“Gentile Prof. Simoni” di Chiara Dall’Ara

“Gentile Prof. Simoni” di Chiara Dall’Ara

Contest Lettere al Femminile

figlia

Ferrara, 17 luglio 2017

Gentile Prof. Simoni,

Caro Andrea,

ho il piacere di inviarti i miei due libri.

Tramite la scrittura di entrambi, sono riuscita ad uscire da periodi particolarmente difficili della mia vita, sebbene abbia dovuto comunque intraprendere anche delle terapie farmacologiche per fronteggiare la depressione e l’ansia.

Non mi sono pentita di questa decisione, era necessaria per poter tornare a vivere e sognare la felicità e la gioia di essere presente nel quotidiano, seppur con le sue sfide e le sue amarezze.

Ho la consapevolezza che le mie due terribili depressioni, caricate dal fardello dell’ansia somatizzata, siano state delle reazioni ad eventi traumatici.

In entrambe le volte ho visto l’inferno, ho sentito il fuoco pervadermi, ho desiderato morire, pur non avendo mai avuto il coraggio di porre fine ai miei giorni con le mie stesse mani.

Ho invocato aiuto e l’ho ricevuto, soprattutto da me stessa, perché ho avuto la forza di trascinarmi al Centro di igiene mentale.

La prima depressione è arrivata dopo sei anni di estenuanti lotte per poter diventare madre, seguite da una gravidanza gemellare, un parto prematura, la morte di una figlia, la menomazione fisica e il rischio di morte per me stessa in sala operatoria, tre giorni orribili in terapia intensiva post-operatoria, trasfusioni, cinquanta giorni di assistenza alla figlia sopravvissuta, in terapia intensiva neonatale, allattamento con tiralatte automatico… troppo!

Un anno di terapia, con un solo farmaco, il Sereupin.

Credevo che niente avrebbe potuto scalfirmi mai più così tanto, dopo una simile esperienza.

Invece, dopo nemmeno due anni, mi ritrovo a dover dubitare del mio compagno, il padre di mia figlia.

Vorrei lasciarlo, resisto per il bene di Anna, lo perdono per le sue manchevolezze e per avermi mentito o nascosto delle verità che avrei dovuto sapere.

Però, perdo la fiducia e la stima nei suoi confronti, mi ritrovo a chiedermi chi sia veramente, constato di non amarlo più.

E divento una spia! Mi trasformo nell’FBI per sapere cosa fa, cosa ha fatto, cosa mi nasconde, chi è!

Viene fuori una situazione irreale, al limite della legalità… soldi buttati, sprecati, azioni illecite, compagnie fuorvianti, frequentazioni dubbie.

Insomma, lui è come Dottor Jeckyll e Mr. Hyde.

Diciannove anni con una persona sconosciuta.

Dopo l’ennesima bugia, mi ritrovo di nuovo catapultata dentro all’abisso della depressione, dell’ansia, dell’insonnia.

Un incubo che non passa malgrado corra subito dal medico a farmi prescrivere il Sereupin.

Il Sereupin non basta. L’ansia è talmente forte da provocarmi delle paralisi. Sento la testa battermi, dei colpi che da dentro vanno verso fuori, le braccia e le gambe sono in fiamme.

Corro d’urgenza dallo psichiatra, mi fanno delle flebo di En e aggiungono altri farmaci: l’Efexor, il Tavor, un sonnifero.

Penso che la mia vita ormai sarà accompagnata per sempre da tutte queste medicine, che non sarò mai più la persona allegra e solare, seppur un po’ malinconica e riflessiva, che ero prima.

Invece, tutto cambia nel giro di un giorno.

Scopro la cosiddetta “goccia che fa traboccare il vaso”. Trovo una bustina di polvere bianca nei pantaloni di Giacomo.

Non so cosa sia, ma ne ho abbastanza.

Mi guardo allo specchio e mi di dico: “O io o lui”.

Per mia figlia sono meglio io, lui è un disgraziato, immaturo, sono molto meglio io sebbene depressa, che lui che non ha obiettivi nella vita.

