“Spasiba!”, del piccolo Losha

“Spasiba!”, del piccolo Losha

Contest Lettere al Femminile

Losha ha 9 anni ed è Ucraino.

È orfano di madre e vive in un paese nel nord dell’Ucraina con la zia e i nonni.

È un bimbo che partecipa ad un progetto di affido terapeutico per cui, per un mese l’anno, vive qui con noi.

È un bel bambino, con un’indole buona.

Lo scorso anno, venuto per la prima volta Italia, ha frequentato l’oratorio.

Per lui, abituato solo e senza grosse opportunitá, è stato un bagno di folla.

Accanto alla gioia e all’emozione di far parte di una squadra si affiancava la grossa difficoltà linguistica e la difficoltà di gestire alcune dinamiche a lui sconosciute.

Non è stato facile ma, alla fine, ha vinto la paura, la diffidenza, il timore.

Ha compreso che esiste un contesto dove il linguaggio non è quello violento ma quello degli abbracci, delle coccole, dell’affetto che non ha lingue né frontiere.

Prima di salire sul bus che lo avrebbe riportato a casa mi detto solo queste parole “Mia mamy, vero che ritorno?”

Qualche giorno prima di partire ha chiesto al referente qui in Italia di tradurre una sua lettera.

E questo è il risultato.

P.S. Losha adesso è qui: ha ritrovato gli amici dello scorso anno, è diventato più grande, si fa capire in un italiano simpaticamente russo… è un bambino sereno.

Sabrina Corti

Losha

Ponte Lambro, Luglio 2016

 

“Ero forestiero e mi avete ospitato […].”

“Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato?”

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 35-44)

Quando sono venuto in Italia, un mese fa, non avevo mai lasciato il mio piccolo paese, né la mia casa, né i miei nonni.

Sono salito su un aereo senza sapere dove fossi diretto, né chi avrei incontrato.

Non conoscevo che l’ucraino.

L’unica cosa che sapevo pronunciare in italiano era “grazie” (Spasiba!)

Poi ho cominciato ad ambientarmi e sono venuto a “scuola” (che qui chiamate oratorio).

All’inizio è stato difficile per me perché non vi conoscevo, non vi capivo, non sapevo le regole per giocare.

Poi ho capito che i ragazzi animatori mi volevano bene e io, che sono piccolo, ho pensato che potevo sempre andare da uno di loro e che da ognuno di loro avrei avuto la mano, o un abbraccio.

In questo mese ho trascorso molto tempo con loro e mi sono divertito tanto.

So che certe volte mi sono comportato male, ma poi lo capivo che quello che avevo fatto era un po’ sbagliato.

Però i miei amici animatori non sono mai stati arrabbiati con me anche quando era difficile tenermi e anche se a qualcuno di loro ho fatto un po’ male.

Losha

Ora io tornerò in Ucraina, proprio quando anche l’oratorio finisce.

E tornerò con tantissimo ricordi, e i vostri visi e i vostri sorrisi mi resteranno nella testa e nel cuore.

Ho chiesto a “mia mami” di prendervi una cosa che vi può piacere e che vi farà ricordare questo bambino dal nome strano.

Io ho pensato che ai miei amici animatori questo pensiero ricorderà i colori delle 4 squadre di questa scuola (giallo, verde, rosso e blu) dove io sono stato tanto bene.

Da quando sono arrivato ho imparato tantissime parole in italiano (alcune me le hanno insegnate proprio gli animatori) però adesso che me ne vado, mi sento di dire l’unica parola che conoscevo quando sono arrivato: grazie!!

Per il mio Capitano:

ciao Cristiano, è stato bello stare con te.

Scusami per i graffi sul collo.

Ti voglio bene.

Se vorrai, ci vedremo l’anno prossimo.

Losha

 

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