“Il morso” di Simona Lo Iacono

“Il morso” di Simona Lo Iacono

Recensione di Emma Fenu

 morso

Con un morso la Storia ebbe inizio.

Una mela rossa in cui Eva affondò i denti ci chiuse le porte dell’Eden.

E con altri morsi la Storia continuò.

Morsi di fame che spingono i poveri alla rivoluzione; morsi di vipera che accecano la ragione; morsi di passione, quali baci troppo ardenti; morsi di noia, di rabbia, di orgoglio, di paura.

Morsi per vivere e morsi per morire.

“Il morso” è l’ultimo romanzo, edito da Neri Pozza, di Simona Lo Iacono.

La vicenda è ambientata in una Palermo dalle troppe contraddizioni, divenuta crocevia degli eventi fra broccati e parrucche, fra lardo che sfrigola e pane indurito, fra monache insoddisfatte e sinuose prostitute arabe, fra palazzi sontuosi e carceri umide.

Fra vita e morte, fra morsi e baci.

Prima dell’alba dei moti rivoluzionari contro i Borbone del 1848, scoppiati in concomitanza del compleanno di Ferdinando II, conosciamo i personaggi che, a vario titolo, assumeranno un ruolo centrale nella Storia:
Lucia Salvo, la “babba”, affetta da epilessia, che, portando le missive ai carcerati, difenderà la sommossa; Il Conte Ramacca e il Conte Agliata, che cercheranno di difendere i privilegi nobiliari; Il Conte figlio e la promessa sposa, Assunta, entrambi inquieti e irrequieti, con la voglia di rivoluzionare se stessi; Maurizio, carbonaro incarcerato pronto a sacrificarsi per amore della patria e non solo.

Ciascuno non è affatto quel che sembra, a cominciare dalla protagonista che, intelligente e capace di scrivere, è tutt’altro che pazza e stupida: in questo balletto in maschera, in sale fatte di specchi, chi danza sulle note del passato sa che il futuro è destinato a cambiare per restare identico.

Eppure non cede. Non depone le armi, sfilando le scarpe consunte dalle troppe giravolte.

Morde. E vive.

 Simona Lo Iacono, ispirandosi ad una eroina realmente esistita, ci racconta un anno che vale un millennio, perché fra i morsi la storia avanza: gravida del domani cammina fra carni livide e segnate e fra bocche mai sazie.

Sinossi

Palermo, 1847.

Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza.

La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza.

Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un’imminenza sempre prossima a manifestarsi, un’ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia.

Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle.

Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca.

Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile.

Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l’intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d’amore.

 Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l’impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio.

O, meglio, per amore.

Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza.

La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto.

Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto.

Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un’inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell’ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l’Europa in quel fatidico anno.

Titolo: Il morso
Autore: Simona Lo Iacono
Edizione: Neri Pozza, 2017
Link d’acquisto:
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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