La microeditoria 2.0

Io pubblico da sola!

Alla scoperta dell’editoria 2.0 e degli autori del terzo millennio

di Antonia Romagnoli

Un viaggio alla scoperta del mondo in cui si muovono oggi gli autori. Self publishing, editoria a pagamento, agenzie, servizi editoriali, microeditori…

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La microeditoria 2.0

Dieci anni fa mi sono affacciata timidamente nel mondo editoriale.

Allora le cose erano semplici: finché non avevi un libro pubblicato con codice ISBN presso editore non a pagamento eri un esordiente.

Se pubblicavi a pagamento, sotto qualunque forma (acquisto copie, contributo di stampa, editing, pagamento della copertina…) era vanity press e non valeva.

Se ti avvalevi di una piattaforma e ti pubblicavi da sola: era vanity press non valeva.

Un mondo semplice, almeno a parole, in cui tutto era chiaro.

A quei tempi scrivevo la lettera di richiesta valutazione con un tristissimo “sono un’autrice esordiente e vorrei sottoporre alla vostra attenzione…” e quell’esordiente era un marchio infamante, che, lo sapevo già, avrebbe disgustato chiunque avesse ricevuto quella mail. Una risatina, “eccone un’altra” e via nello spam, oppure “La ringraziamo per aver pensato a noi, ma…”

E oggi?

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Oggi il panorama in cui si muovono gli autori è cambiato, soprattutto da quando Amazon è diventato quello che è: un’opportunità, oppure un mostro che sta rosicchiando dalle basi il mondo letterario e culturale?

Gli aspetti di questo panorama sono veramente tanti, da rendere impossibile un’analisi risolutiva della situazione. Ci stanno provando in tanti, con dati alla mano, statistiche, interviste, riflessioni.

E io? Io vorrei riuscire a fare insieme a voi un grande, vivido affresco che ci permetta di comprendere meglio dove siamo e dove stiamo andando.

Per questo dipinto mi avvalgo dei dati che trovo in rete, ma soprattutto dell’esperienza mia, ormai pluriennale nel settore, in vari ruoli, sia di stimate colleghe, che hanno accettato di discutere con me, rispondendo alle mie domande.

Un ringraziamento all’associazione EWWA e alle autrici che hanno collaborato e agli utenti del gruppo Cultura al Femminile che hanno discusso con me per dipanare qualche matassa.

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L’editoria 2.0

L’editoria, si sa, è in crisi. Una crisi così endemica da essere diventata un luogo comune. Vediamo un po’…

La microeditoria

Di editori ce ne sono tanti, tantissimi. Esiste, come per gli autori, un gergo, un linguaggio tecnico per definirli. Si parla, per esempio, di microeditoria quando le case editrici sono piccole, con pochi titoli ma soprattutto con limitati mezzi economici.

La microeditoria è caratterizzata da piccole tirature (fino a qualche anno fa, prima dell’avvento della stampa on demand si partiva da poche decine di copie, fino a un centinaio); distribuzione scarsa o nulla (i libri non arrivano fisicamente nelle librerie, o ci arrivano a fatica, su richiesta dei lettori o in poche librerie convenzionate); pubblicità ridotta all’osso (l’ufficio stampa è lo stesso editore o un factotum, che non avendo budget si limita a spammare sui social e a mandare qualche comunicato stampa dove capita).

Il microeditore di solito investe in un numero limitato di settori, creando una o più collane che vogliono popolare una specifica fetta di mercato (esempio tipico è l’editore specializzato in storia locale).

Alcuni puntano sulla qualità e quindi selezionano accuratamente le opere e si fregiano di un editing impeccabile, altre vanno un po’ a caso, nascendo con alti ideali che si scontrano con una realtà tutt’altro che facile.

Il microeditore, come il big, come primo problema si trova l’intasamento della posta con manoscritti di ogni genere, spesso giunti a caso solo perché incautamente ha postato su facebook “cerchiamo nuovi autori di gialli”.

Ma non solo. Il microeditore è a personale limitato: a volte c’è solo lui, altre è attorniato da pochi ma volenterosi amici, se va bene preparati nel settore, se va male, solo pieni di entusiasmo.

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Che sta succedendo alla microeditoria?

Oggi si assiste a un fenomeno particolare legato alla microeditoria: molte piccole editrici sono costrette a chiudere, affondate da tasse troppo alte, spese vive e gestionali che non vengono coperte dalle vendite, impossibilità di entrare in modo competitivo sul mercato.