Non ho ancora finito il ciclo delle flebo (7 flebo di En da 0,5 mg) che già comunico allo psichiatra la mia decisione.

Lo lascerò, farò la mia strada con mia figlia, ce la farò sola, lui è solo un peso, un problema, un’ossessione deleteria che mi costringe a spiarlo per vedere cosa combina.

Mi faccio forza e per una settimana spio in modo incessante tutto il possibile ed immaginabile: telefono, email, cassetti, auto, indumenti.

Trovo tanto, di tutto, indizi indicibili, persino numeri di escort e trans.

Debiti, mutui, truffe varie, evasione fiscale, multe, traffici strani, espedienti creativi delinquenziali… roba da non crederci, un romanzo psicopatico!

Archivio tutto, mi faccio un dossier. Il Tavor mi aiuta a dormire e dimenticare tutti i dispiaceri.

E infine, lo lascio. Mi tolgo il peso, mi scarico della zavorra.

Sono passati tre mesi e mezzo.

Ho smesso il Tavor e il sonnifero, ho dimezzato il Sereupin, assumo ancora un Efexor alla mattina.

Non ho più avuto nessuna crisi di ansia né depressiva.

Sono stata in vacanza con la bambina e al ritorno, non ho provato più rabbia nei confronti di Giacomo, ma solo commiserazione perché è un uomo rovinato dalla sua stessa avidità, dal suo stesso orgoglio, dalla sua stessa smania di diventare ricco dalla mattina alla sera, sempre mettendosi in qualche guaio.

Non lo spio più, non mi interessa più, mi è indifferente.

Ce la farò, crescerò mia figlia con onestà, sincerità, rispetto ed educazione.

Presto ci trasferiremo, tornerò a Pesaro, la mia amata città. E so che per me si chiude una porta e si aprirà un portone.

Caro Andrea, spero ti piacciano i miei due libri. Dall’editore ce n’è già un terzo. È il racconto di quando ero bambina e adolescente A Pesaro, di come trascorrevo questo periodo camminando, andando in bici, scoprendo il mio territorio.

La depressione non è stata solo “Male”.

Mi ha aperto gli occhi, dandomi l’opportunità di fronteggiare una decisione che latitava nella mia anima.

A volte bisogna un po’ morire per tornare a vivere e ad essere felici nei giorni quotidiani.

Tutto scorre, ma alla fine abbiamo a disposizione solo il presente, non voglio più sprecarlo nell’insicurezza, nell’indecisione, nel non-amore.

Io amo. Amo me stessa, amo mia figlia, amo scoprire, sperimentare, creare, amo aiutare gli altri a stare bene e in armonia.

Quello che è stato, quella che non ho visto in sei anni di infertilità, non è stata una mia colpa.

Ho faldoni di referti medici ginecologici che possono dimostrare come la mia attenzione, la mia dedizione fosse tutta indirizzata verso un progetto, un desiderio, un bisogno: mia figlia.

Lei è con me, malgrado le immani sofferenze dovute affrontare per averla, per crescerla da minuscola com’era, le paure, le angosce.

Sono forte, lo so.

Tanto forte da resistere fino allo stremo e precipitare nel tunnel della depressione.

Due depressioni nel giro di quattro anni, gravissime, riconosciute istantaneamente, per fortuna debellate.

E ora mi rimane la consapevolezza della mia forza, della mia resistenza, di cui non devo abusare per non ricadere nell’obbrobrio.

Non voglio più desiderare di morire, vivere l’angoscia di sentirmi non viva e non morta.

Aver paura sia di vivere che di essere morta, di non esistere.

Io esisto, pulso, desidero, amo.

E c’è chi ha bisogno di me. E io ho bisogno di lei.

La mia “Aurora”.

Andrea, spero vorrai scrivermi per darmi la tua opinione sui miei scritti.

Un caro saluto,

Chiara

 

Un commento:

  1. Conosco Chiara, so quanto abbia sofferto e quanto sia meravigliosa. Ancora una volta una donna dimostra di cosa siamo capaci e sono certa che un futuro migliore la attende dietro la curva.

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