“L’amore è una bugia” – di Patrizia Violi

“L’amore è una bugia” – di Patrizia Violi

Recensione di Lisa Molaro

Patrizia Violi

La copertina del nuovo libro di Partizia Violi ha colori accesi, quasi psichedelici, in contrasto davanti ai miei occhi; il verde acido e il rosso lucido, dei peperoncini, mi comunicano subito estate e freschezza. Ancor prima di iniziarne la lettura, capisco, quindi, che non farò alcun balzo temporale e resterò ancorata in questi nostri, essenziali, tempi moderni.

 

«Ancora un budino al pistacchio, e giuro che è l’ultimo.»

«E quanti ne hai già fatti fuori? Più di dieci sicuramente.»

Elena contò la distesa di bicchierini vuoti sul tavolo accanto a lei. Ridendo cercò di nasconderli dietro una pila di tovaglioli.

Lorenzo la prese dolcemente per un braccio per allontanarla dal buffet.

«Smetti di abbuffarti: il finger food è una cosa raffinata, solo da assaggiare.»

 

Patrizia Violi, attraverso questo incipit, mi immerge subito in uno spaccato di vita della protagonista: Elena.

 

Con brio, allegria e “normalità” mi porta subito allo showcase dei Depeche Mode.

Beh, l’ho detto prima, siamo nella Milano da bere, quella glamour, con il sushi, i buffet degli apericena dopo lavoro, le scarpe con il tacco e la biancheria intima coordinata.

Siamo nella Milano giovane, quella che ha sempre le note di una canzone che s’intrufola nei vicoli o nei pensieri.

La trama è quella classica: lei, lui, l’amico, l’amico.

Lo stile dell’autrice, molto dettagliato e fluido, rende questo romanzo davvero piacevole da leggere.

Inoltre Elena, la protagonista, non è proprio la classica eroina perfetta che non sbaglia mai la mossa da fare… è più simile a una Bridget Jones contemporanea, neolaureata in lettere, precaria al Mediacenter per pagare l’affitto e una migliore amica che le cammina, senza invidie, al fianco.

Elena, però, non s’ingozza di gelato o Nutella ma sfoga la sua frustrazione cucinando dei dolci vegani che poi…

… ma mica voglio raccontarvi tutto il libro!

E Matteo Marra chi è? Beh, lui arriva nella vita di Elena all’improvviso e senza il cavallo bianco.

Un cin cin, cinque chiacchiere (una di troppa) e buonanotte ai sognatori.

Milano da bere

Ora il lettore è già dentro il romanzo e così, con curiosità e indignazione, assieme a Elena cerca su Facebook “Matteo Marra” e toh, guardalo lì!

 

Su Facebook di Mattia Marra ce ne erano diversi, ma Elena non ebbe dubbi. Nella foto piccola del profilo era chiaramente riconoscibile: capelli castani spettinati, occhi chiari. Primo piano studiatissimo. Profilo in cui esibiva un’impeccabile basetta lunga. Sulla testata della sua pagina, come sfondo, un tramonto sul mare e in primo piano la silhouette di un paio di piedi maschili in relax, nudi, alluci al vento.     Marra, trentanove anni, scorpione. Aveva frequentato il liceo scientifico e si era laureato all’Università Statale di Milano in scienze politiche. Postava molti link di eventi e live e i suoi articoli sulla pagina web dell’Informazione, e aveva più di duemila amici. Dalle foto pareva che la maggioranza fossero donne. Neanche una sembrava brutta. Giocava a tennis, tifava Milan, era stato recentemente a Londra, New York e anche Berlino. Lo scorso anno un viaggetto in Patagonia a fare trekking. Insomma un semidio.     Elena digitò e cancellò più volte il messaggio che aveva in mente di mandargli. Non voleva essere troppo aggressiva e scadere negli insulti, ma nemmeno fargliela passare liscia.

 

Avrà inviato quel messaggio o si sarà morsa la lingua?

Impossibile staccarsi dalle pagine giacché Patrizia Viola ci fa vedere, anzi vivere, ciò che scrive.

Il temporale del pomeriggio aveva rinfrescato l’aria.     Elena uscì da Mediacenter che faceva già buio. Rabbrividì e chiuse la giacchetta di jeans fino all’ultimo bottone, ma servì a poco. Aveva ancora freddo.     La temperatura si era abbassata bruscamente, ma Elena si sentiva così intirizzita anche perché era triste e arrabbiata. Il furto di quella maledetta casa di Peppa Pig non ci voleva proprio. E l’atteggiamento schizofrenico di Lorenzo le aveva dato sui nervi ancora di più. Prima l’aveva ripresa con quell’aria da capetto sgridandola con durezza. Poi, vedendola affranta, le aveva offerto pronta consolazione proponendole di andare a bere qualcosa assieme. Troppo comodo. Gli amici non si comportano così. Stanno da una parte sola.

