“Arrival” di Denis Villeneuve

“Arrival” di Denis Villeneuve

Recensione di Maria Luisa Malerba

Arrival

Arrival è un film di fantascienza del 2016 di Denis Villeneuve, il regista di Prisoners, Enemy e Sicario.

Tratto dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, Arrival narra l’arrivo di dodici navi aliene che si collocano in diversi luoghi del pianeta.

Una di queste navi si trova, ovviamente, negli Stati Uniti.

L’esercito dello stato del Montana fa chiamare d’urgenza Louise Banks (Amy Adams), una brillante e riconosciuta linguista.

La giovane accademica, già contrattata in precedenza dall’esercito, è costretta a lasciare le aule universitarie e a mettere a disposizione delle forze militari le proprie competenze e la propria intelligenza.

Lo scopo della missione di Louise è quello di comprendere la ragione della visita di questi esseri.

Per farlo, Louise deve creare un ponte tra due mondi diversi e imparare a conoscere la lingua dei nuovi arrivati, gli “eptapodi”.

Si tratta di un’impresa senza precedenti, ma non sarà sola: al suo fianco ci sarà il matematico Ian Donnelly (Jeremy Renner) e i due si avvicineranno sempre di più.

Arrival rompe il cliché dell’extraterrestre che parla la nostra lingua (ET-telefono-casa).

Il leit motiv narrativo del film è la comunicazione come arma pacifista, che si contrappone agli eserciti del mondo pronti ad attaccare, Cina in primis.

Il messaggio del film sta nell’utopico valore del linguaggio, capace di arrestare un attacco militare contro gli alieni e di mettere d’accordo tutte le nazioni del mondo.

Non vi è nessun eroe americano pronto a salvare l’umanità da un attacco catastrofico e da uno scontro umani-alieni.

Qui la protagonista è una donna ed è una linguista, una comunicatrice, come in “Contact” (1997) di Zemeckis trovavamo una spettacolare Jodie Foster nel ruolo di astronoma.

Se Interstellar (2014) di Christopher Nolan giocava sulla fisica quantica, Arrival verte sulla teoria della relatività linguistica e sull’Ipotesi di Sapir-Whorf secondo cui lo sviluppo cognitivo dell’essere umano e il suo pensiero sono influenzati dalla lingua che una persona parla.

Il film mostra come il linguaggio sia uno strumento di conoscenza molto potente capace di avere ripercussioni morali e sociali su scala globale.

Louise entra in “contatto” con i nuovi arrivati, inizia a decifrare il loro complesso alfabeto fatto di segni e, poco a poco, riesce a comunicare con loro e a imparare un modello linguistico basato sui concetti e non sui suoni.

Man mano che Louise apprende a comunicare con gli “eptapodi”, la sua mente viene plasmata da conoscenze linguistiche aliene.

Dall’inconscio, immagini e sensazioni affiorano: una neonata tra le sue braccia, una bambina che lei cresce, tanto amore, il letto di un ospedale, un tumore incurabile, la perdita di questa bambina quando è una ragazzina.

Queste immagini aprono il film e poi sono disseminate per tutta la pellicola.

Il concetto di tempo è relativo e di einsteiniana memoria; il passato, il presente e il futuro convergono nel tempo della coscienza.

Arrival è un film che emoziona e l’interpretazione di Amy Adams nel ruolo di linguista è eccellente.

È un film originale e ben riuscito.

 

Titolo: Arrival
Regista: Denis Villeneuve
Anno di produzione: 2016

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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