“Manchester by the sea”, un film di Kenneth Lonergan

“Manchester by the sea”, un film di Kenneth Lonergan
Recensione di Caterina Donzelli

Manchester

 

Manchester by the sea è un film di Kenneth Lonergan del 2016.

Il protagonista è Casey Affleck, fratello del celebre Ben Affleck, da cui peró si distingue per qualitá artistiche nettamente superiori.

La sua abilitá recitativa era infatti giá stata confermata dalla candidatura all’Oscar nel 2007 come migliore attore per L’assassinio di Jesse James e dalla successiva vincita proprio per Manchester by the sea.

Nel corso della serata di consegna dei premi nel 2017, il film si distinse anche per un secondo Oscar, assegnatogli come migliore sceneggiatura originale.

Sono questi i due pilastri del film: la straordinaria recitazione di Casey Affleck e l’occhio mai scontato e attento del regista, Kenneth Lonergan.

Lee Chandler, il personaggio a cui dà vita Casey Affleck, viene mostrato come un uomo taciturno e impassibile, grazie ad un’espressione del viso che impedisce di far trapelare qualsiasi emozione, come se fosse una maschera immutabile.

Un giorno, a seguito di aver appreso la notizia della morte di suo fratello, decide di recarsi ai funerali viaggiando da Boston, dove risiede, alla sua città d’origine, Manchester by the sea, da cui deriva il titolo del film.

Questo spostamento si rivela un autentico tuffo nel passato per il protagonista, che si ritrova costretto a convivere durante un mese con suo nipote sedicenne, rimasto orfano.

Le relazioni con gli altri esseri umani non sono il punto forte di Lee Chandler, il quale reagisce a dimostrazioni d’affetto o di esplicito interesse da parte di rappresentanti del sesso femminile, con quello che sembra essere fastidio e indifferenza.

Casey Affleck convoglia la sua maestria attoriale nella contenzione delle emozioni,

con l’obiettivo di mantenere lo spettatore in un perenne stato di inquietudine, intuendo l’instabilitá emozionale del protagonista, senza peró averne la dimostrazione visibile.

Attraverso la non comunicazione del personaggio con il mondo circostante, Kenneth Lonergan è abilissimo nel nasconderci fino all’ultimo il mostro nero di dolore che affligge Lee.

Le scelte registiche, così come la sceneggiatura, non sono mai ovvie o banali.

La convivenza stessa con il nipote, che potrebbe far credere allo spettatore che il personaggio possa ritornare ad essere socialmente integrato, si rivela in realtá un ennesimo fallimento per il protagonista, imprigionato nel proprio dramma.

Tramite un sapiente utilizzo dei flashback e grazie ad una sola, ma efficace, immagine, il regista svela un passato roseo in cui Lee Chandler era ancora capace di amare e di sorridere.

Successivamente, sempre senza bisogno di dilungarsi mostrando più dello stretto necessario, il film rende lo spettatore partecipe dell’enorme tragedia del protagonista.

La regia di Kenneth Lonergan dimostra alla perfezione il detto coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe: “Less is more” (con meno si rende di piú).

 

Le immagini sembrano essere calcolate per occupare il minor spazio/tempo possibile, causando nello spettatore il maggiore coinvolgimento emozionale.

Ma ci si può davvero identificare nell’orrore con cui il personaggio sarà costretto a convivere il resto della sua vita?

Kenneth Lonergan ci sbatte in faccia i nostri incubi più grandi, la paura ancestrale di padri e madri, per farci fare i conti con l’errore.

Quanto una distrazione può cambiare il corso della nostra vita?

E, se di errore si tratta, ed errare è umano, quanto abbiamo diritto al perdono?

Il film ci insegna, in maniera cruda però splendidamente poetica, come il nostro maggiore inquisitore siamo noi stessi, martiri nel portare il peso delle nostre colpe.

Lee Chandler, immerso nel suo dramma, ha toccato il fondo degli abissi e ora vive annaspando, cercando di risalire in superficie.
La sua maschera impassibile gli permette di mantenersi a galla a fatica: basterebbe poco perché riannegasse nel suo dolore.

Il suo è un sopravvivere senza speranza. Ha perso tutto.

Anche Randi, la protagonista femminile interpretata magistralmente da Michelle Williams, potrebbe essere vista dallo spettatore come una possibile boa di salvezza per il protagonista.

Eppure di nuovo, sviando il decorso della trama piú prevedibile, il regista abbandona Lee Chandler al suo destino, sentenziando che neanche l’amore sarebbe ormai capace di salvarlo.

La meravigliosa fotografia di Jody Lee Lipes è coprotagonista, contribuisce alla trama emotiva del film ed esteriorizza, tramite una luce fredda e piatta, lo stato emozionale dei personaggi.

A conclusione di quanto detto, potremmo definire Manchester by the sea come un film che strazia il cuore e libera le nostre paure, insegnandoci a perdonarci un po’ di più.

A mio avviso, avrebbe meritato un terzo Oscar come migliore pellicola e, se non lo ha ricevuto, forse è proprio dovuto al fatto che non si vuole guardare in faccia il peggiore dolore che un essere umano possa immaginare.

Titolo: Manchester by the sea
Regia: Kenneth Lonergan
Anno: 2016

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *