“Mary Shelley e la Maledizione del Lago”

“Mary Shelley e la Maledizione del Lago” di Adriano Angelini Sut

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

Mary

Vite vissute costantemente sull’oro della deriva quelle di Mary Shelley e di suo marito.

Non sono mai stati davvero circondati da amore e comprensione ma allo stesso tempo non si sono mai trovati completamente soli. Si sono accompagnati l’un l’altro sulla lama di una Londra troppo piccola per i lor spiriti liberi e indomiti, sparati fuori in una società che voleva essere diversa ma al contempo troppo imbrigliata per tollerare la vera libertà di pensiero.

Mary, figlia della libertà e di un amore vissuto in tempesta di fuoco e vento.

Se la sua vita fosse stata diversa, l’avremo mai conosciuta?

Tutto è celato tra le pagine del suo più grande capolavoro Frankenstein: la creazione, il rifiuto, l’abbandono e la voglia di vendetta contemplando la violenza.

Se fossimo noi il mostro peggiore che vaga là fuori?

Per ogni singolo evento che ha costellato e piagato la sua esistenza, Mary si è sentita colpevole: vittima e carnefice di un mondo pieno di specchi che si riflettevano in lei.

 

“Mary lo amava in maniera incondizionata. Da quel

che sembra sarebbe passata sopra a tutto. Però, chi volesse

guardare con occhio malizioso la sua opera più importante

potrebbe scorgervi delle sorprese. Il Frankenstein

come un’abbacinante fotografia dell’essere umano (Shelley

come Victor Frankenstein?) ossessionato dalla smania

di diventare un dio creatore che vaga fra un macchinario

e l’altro alla ricerca della manipolazione alchemica degli

elementi? Il creatore come il vero mostro, dimentico del

potere più grande che già possiede, non solo quello di dare

e ricevere affetto (ancora Shelley, o forse Byron?), ma

quello depositato in modo silenzioso in quegli strumenti

anatomici chiamati organi genitali e che non hanno bisogno

di fulmini per generare una vita?”

Dopo la morte dell’uomo che lei amava più di quanto amasse se stessa, per la prima volta, Mary era solo Mary.

Abbandonata da ogni amico che lei aveva amato e aiutato, con l’unico conforto dell’unico figlio che era riuscito a varcare i confini della maledizione che affliggeva la sua vita come una mareggiata che non ha altro scopo se non abbattere la scogliera.

Dopo aver letto “Mary Shelley e la maledizione del lago” ho una visione approfondita dell’esistenza di questa donna e del periodo culturale e sociale in cui ha vissuto. Da profana, mi ero fatta un’idea diversa della vita e della passionale storia d’amore di questa scrittrice a cui dobbiamo un grosso tributo letterario.

Le dobbiamo la consapevolezza che essere donne non vuol dire essere diverse da qualsiasi uomo o persona.

Sinossi:

Chi era Mary Shelley? Tutti la conoscono come la madre di Frankenstein, la scrittrice che creò il mostro più famoso della letteratura e del cinema. Ma pochi sanno che era la figlia di una paladina dei diritti delle donne e di un filosofo anarchico.

La sua infanzia fu popolata da fratellastri e matrigne, girò mezza Europa e fu considerata per le sue relazioni e per la sua indipendenza una donna scandalosa.

La sua biografia, qui narrata come un romanzo, ci conduce fino alla tragica fine dei suoi giorni passando attraverso la notte di Villa Diodati nel 1816, sul lago di Ginevra quando, in compagnia dei grandi Percy Shelley, Lord Byron e John Polidori, in uno scenario di tempesta e spettri, tra una gara di scrittura e una seduta spiritica, concepì l’idea del Frankenstein.

Scheda libro
Titolo: Mary Shelley e la Maledizione del lago
Autore: Adriano Angelini Sut
Genere: Biografia
Editrice: Perrone editore
Pagine: 192
Link all’acquisto:

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