“L’amore dannoso. Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati” – di Maria Rita Parsi

“L’amore dannoso. Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati” – di Maria Rita Parsi

Recensione di Lisa Molaro.

Maria Rita Parsi

 

“L’amore dannoso: come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati” è un libro di Maria Rita Parsi, pubblicato dalla Mondadori nel 1999.

Maria Rita Parsi è una scrittrice, psicologa e psicoterapeuta italiana.

Ha pubblicato numerosi libri e collabora con molte testate giornalistiche. Per citare solamente alcune delle onorificenze da lei ricevute, basti riportare la carica di Cavaliere al merito della Repubblica – nel 1986 – e poi il “Premio Nazionale Paolo Borsellino” e il “Premio internazionale Cartagine” riconoscimenti volti a premiare l’impegno e il coraggio che ha dimostrato nel combattere le ingiustizie e le violenze, sociali e non solo. Per l’attenzione particolare che riserva al mondo dei bambini è stata eletta al Comitato ONU per i diritti dei bambini.

Potrei riempire ancora molte righe, referenziandola attraverso premi, riconoscimenti e collaborazioni, ma voglio parlare un po’ del libro e della Donna Maria Rita Parsi.

Recentemente mi è capitato di incontrarla a un evento tenutosi a Cortina, durante la pausa caffè, nella folla, il mio sguardo è stato catturato da capelli rossi fiamma… potete immaginarvi il mio stupore nel ritrovarmi a pochi passi da una Donna che stimo per la parte attiva che occupa nei diritti dell’individuo (donne e bambini in particolar modo).

Le ho stretto la mano, le ho sorriso, abbiamo brevemente dialogato. Mi ha stretto la mano, mi ha sorriso.

Tutto in lei esprimeva umile dolcezza.

Gli occhi, però, mi sono sembrati lievemente velati di malinconia…

Sarà per gli argomenti di cui scrive? Per le brutalità che abitano il mondo? Le persone molto sensibili si fanno spugne, sempre.

Ho iniziato a leggere “L’amore dannoso” ben sapendo il genere di storie che ci avrei trovato all’interno.

Storie vere, brutali, crude, inenarrabili. Non fantasia e non romanzo ma assoluta realtà.

Dopo una prefazione, scritta dall’Autrice stessa, il libro si suddivide in quattro parti.

La prima, corposa, è una raccolta di sette testimonianze e i titoli possono farvi capire parecchio:

Enrico. La voglia di essere maschio.

Margherita. La tentatrice.

Zigo. Il pornografo.

Malù. Le percosse.

Pilù. La caduta.

Alfio. Il calciatore.

Caterina. I clandestini.

Ogni titolo riporta in testa il nome dell’io narrante ed è come se, ogni volta, si venisse subito proiettati dentro il suo quotidiano.

Ancor di più: dentro il suo esistere. Ancor di più: dentro il suo cuore.

Non basta ancora:

dentro la sua storia che è, in effetti, il suo male!

Il maleamore dei maleamati.

Non tutti abbiamo figli ma tutti, in modo indiscusso, lo siamo.

Siamo, se ci va bene, il frutto dell’amore bello, sognato, rispettoso. Se siamo stati fortunati, abbiamo attinto il primo nutrimento d’amore dal latte materno amorevole, alimento benedetto, capace di sedare pianti di disperazione.

Possiamo immaginare lo schizzo di latte sfuggito all’ingordigia di Ercole mentre poppava dal seno di Giunone. Per alcuni fu proprio quello schizzo a formare la Via Lattea.

 

Dipinto di Peter Paul Rubens. Giunone allatta Ercole.

Ma le stelle non sono visibili a tutti, o per lo meno, non tutti hanno la forza per perdere lo sguardo nella volta celeste.

Per perdersi bisogna prima essersi trovati.

Per qualcuno, la sedazione dell’angoscia, non è avvenuta.

Al posto del metaforico, candido, rimedio ai turbamenti, gocce rosso sangue hanno fecondato terreno malato.

… e penso ai fiori che nascono dal fango. Non sempre riescono ad alzare la corolla, talmente sono pregni di umidità.

Ogni testimonianza raccolta da Maria Rita Parsi, lo evidenzia: chi siamo, dunque, se non il frutto di chi ci ha insegnato a vivere?

