

Non sei sola.

 

Lacrime amare
Vedo oscillare la pioggia,
scoppiettare con energia
su vetri chiusi,
sopra i tetti delle case,
per le strade vuote.
Grigio il cielo
sporco di sogni infranti,
vive il mondo nella notte
consigliera di sogni,
pura passione di odio eterno,
campi rigati da lacrime amare
pianto di un atomo blu
invaso dal dolore.

C’è un limite al dolore
in quel limite un caro conforto
un’improvvisa rinunzia al dolore.
Il pianista cerca un fiore nel buio

e lo trova, un fiore che non si vede
e ne canta la certezza.
Il gioco è questo: cercare nel buio
qualcosa che non c’è, e trovarlo.

Ennio Flaiano

 

Mariuccia La Manna

Sinossi:

Marta è una ragazza piena di vita, dal forte temperamento. A soli sedici anni decide di seguire lo slancio del cuore, quando quel pomeriggio in un campo di calcetto incrocia lo sguardo di Paolo.

Marta conosce un unico sentimento: l’abbandono, quell’amore così travolgente che fa del suo uomo il perno di tutta la sua intera esistenza, nonostante tutto.

Com’è potuto accadere? Trascorrono molti anni, ma Marta grida ancora a se stessa. Com’è potuto accadere? Lo ripete e lo ripete mille volte. E, in effetti, è accaduto l’impensabile…

Con Marta, con la sua storia che si tinge di giallo, si percorreranno strade ricche di errori, di egoismo e di false giustificazioni, di insensata violenza e ingiustificabile perdono. Strade destinate a rimanere a senso unico anche quando si pensa che il desiderio e il bisogno di amare possa costruire ponti sempre nuovi, dilatare lo spazio destinato alla felicità in noi stessi e in chi scegliamo di avere accanto, far vedere agli altri orizzonti impossibili, da spiegare a persone che non hanno mai iniziato a cercarli veramente…

Titolo: Solo una vita
Autore: Mariuccia La Manna
Editore: Bonfirraro (14 novembre 2016)
Collana: Futura

 

https://www.amazon.it/Solo-una-vita-Mariuccia-Manna/dp/8862721390

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