“Latin Lover” di Cristina Comencini

“Latin Lover” di Cristina Comencini

recensione di Pier Bruno Cosso

Latin Lover è un film del 2015, diretto da Cristina Comencini, con con Virna Lisi, Marisa Paredes, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi, Candela Pena, Phila Vitala, Nadeah Vitala, Francesco Scianna, Neri Marcorè.

“Una bella storia al femminile”, dicono le voci autorevoli.

Ma già questa definizione mi infastidisce come un granello di sabbia nell’occhio.

Perché, pensiamoci bene, abbiamo mai sentito di un film che fosse una bella storia al maschile?

E allora il “suffisso” al femminile, aggiunge o toglie bellezza alla storia?

O la relega nella stanzetta rosa del vorrei ma non posso?

Così, disturbato dal granello nell’occhio, avrei da ridire anche sulla bellezza della storia.

Perché nella storia trovo solo un ribollire di fantastici personaggi femminili che non volano mai, che non sono liberi, e che non lottano per disincagliarsi dal ruolo di genere.

Sto parlando del film in prima serata di mercoledì, 20 settembre, su Rai Uno: Latin Lover, di Cristina Comencini, film candidato nel 2015 a dieci David di Donatello.
Scritto a quattro mani da lei con la madre Giulia Calenda.

La pellicola si regge soprattutto sulle grandi interpreti che hanno saputo dare voce e animo ai personaggi, regalandoci, loro sì, belle emozioni.

Che ti prendono per mano, ti rapiscono, e ti portano dentro il loro vivere giocoso e tormentato.

La struttura non scorre lineare come un fiume, ma ristagna nelle sue anse, o si ferma come un lago all’alba.

Con luce crepuscolare e l’attesa di un temporale che potrebbe rivoltare tutto, ma che non arriva mai.

Ogni tanto, invece, arriva uno sbadiglio.

Tutta la struttura ruota attorno alla commemorazione di un grandissimo attore, scomparso da poco.

A ricordarlo e onorarlo si trovano due ex mogli e cinque figlie, di nazionalità diverse, di madri diverse.

Figlie, a volte non conosciute, o non riconosciute.

E tutte lì, a costruirgli un altare fasullo, fasullo come i ruoli che interpretava.

Eccolo lì, tra interpretazione e realtà ad affermare se stesso. A fare l’uomo che tutto può, e le donne intorno. Solo intorno.

Quello che fa più rabbia è vedere un gineceo che potrebbe avere la potenza (la potenza, femminile) di travolgere tutto, ma che resta lì, inebetito dal fascino evanescente di un solo uomo.

Che è, più che un solo uomo, un uomo solo, con una sua sessualità ambigua, incastrato nell’arrugginito cliscé dello sciupa femmine.

Lui, che quando era all’apice del suo successo, volgeva uno sguardo innamorato verso il suo cascatore; mentre le donne del suo harem guardavano solo lui, quasi in competizione tra loro.

Qualche critico cinematografico sospetta che il personaggio principale ricalchi alcuni passi del regista Luigi Comencini, padre di Cristina.

Anche lui con una vita sentimentale travagliata.

Mentre altre espressioni del protagonista possono sembrare una chiara citazione di Vittorio Gassman.

Ma poi ti accorgi che mentre te lo chiedi la narrazione ti ha mollato la mano e non ti rapisce più.

Ripaga di qualche sbadiglio un’interpretazione molto intensa, autentica, che ti conduce in punta di piedi tra disperazione e voglia di sopravvivere.

Tumulto di vita di tutte le attrici.

Intensa Virna Lisi, nel suo ultimo ruolo prima di lasciarci.

Credibile, godibile come donna non convenzionale, anche Marina Paredes. Le due ex mogli del defunto personaggio principale. Ma poi anche tute le altre interpreti, e gli altri interpreti, portano forti emozioni in dote.

Del film resteranno i dialoghi sagaci, che ti portano dentro la scena, che ti portano a parteggiare per loro. Per difenderle dall’indifferenza sentimentale del vero uomo; uomo in bianco e nero.

Per quanto riguarda regia, fotografia, e tutta la macchina cinematografica, non ci si perde mai, segno di cura e passione della regista.

Quasi tutto bene allora; ma quelle donne non bucano lo schermo!

Per la loro debolezza stereotipata di donne, anzi, di non donne.

Per quello che non fanno.

Non immagino nessuna donna reale che conosco a restare ferma lì, come angelo fantastico che potrebbe spiccare il volo, ma non si stacca mai dal suolo.

Ma anche questo è fascino: sono donne.

 

Titolo: Latin Lover
Regia: Cristina Comencini, 2015

 

 

 

 

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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