 

Dicevamo: lui, lei, cavalli bianchi, musica, Milano social?

Non basta, a tutto questo dobbiamo aggiungere il precariato sentimentale.

Consolidamenti e smottamenti (non scontati), salite e discese, dualità dentro vite in balia del destino, di questo narra l’Autrice e lo fa senza scadere in retoriche banali.

Lo fa, appunto, con brio.

Certo, perché al fato non si comanda.

La sorte non è un bell’articolo da editare e poi pubblicare, certi dei like nella pagina.

No, no, non è così per nulla. E qualcuno dei protagonisti del libro di Patrizia Viola, lo capirà fin troppo bene.

Quando tutto sembra andare per il verso giusto…

Il puzzle, in via di conclusione, cade dal tavolo e i pezzettini si mescolano tra loro.

puzzle

Con chi incastrare “Verità”? E “Bugia”?

E se s’infila, nel giusto, Verità… si ha poi la garanzia di riuscire a terminare il puzzle? O si complicano le cose?

E se invece le si inducono a prendere sentieri non naturali ma imposti dalla pietà e dalla forte morale? Dopo sarebbe ancora sempre palesata, questa scontata Verità? Ma tener dentro una bugia così enorme, così invalidante (e non ho scelto il termine a caso) corroderà solo il cuore di chi mente o anche l’aria che lo circonda? Ma l’aria… l’aria si corrode? Ovvio che no!

Alimenterà fuochi capaci di rivoluzionare, con grinta, la vita di chi respira umiliazione?

Le bugie non amano gli humus statici. Qualcosa, attorno ad esse, fermenta sempre.

Verità e Falsità

Statua di Alfred Stevens “Verità e Falsità” – 1857-66. In questa opera, la Verità strappa la doppia lingua della Falsità.

 

In sintesi: Patrizia Viola ha uno stile narrativo incalzante, la lettura è fluida, gli spunti di riflessione non mancano e i dialoghi sono perfetti e donano un ritmo perfetto allo svolgersi della trama.

I personaggi non si limitano ad un leggero tratteggio bensì sono ritratti con colori ben precisi: la caratterizzazione è ottima!

Il bianco e nero, il bene e il male, Verità e Bugia… nulla è mai scontato e nulla è sempre facile da delineare.

Delle volte, le sfumature, confondono le idee…

Buona lettura, Lisa.

 

Patrizia Violi vive a Milano dove fa la giornalista, collabora con il blog La Ventisettesima Ora e Futura del Corriere della Sera. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza familiare è nato extramamma.net. Ha pubblicato Love.com (Emmabooks 2011), Una mamma da URL (Baldini & Castoldi 2010) e Affari d’amore (Baldini & Castoldi 2012).

 

Titolo: L’amore è una bugia
Autore: Patrizia Violi
Editore: Giunti (24 maggio 2017)
Collana: Digitaldream
Genere: narrativa contemporanea

Sinossi:

Giovane, carina e precaria, Elena è intrappolata nella maledizione delle moderne generazioni: una laurea, un lavoro che non la soddisfa e la ricerca del grande amore. Fino a quando una sera s’imbuca allo showcase dei Depeche Mode e incontra Mattia, giornalista di grande carisma e di bell’aspetto. Elena perde completamente la testa, anche se Mattia è il classico sciupafemmine seriale e il suo vero “compagno di vita” finora è stato Andrea, amico già dai tempi del liceo.
Mattia e Andrea si completano a vicenda: il primo affascinante ed estroverso, il secondo timido e intelligente. Entrambi single convinti, spesso è capitato che Andrea riciclasse le fidanzate “usate” di Mattia. Sarà così anche per Elena?
I due si frequentano per qualche mese ma quando Mattia decide di lasciarla una scoperta improvvisa cambia tutto. I sintomi, che Mattia aveva tanto a lungo trascurato, si rivelano molto più gravi del previsto. Mostrarsi vulnerabile e cercare conforto in una relazione stabile o mentire e allontanarsi? E se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, Andrea si dimostrerà tale?
Tra bugie e improvvisi ribaltamenti, un romanzo appassionante che presenta il lato oscuro dell’amicizia e dell’amore.

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