Il malamore, la mala educazione al vivere sereno, ha radici nelle radici delle radici della storia familiare, sociale, culturale e spirituale di ciascuno che se ne scopra afflitto.

Questa prima, drammatica, prima parte dà singola voce a loro: ai maleamati.

Non scandaglia, in modo macabro, il prima  né il durante… ma, del maleamore, sviscera le conseguenze.

“Volevo essere maschio e femmina insieme. Operare una trasformazione affinchè l’odio cadesse, l’ira svanisse, la maledizione si estinguesse. E, anche per questo, avevo ipotizzato di dar luogo a un rito cruento, un rito di castrazione e di sangue. Quell’operazione chirurgica che avrebbe alla fine saziato la sete di vendetta della mia terribile ava, di quella nonna idolo alla quale già le vite di mia madre e di mio padre erano state sacrificate.”

“Ho imparato a mie spese, allevando in silenzio un tumore, che ci sono cose che la mente può arrivare a sopportare, ma che il corpo rifiuta. E viceversa ci sono deliri che tutelano la mente e cancellano il corpo: per giorni, per mesi, per anni. Poi la mente torna a governare il territorio della memoria ed è il corpo a parlare, a svelare i segreti più dolorosi.”

Di testimonianza in testimonianza, non ci possiamo permetterci il lusso di sederci a respirare.

Si stringono i pugni dinanzi a legami totalmente insani.

Pazzia genera pazzia.

Frustrazione genera frustrazione.

Dolore partorisce dolore.

Unghie che si conficcano nella pelle, un collegio di suore che diventa scudo palliativo.

Dio… dio dov’è in certi casi? Dove si nasconde? Dove?

Una madre che si lancia dalla finestra abbracciando, stretto, l’amato figlio di sette mesi, un frutto immaturo.

E poi bugie, percosse, giudizi, schiaffi in faccia o dentro al cuore. Sentenze.

Passi che camminano, lievi o troppo pesanti, su sentieri che sembrano già scritti.

Anelli di catene, a volte fragili e altre troppo saldamente ancorate, che sembrano generare solo tossicità. Paiono fatte da una lega capace di resistere alle fiamme dell’inferno o alle gocce dell’olio benedetto.

Tra la prima e la terza parte del libro, una “Lettera al padre” commovente.

Poi, Maria Rita Parsi compare, riportandoci dei Percorsi clinici (così si intitola, infatti, il penultimo blocco del libro).

Altre storie, accompagnate da riflessioni dell’Autrice, capaci di offrire un focus sugli aspetti problematici di chi ha Psiche in squilibrio; suggerendo dei protocolli di intervento.

Prima scrivevo: per perdersi bisogna prima essersi trovati… infatti!

È fondamentale diventare consapevoli del proprio essere al mondo e, per farlo, è importante sgretolare le strutture che crediamo ci sostengano.

Decomporsi per comporsi.

Siamo frutto di stratificazioni generazionali, figli di figli che sono stati figli di figli, di figli…

Siamo un risultato non matematico. Abbiamo volontà e voce in capitolo.

Newton diceva:

“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria.”

Spezzare una catena, di destini già scritti, si può… o perlomeno è possibile provarci!

Maria Rita Parsi chiude il libro con una sua poesia: Il Bambino in fondo al pozzo.

Come scrive lei, nella prefazione:

“la poesia è azione, messaggio che va oltre la razionalità delle parole, oltre il disagio, oltre la patologia, oltre il conflitto, oltre la frantumazione che il danno d’amore può procurare.”

Un libro non facile e non allegro. Un libro di vite, non sempre altrui.

Lisa.

Maria Rita Parsi

 

Titolo: L’amore dannoso. Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati
Autore: Maria Rita parsi
Editore: Mondadori (1 aprile 1999)
Collana: Ingrandimenti
Genere: Psicologia

 

Sinossi:

Il libro spiega gli effetti e le possibili cure dell’amore dannoso, ovvero di quell’amore che si nutre di sofferenze, disagi, nevrosi, sfide, provocazioni, alienazioni; che non realizza i nostri bisogni e desideri, che trasforma in “tormentoni” le nostre relazioni sentimentali e sessuali adulte. E’ un amore disagiato, inappagato, incompiuto. Più che un amore è un legame morboso, una catena. Spezzarla significa individuare, finalmente, il tempo e lo spazio nel quale muoversi, crescere, trovare la propria identità, il proprio vero sé.

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