Emma Bovary e l’estasi delle Sante. Parte I

Emma Bovary e l’estasi delle Sante. Parte I

a cura di Emma Fenu

Bovary

Ho riletto, dopo molti anni, il celebre romanzo realista scritto da Gustave Flaubert, inizialmente pubblicato a puntate, sul giornale La Revue de Paris, nel 1856: Madame Bovary.

Molte e autorevoli sono le analisi del testo che la critica letteraria mondiale ha prodotto da più di un secolo e mezzo e moltissimi sono i lettori che si sono espressi in merito alla protagonista, amata o odiata come se fosse di carne e sangue, non solo di carta.

Emblema della donna annoiata dalla vita di provincia, imperniata sul perbenismo e priva di passione, Emma sceglie di morire come altre eroine della letteratura classica, vittime e carnefici di se stesse e della propria insofferenza a ruoli stereotipati.

Madame Bovary c’est moi!”, esclamò Flaubert durante il processo a cui fu sottoposto, nel 1857, per oltraggio alla morale.

Anche se è vero che l’insoddisfazione  è una delle caratteristiche della società moderna e che il bovarysme è una patologia psichica che impedisce di cogliere le differenze fra il vero e l’immaginario, al pari di Emma proiettata in un mondo romanzesco, certo molti di noi hanno pensato: “Madame Bovary non sono io!”.

Decontestualizzare un libro non è mai saggio né arguto, ma la volontà di interpretarlo alla luce delle vicende del XX e del XXI secolo, ponendolo il relazione con le emozioni e le sofferenze del mondo contemporaneo, risponde proprio alla universalità dei classici i quali, come ben spiega Italo Calvino, non sono il mero prodotto di un’epoca.

Ho voluto concentrarmi su un aspetto meno indagato del romanzo, ossia il rapporto fra Emma Bovary e la religione cattolica, intesa come ricerca spasmodica di assoluto.

In molti passi del romanzo ho avuto davanti agli occhi l’immagine della ben nota statua in marmo e bronzo dorato di Gian Lorenzo Bernini che ritrasse, nella metà del Seicento, Santa Teresa in estasi.

Tale soggetto iconografico, presente anche in varie altre opere soprattutto pittoriche, è stato interpretato, in chiave psicoanalitica, come la raffigurazione di un orgasmo.

Bovary

La posa con le membra abbandonate, il capo reclinato all’indietro, la bocca semi aperta, le palpebre dolcemente chiuse e la presenza del dardo impugnato dall’angelo hanno facilmente portato a intendere l’estasi in una valenza erotica.

Oggi, messa da parte, per fortuna, il pregiudizio sull’isteria femminile, molti critici d’Arte non abbracciano affatto tale esegesi, promossa da Oddifreddi, ma forse Flaubert aveva letto la biografia della Santa e ne aveva osservato l’iconografia barocca.

Forse.

Poniamo a confronto alcune espressioni di Santa Teresa d’Avila con altre di Emma Bovary, durante una delle sue crisi mistiche. Non vi trovate punti di contatto?

II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata.

Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento

Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio. […]

È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento.”

Santa Teresa d’Avila, Autobiografia

Bovary“… in un’estasi di gioia celeste, Emma sporse le labbra per accettare il corpo del Salvatore che le veniva offerto. […]

Allora rilasciò cadere la testa, convinta di sentire negli spazi infiniti il suono delle arpe serafiche […]

Esisteva dunque, in luogo della felicità, una beatitudine più grande, un amore superiore a tutti gli altri, un amore ininterrotto e senza fine, che si accresceva eternamente!

Gustave Flaubert, Madame Bovary

Ma non è tutto.

Nella seconda parte dell’articolo evidenzierò i punti di contatto con un’altra Santa, alquanto enigmatica.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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