“Una moglie a Parigi” di Paula McLain

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“Una moglie a Parigi” di Paula McLain

Recensione di Elisabetta Corti

Da St. Louis A Chicago per incontrare un’amica. Questo l’inizio della storia. Siamo negli anni ’20, la schiva Hadley si gode la vacanza presso l’amica Kate. Ha 28 anni Hadley, ormai è considerata una zitella la cui vita non può cambiare.

Vive in un appartamento al primo piano della casa in cui vive anche sua sorella Fonny, sposata e con figli.

Considerata dalla sua famiglia una persona debole, Hadley finisce con il credere a questa etichetta che le viene affibbiata suo malgrado. Segnata anche dalla perdita del padre, in circostanze tragiche, e dal rapporto non idilliaco con la madre, non si aspetta di certo che quel viaggio a St. Louis le cambierà la vita.

È proprio qui che conosce quel bel ragazzo di Oak Park, oratore eccellente ed intrattenitore: Ernest Hemingway.

Poco più che ventenne, Ernest sogna una carriera da scrittore. Sembra essere l’esatto contrario di Hadley: estroverso, rumoroso, con tutta una vita da plasmare.

Hadley ne rimane affascinata, e il sentimento è ricambiato dallo stesso Ernest.

Si sposano così dopo pochi mesi, e la voglia di emergere di Ernest porta la nuova coppia di sposini in una delle capitali europee più ferventi del momento: Parigi.

Come spesso mi capita, leggo solo la quarta di copertina e non approfondisco oltre quando scelgo un libro. Cerco di evitare gli spoiler il più possibile, e in questo caso non avevo nemmeno capito che il romanzo fosse basato su una storia vera.

L’Ernest Hemingway che troviamo qui è un ragazzo acerbo, scostante e soggetto a sbalzi di umore molto pesanti.

Hadley si dimostra tutt’altro che una donna fragile. Trasferitasi a Parigi, senza un soldo e senza nemmeno conoscere la lingua, sostiene la coppia quasi totalmente.

Si adatta a situazioni precarie e ad una vita faticosa, sempre ombra del marito che, per un lungo periodo, sembra dedicarsi più all’alcol che alla scrittura.

Nonostante frequentino un circolo di artisti dai nomi che, letti ora, ci fanno spalancare gli occhi per lo stupore, Ernest sembra non trovare la giusta ispirazione per un’opera.

Il suo carattere dirompente e spesso sgarbato, rende anche difficile coltivare delle amicizie, così che Hadley si ritrova spesso sola e in balia di una città che non riesce ad amare fino in fondo.

Per quanto il libro sia, ovviamente, romanzato, la storia di questo matrimonio mi ha colpito molto.

Ernest Hemingway è un uomo tormentato dai ricordi della prima guerra mondiale, alla quale ha partecipato come autista di ambulanza. Il tormento sembra amplificarsi con il suo ritorno in Europa, così come più forte il dolore per una perduta storia d’amore.

Hadley è una moglie devota, con una dedizione che, per un certo periodo, è l’unica cosa che può tenere insieme un matrimonio che lentamente si sgretola.

È la rappresentazione di una donna che sa dove trovare la forza per superare situazioni che sembrano insormontabili, e posso dire di averla apprezzata molto per essere stata in grado di gestire la valanga che le si è rovesciata addosso.

La storia tra Hadley ed Ernest è stata sicuramente una storia d’amore, anche se con un percorso tortuoso e faticoso.

Le difficoltà di vivere con un artista, spesso perso tra i suoi pensieri, spesso incapace di pensare ad un futuro più lungo di un minuto.

Il tradimento, la paura di perdere la persona amata, l’accettazione di un fallimento. Di sicuro Hadley, dopo questo cammino impervio, ha scoperto di essere una donna a tutto tondo. Scoperta che le ha permesso, nonostante tutto, di cadere in piedi.

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Titolo: Una moglie a Parigi
Autore: Paula McLain
Editore: Neri Pozza

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