Il percorso è presto delineato: meno si stampa più costa ogni copia. Oltre alla stampa, il prezzo di copertina deve coprire la percentuale della distribuzione, quella del libraio, quella per l’autore.

Il solo libraio trattiene di solito intorno al 30%, la distribuzione più o meno la stessa cifra. All’autore vanno garantiti diritti che vanno dal 5% al 15%. Fatti i conti, si capisce facilmente perché i libri dei piccoli editori hanno prezzi di copertina più alti rispetto ai grandi editori, che di solito sono anche distributori.

Più IVA.

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Ogni intermediario richiede il suo compenso, ogni figura professionale che interviene sul libro ha dei costi, per questo il micreditore spesso si adatta e impara a essere grafico, editor, valutatore, PR… e non di rado deve rinunciare alla distribuzione nazionale, selezionando alcune librerie di fiducia.

Ma anche qui, le librerie non acquistano i libri: li prendono in conto vendita, ossia si riservano il diritto di restituire l’invenduto. Quindi, se le spese di stampa e il compenso a grafici e altri professionisti si fa subito, il ricavato dalle vendite arriva in tempi più lunghi.

Vi state chiedendo come facciano a stare in piedi i piccoli editori?

In effetti negli ultimi dieci anni ho assistito a una moria terrificante di piccole e valide case editrici, o della loro trasformazione.

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Il piccolo editore 2.0

Oggi si assiste a un’evoluzione della microeditoria e alla nascita di nuove forme editoriali che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati guardati con sospetto e sufficienza dai cultori dell’editoria tradizionale.

Il piccolo editore per sopravvivere si evolve e comincia a produrre ebook.

Degli ebook parleremo meglio nei prossimi appuntamenti, ma è chiaro che il piccolo editore ha tutto l’interesse ad affiancare ai cartacei anche le versioni digitali.

Oggi molti microeditori propongono agli autori la sola versione digitale, abbattendo così i costi di stampa e distribuzione. A volte offrono su richiesta una tiratura limitata, in seguito a contributo economico dell’autore, per permettere allo stesso di presentare l’opera nelle librerie o in eventi.

Il microeditore 2.0 si avvale principalmente degli store on line, Amazon in primis, e basa sui social gran parte del marketing.

Un altro strumento importante per la microeditoria rimane, ancora oggi, la fiera, che tuttavia richiede altri costi.

Quale sarà il destino delle piccole case editrici, a fronte delle pubblicazioni self, del sempre maggior potere dei colossi editoriali?

L’impressione è che l’evoluzione, tuttora in atto, porterà sempre più microeditori a trasformarsi in agenzie di servizi. Editori a pagamento? Sì, potrebbe essere un sinonimo. In realtà è una modalità che garantisce a tutte le figure professionali di essere ricompensate e considerate per le proprie qualifiche e per il lavoro svolto.

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Il percorso del libro

Un libro è fatto da molte persone, non solo dall’autore. Figure che affiancano lo scrittore con le loro competenze: un editor, in primis, che prepari il testo per la stampa (non solo correggendo i refusi, ma lavorando in modo analitico sul manoscritto per renderlo scorrevole, leggibile, ben strutturato).

I testi richiedono poi impaginazione, che di solito va fatta con programmi specifici (come Indesign di Adobe, per il quale occorrono competenze tecniche) e che richiede parecchio tempo e precisione, specie se illustrati.

La copertina, inoltre, non è un semplice disegno o foto incollato in fronte libro, ma richiede diverse competenze, che possono andare da quella del semplice grafico (il quale sa calcolare aree di taglio, distanze, misure di costina e di alette ecc) a quelle di illustratori o fotografi.

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Le immagini gratuite si trovano, ma per la maggior parte di quelle reperibili on line è necessario fornire un compenso per l’utilizzo o per il copyright, senza contare che spesso occorre una rielaborazione.

Una volta corretto, impaginato, copertinato, il libro è pronto per la stampa.

Nel caso dei libri digitali, un lavoro ben fatto richiede gli stessi passaggi, solo che per l’impaginazione si usano programmi diversi e la competenza richiesta è una conoscenza di HTML.

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Mi dite che pubblicare su Amazon è più semplice?

Forse sì. O forse no…

Il nostro viaggio attraverso l’editoria proseguirà in questa direzione, per discutere insieme di questo argomento.

Self o editore?

Proporre ai micro o puntare ai big?

E le agenzie?

A presto, con la seconda parte del viaggio!

 

www.antoniaromagnoli.it/write

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